Formigoni, in aula, prima che le cose precipitassero, aveva provocato.
Rispondiamogli, tutti insieme, nella più grande chiamata a raccolta programmatica degli ultimi tempi (call for papers, visto che ci piace una Lombardia più europea, dopo un secolo di provincialismo esasperato).
Sono passati tanti anni, da quando Formigoni è stato eletto: a quei tempi i camuni istoriavano le loro grotte. E allora ripartiamo da un camuno festante, che faccia ripartire la Regione.
Ora tocca a tutti noi immaginare un futuro diverso, a cui possono partecipare i lombardi ma tutti gli italiani, perché la Lombardia è una piccola Italia, che vive insieme al resto del Paese e che storicamente è stata ‘costruita’ con il contributo dei cittadini di tutte le regioni del nostro Paese.
Ancor prima di parlare di nomi, parliamo di cose da fare, per offrire contributi alla sfida del centrosinistra. Passate parola. I tempi stringono. E la qualità del nostro progetto deve essere alta e perciò diffusa (perché alto e diffuso, in politica, sono la stessa cosa).
Denunce, proposte e idee sono le benvenute, per immaginare la prossima Lombardia.
Alcune cose interessanti, dal mio punto di vista, le trovate qui. Altre, ormai, le conoscete già.
Altre le potete trovare nelle testimonianze raccolte in questi mesi, in alcuni casi molto profetiche, da Stefano Catone.
Avvertenza: i contributi che invierete saranno messo a disposizione di tutte le candidate e di tutti i candidati della coalizione. Perché dopo vent’anni di narcisismi e di personalismi, è il caso di passare dall’io al noi.
Qui il rendiconto del lavoro di questi anni in Regione e gli appunti per la prossima Lombardia.
Qui di seguito – passo dopo passo – i capitoli precedenti del nostro progetto-racconto:
0. Eletto senza cena
1. La Regione low cost
2. Lombardia, la regione della laicità e del rispetto
3. Facciamo le primarie, non i primari
4. Consumo di suolo a zero in una legislatura
5. Per un dibattito pubblico regionale
6. Un nuovo tipo di riciclaggio
7. Diventare grandi
8. Un nuovo ciclo politico
9. Le famiglie al plurale
10. Liberi di muoversi
11. Esco dalla crisi
12. Le autostrade non sono l’unica via
13. Bandi senza banditi
14. Dall’ordinanza alla cittadinanza
15. La memoria del potere
16. Sciogliere i nodi
17. Cavare quanto basta
18. Si fa presto a dire (e a fare) trasparenza
19. Tutelare i parchi, non i tutelati
20. La Lombardia, regione di tutti gli italiani, regione d’Europa
21. La prossima Sanità, la Sanità prossima
22. L’innovazione a favore della tradizione
23. Il cielo di Lombardia
24. Sotto la polvere
25. L’Idea Store e la Lombardia
26. Industria lombarda: orientamento e rigenerazione
27. Expo, prima e dopo
28. Dal passato al futuro, l’agricoltura
29. Acqua, la prima delle nostre risorse
30. Il paesaggio in via di estinzione
31. Diritto allo studio, universale e per tutti
32. Un reddito di autonomia contro la povertà
33. Una brutta fine e un nuovo inizio








Commenti
Peccato constatare che nessuno qui si confronti su temi concreti con analisi o progetti.
Alla fine tutti si abbelliscono con parole come partecipazione, “rete”, “ascolto”, società civile ma in realtà se ne sbattono.
L’unica società civile con cui la sinistra milanese sa dialogare è quella ricca borghesia, alla Pisapia e alla Ambrosoli, da paracadutare su una società molto diversa e con la quale siete però incapaci di confrontarvi.
A distanza di settimane, l’unico commento di Civati alle sollecitazioni sulla scuola è stato “vi leggerò con piacere”. Sei un chiaccherone come gli altri?
Davvero non vale la pena votarvi.
Caro Oliviero, ho letto i suoi suggerimenti, che però, le dirò, poco hanno a che fare con le competenze della Regione. Per il resto, sono preziosi come quelli di tutti gli altri. La saluto cordialmente.
Capisco la polemica dell’io/voi, ma c’è da dire che senza il _voi_ non si va da nessuna parte. Se non ci sono i numeri per governare tutti i buoni propositi non servono a nulla.
Lo scopo finale non è forse quello di migliorare la società mica di eleggere qualcuno in particolare.
La prossima Lombardia. Scuola!
La premessa all’insieme di idee, che vengono elencate sinteticamente qui sotto, è che ovviamente non è la Regione Lombardia a fare i programmi di insegnamento.
Ma sicuramente molto può fare per sostenere tutte quelle sperimentazioni che vogliono portare contenuti e percorsi nuovi all’interno del mondo dell’istruzione: essere centro di documentazione o sostenere quelli esistenti, fare e promuovere formazione, coordinare i progetti delle varie scuole tenendole in rete, comunicare all’esterno e, naturalmente… finanziare…
I punti che seguono non sono ordinati per importanza, anche perché ognuno di essi è centrale a seconda del punto di vista adottato, ma vogliono essere uno spunto su cui lavorare (si spera) nella Lombardia che verrà.
1. Non si può essere insegnanti senza essere anche educatori, a prescindere.
La tragedia originaria della scuola italiana (uguale in questo a sé stessa negli ultimi 150 anni) è che è concepita come un luogo in cui il Sapere va impartito dagli adulti ai giovani. E infatti agli insegnanti è chiesto solo di essere competenti delle proprie discipline. Ma mezzo secolo almeno di pedagogia hanno insegnato (nel resto del mondo) che l’insegnamento privo di competenze educative è un errore. Sia perché ignora il soggetto dell’insegnamento, lo studente, sia perché inficia enormemente qualunque percorso di apprendimento.
E’ ora (da anni) di discuterne, documentare, formare.
2. La parità di genere inizia a scuola.
In Italia (e in Lombardia) la consapevolezza che la parità di genere tra uomini e donne inizi a scuola non è ancora arrivata… Mentre in Francia, Svizzera, Germania sono stati compiuti studi sugli sterotipi di cui i giovani si imbevono sin dai primi passi, sono stati aperti centri di documentazione e formazione, sono state avviate campagne di sensibilizzazione rivolte a studenti, insegnanti e genitori, in Italia tutto tace. Sotto il velo ipocrita dell’infanzia “innocente” e della sessualità a cui educare privatamente e non pubblicamente, i progetti di educazione affettiva, di sessualità, di parità di diritti e doveri sono sporadici come arcobaleni.
Come per l’educazione stradale, anche delle donne piace parlare quando vengono assassinate perché fa audience. Poi più niente.
Molto è stato anche scritto (non in Italia) sul rapporto tra la pratica dello sport e l’acquisizione di una consapevolezza e autostima di sé – e del proprio corpo – che previene dallo sterotipo della donna felice se ammirata, perché è già contenta di suo. Ma sappiamo in quale considerazione la scuola tenga lo sport.
3. Studenti tutto cervello. E le mani?
Ogni anno si leggono articoli in cui le associazioni degli artigiani lamentano la mancanza di manodopera: nessuno vuole fare il panificatore, il vetraio, il posatore, il falegname.
Ma quand’è che a scuola si impara che ci si può realizzare nei lavori artigiani, almeno quanto (ma spesso di più) che nei lavori intellettuali?
Oggi è una scelta di serie B per chi è espulso dal ciclo scolastico e si gioca l’ultima carta dei corsi professionali. Ma negli altri Stati si impara a costuire in legno o a riparare le biciclette sin dalle elementari, traducendo in realtà (e non solo in retoriche paginette ministeriali) l’assunto che la scuola deve valorizzare le diverse attitudini di tutti gli studenti.
E se la Regione progettasse di concerto con le associazioni di categoria delle iniziative di educazione al lavoro artigianale, al piacere di usare il cervello e… le mani?
4. Le religioni: poesie verso il cielo.
La Lombardia raccoglie una straordinaria verietà di comunità, ognuna portatrice di una particolare visione dell’uomo e del suo posto nel creato. Ma a scuola non se ne fa niente, a parte le eccezioni di pochi determinatissimi insegnanti e dirigenti. Invece il dialogo interreligioso inizia proprio tra i bambini i quali portano in classe i pensieri da casa e li mescolano agli altri, misurandone l’armonia o la dissonanza con i propri bisogni e piaceri quotidiani in compagnia. La scoperta della diversità (e dell’unità) delle tante forme di religione è un tassello straordinario nella formazione (che prima che inculcare nozioni dovrebbe preoccuparsi di accompagnare a essere adulti realizzati e responsabili). Le scuole – ma anche i tanti operatori artistici – possono esserne il centro.
5. Assesore all’istruzione, assessore alla cultura. Due metà della stessa mela.
Le considerazioni sopra esposte patiscono tutte lo stesso vizio: non si fa “rete” tra le istituzioni che sono preposte nei mille magnifici modi diversi a conciliare l’uomo con il mondo che ha attorno: scuole, musei, teatri, fiere, servizi sanitari, professioni, artisti.
La Regione dovrebbe promuovere tutto ciò che può far dialogare questi attori. Gli strumenti sono infiniti (anche di controllo della qualità dal basso): database, circuiti, convenzioni…
Dovrebbe essere la consapevolezza iniziale, ma forse diventerà il traguardo finale: la divisione di competenze tra scuola e cultura è uno sbaglio madornale.
Comunque.
Personalmente penso che i ragionamenti attorno al mondo della scuola siano molto insufficienti. A parte tablet, concorsi e lavagne multimediali, nessuno ragiona su cosa deve essere e fare la scuola.
Noi ci proviamo qui:
http://lasaladeitanti.wordpress.com/2012/11/10/1793/
Sono aperto al confronto, e vi leggerò con piacere.
Posso postare qui l’articolo invece che il link?
Ma dove si inviano le proposte?
CI sono fiumi di parole, ma è poco chiaro l’uso di questo sito.
Si fa sul serio o è entertainment?
Si fa sul serio, e non da ora. Le proposte si inviano qui, ovvero al mio indirizzo personale di posta civati chiocciola gmail punto com.
Benissimo! Attenzione però che sui tuoi blog c’è una mail @civati.it che non funziona.
@civati
ti propongo di scrivere un tuo prossimo capitolo de “la Prossima Lombardia” su Expo 2015: sarà un evento positivo per la Lombardia (e l’Italia)?
…anche perchè è prossimissimo il 2015
Ci arrivo, ci arrivo!
De-CLizziamo la Lombardia!
Nella Prossima Lombardia vorrei – 2
- semplificazione dei processi di autorizzazione (perchè Opel non produce in Italia?)
vorrei che in Lombardia vi fosse certezza dei tempi di autorizzazione per qualsiasi iniziativa edile o industriale e semplificazione nella definizione dei vincoli da rispettare.
Tempo fa ho sentito a radio 24 che un operaio Opel in Germania ha uno stipendio di circa 3.500 euro/mese lorde, pari a oltre 2.000 nette, e costa quindi molto più che un italiano.
Un amico mi dice poi che un operaio cinese (in Cina) costa circa 250 euro, e sinceramente il dato considerati poi i trasporti delle merci e la qualità media del made in china mi è sembrato alto.
Mi sono quindi chiesto come sia possibile che le aziende straniere non siano interessate ad aprire in Italia, dove la manodopera è certamente molto qualificata (avete mai visto come lavora una officina meccanica bresciana?).
La risposta in diversi sondaggi anche recenti: principalmente per corruzione, tempi della giustizia, burocrazia.
Sul terzo punto (burocrazia) pesa drammaticamente l’incapacità del ns sistema di amministrazione di dare risposte e tempi certi (e ragionevolmente brevi) a chi vuole realizzare un progetto. E’ noto il caso Ikea. Personalmente ho conosciuto il caso di Decathlon che dopo due anni di sì/no/forse ha deciso di lasciar perdere e non aprirà un negozio ed uffici a Brugherio (in questo caso Comune e Provincia davano opposti pareri) e forse farà altrettanto a Bologna. Senza entrare nel merito di questi casi il problema sono le certezze (se è no è no, se è sì vanno date subito le prescrizioni del caso).
Il problema è strettamente legato alla pianificazione territoriale, e qui concordo con Marco Guadagnuolo e con alcuni passaggi di “10 cose” di Pippo: ci sono troppi livelli di pianificazione (PGT, PTCP, PIF, Piano paesistico …) e non è chiaro chi prevalga. Concordo che i Comuni non hanno la dimensione giusta per affrontare il problema: ognuno pianifica tipicamente la propria “piazzola ecologica” rigorosamente ai margini del proprio territorio e al confine con quello degli altri (che magari lì hanno una zona residenziale) e altrettanto dicasi per la propria zona industriale, senza visione d’insieme del territorio.
Mancano poi le competenze, ed è normale che sia così perchè se ci sono tre comuni piccoli, ci sono tre tecnici comunali che si occupano (male) di tutto, mentre se i comuni fossero raggruppati in uno solo ci sarebbero tre tecnici comunali specializzati ciascuno in un distinto settore. le conseguenze non sono da poco perchè (nel dubbio..) è capitato che fosse richiesta la sorveglianza archeologica per scavi da eseguire in un’area vincolata per la presenza di un filare arboreo, oppure una commissione paesistica (che si riunisce ogni due mesi) ha valutato l’impatto paesistico di una nuova fognatura giudicandolo trascurabile in quanto “trattasi di opera interrata” (e intanto il tempo passa).
Proposta:
prevedere degli uffici autorizzativi unici (a dimensione provinciale) che raccolgono tutte (tutte) le informazioni riguardanti i vincoli esistenti sul territorio (idrologici, ambientali, fasce di rispetto, destinazioni d’uso consentite….) e che forniscono tali dati immediatamente a richiesta dell’interessato. perchè va bene che la legge non ammette ignoranza, ma barcamenarsi tra regi decreti ancora in vigore e l’ultimo aggiornamento del codice dei beni culturali deve diventare patrimonio che una amministrazione efficiente mette a disposizione del cittadino, agevolando e indirizzando l’iniziativa anzichè spegnendola.
Paolo
E’ la prima volta che partecipo ad un fatto del genere, quindi mi scuso fin da ora se dovessi scrivere solo sciocchezze.
Sono un architetto e mi occupo anche di pianificazione del territorio. In questi anni di legge 12/05 i comuni hanno svenduto i loro territorio per poter avere i soldi (pochi, maledetti e subito… forse) per mandare avanti le loro amministrazioni. Consumato il territorio, esauriti i soldi non rimane più nulla, se non grandi aree cementificate e sempre più spesso vuote perchè non ci sono i soldi per comprarsi una casa. Credo che comuni di 1.000/2.000 abitanti, con pochi kmq (mediamente meno di 5) di estensione territoriale non possano continuare a gestire la materia urbanistica in questa maniera, come se fosse un affare privato tra qualche proprietario e basta. La legge deve cambiare, la pianificazione territoriale deve avere un respiro più ampio, coinvolgere più comuni che a loro volta devono unirsi, fondersi in realtà di maggior dimensione per poter far fronte alla gestione anche dei servizi che devono mettere a disposizione della collettività.
La qualità degli edifici che si costruiscono incide pesantemente anche sull’aria che respiriamo; se ogni inverno l’area della pianura padana diventa irrespirabile, dobbiamo ringraziare innanzitutto gli impianti di riscaldamento degli edifici. E’ necessario riqualificare un patrimonio edilizio enorme, razionalizzarne l’uso, eliminare errori ed orrori passati, fare in modo che le nuove costruzioni non solo consumino poca energia, ma siano realizzate con materiali che incidono in modo meno pesante sull’ambiente in generale. Gli edifici pubblici (scuole, municipi, palestre, ecc.) devono essere esempi di come si possa costruire in modo sostenibile e con costi di gestione contenuti.
Una idea che ho da qualche tempo in testa, ma che non ha ancora un suo pieno compimento, riguarda i rapporti tra Lombardia e Canton Ticino. I vicini svizzeri hanno soldi da spendere, hanno aziende da mandare avanti, servizi di alto livello da mantenere, ma spesso non hanno chi possa tenere in piedi tutto questo. Noi abbiamo scuole tecniche e professionali, università, infrastrutture, e non ci rendiamo conto che tutto questo nostro patrimonio potrebbe essere condiviso con i nostri vicini in modo proficuo per entrambi. Devono essere intensificati gli scambi, penso ad esempio all’università dell’Insubria piuttosto che agli atenei milanesi che potrebbero organizzare corsi appetibili agli studenti ticinesi. Penso al fatto che il tedesco è una lingua che noi italiani conosciamo poco, ma la cui conoscenza è molto apprezzata in Ticino (anche perchè la parlano a fatica anche loro). Penso all’elevato interscambio commerciale tra Lombardia e Ticino che potrebbe migliorare ancora a tutto vantaggio dell’Italia.
Al omento non mi viene altro; spero che queste due idee possano essere un valido spunto per ulteriori approfondimenti. Saluti!
Nella Prossima Lombardia vorrei – 1
- appalti pubblici di lavori servizi e forniture
vorrei non sentire più le frasi “lascia perdere perchè ci sono già dei nomi su quell’appalto”, oppure “sembra che sia una gara aperta“, o “hanno delle entrature…”.
vorrei che ci fosse concorrenza vera, sempre e che siano premiati le capacità ed i meriti.
Per farlo alcune idee:
- costituire delle stazioni appaltanti di livello provinciale (absit..) per gestire le gare sopra le soglie degli affidamenti diretti (40.000 per servizi e 200.000 per lavori); queste centrali sono necessarie per mantenere alto il livello di aggiornamento dei funzionari. Infatti il codice appalti cambia ogni mese e i bandi di piccoli enti e società molto spesso disattendono le norme più recenti e anche le determinazioni dell’autorità di vigilanza (pubblicando uno o due bandi all’anno questo è comprensibile ma inaccettabile).
- eliminare la possibilità che negli uffici tecnici comunali e degli enti appaltanti si instaurino dei “baroni”, quelli che parlano come se il territorio fosse loro e che più facilmente creano clientele e, di conseguenza, forme di corruzione. E che più facilmente quel territorio, con il loro potere, lo hanno peggiorato. Per farlo è utile pensare che questi incarichi non possano durare più di 4-5 anni (mi sembra che il ddl anticorruzione vada in questa direzione), contro i 40 (quaranta) anni da capo ufficio tecnico di un caso che ho incontrato di recente.
- prevedere che le imprese per formulare riserva in sede di contabilità e chiedere il ristoro di maggiori costi debbano presentare una cauzione proporzionata all’entità delle riserve, che la stazione appaltante incamererà nel caso le stesse non risultino fondate. Oggi le imprese non hanno alcun disincentivo e chiedono 100 per avere 10 (e magari ottenere 50, chissà); con la cauzione chiederanno al massimo 5 e saranno soldi risparmiati per le casse pubbliche che saranno disponibili per altre opere.
La mia esperienza mi porta a credere che una terra produttiva come la Lombardia potrebbe avere lavori pubblici di qualità e quantità molto superiori a quelle attuali, semplicemente se vi fosse sempre concorrenza reale nelle procedure, che stimola a dare il meglio, allontana gli incapaci e fa costare meno le opere; e servizi pubblici di qualità aiuterebbero a creare una nuova visione delle stesse opere pubbliche e forse ciascuno le sentirebbe più proprie, con orgoglio di essere parte di quella comunità che le ha realizzate.
Sono d’accordo con quanto scrive Nicola Bassan, che tra le altre cose parla di un tema importantissimo: quello dell’integrazione tra alunni provenienti da culture differenti. La Lombardia è la regione italiana con maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana.
Alunni senza tetto (nè legge?): Il problema della lingua esiste e sarebbe stupido negarlo. Anche perché chi ne subisce gli svantaggi maggiori non sono gli alunni madrelingua italiani, ma quelli di origine straniera (che non capiscono, né vengono capiti. Che diventano vittime di episodi di bullismo. Che, di conseguenza, diventano aggressivi o introversi. Che, dunque, vengono isolati dalla comunità scolastica. Che, per tutti questi motivi, raramente proseguono i loro studi oltre la scuola dell’obbligo).
I tetti del 30%, però, non impediscono che si formino le cosiddette classi ghetto, quando non le scuole ghetto (spiace dirlo ma ci sono dirigenti a capo di più istituti, che mandano nell’uno gli alunni italiani e nell’altro quelli stranieri)
Una soluzione potrebbe essere rappresentata dallo spostamento dallo spostamento presso altre strutture scolastiche, istituendo appositi scuolabus. Un modo per mischiare, per spezzare la divisione scuole di Serie A vs Scuole di serie B. Si tratta di un sistema, però, che implica sradicamento sociale, facendo venire meno la presenza dei bambini in quelle situazioni post-scuola di quartiere che svolgono una importante funzione.
In Trentino si è puntato molto sul mediatore culturale e sul facilitatore linguistico, figure che sono presenti dal momento in cui l’alunno e la sua famiglia entrano a scuola e che li seguono sia nel percorso burocratico che in quello dell’apprendimento (decidono in che classe inserire gli alunni, che supporto dare, a seconda della loro età, della conoscenza della lingua loro e dei genitori).
Altri percorsi utili (e attuati in paesi come UK, Scozia, Irlanda): le scuole del fine settimana e le attività laboratoriali, che consentono ai bambini fare attività insieme e ad integrarsi “a prescindere” dalle parole.
Non ultimo: Se una mamma e un papà non parleranno italiano, nemmeno i bambini parleranno italiano. Una politica di inclusione dei bambini nella scuola italiana, deve essere una politica di inclusione della famiglia del bambino. Ecco perché, oltre ad organizzare corsi di italiano per i bambini, vanno organizzate anche lezioni per i genitori. E, siccome vogliamo il migliore dei mondi possibili, vanno supportate le scuole e le associazioni che organizzino attività serali: la proiezione di film, che insegnano la lingua in maniera non “pesante” e avvicinano anche alla cultura del Paese ospite, piuttosto che le lezioni di cucina. Una scuola aperta per i genitori, che sia una scuola di lingua e di cultura.
L’abbandono scolastico: gli alunni figli di immigrati che proseguono gli studi dopo le scuole medie sono, in Lombardia, il 9,2%. Prevalentemente frequentano gli istituti professionali e tecnici e sono ad alto tasso di abbandono. Una interessante indagine di Fondazione Cariplo presentata in primavera e connessa ad un progetto pilota, indicava come cause della mancata prosecuzione degli studi, la mancanza di modelli positivi, di successo, che possano spingere i ragazzi di culture differenti a investire nelle scuole. Ed in questo senso mi parrebbe interessante pensare ad una campagna di comunicazione.
Il tema più urgente mi sembra però quello di evitare la dispersione scolastica. Il progetto pilota di Fondazione Cariplo di cui sopra prevedeva una serie di azioni a supporto, che mi sembra interessante rilanciare qui (valutando anche che il ricercatore che le segue è un assiduo lettore di Ciwati e magari così si sente chiamato a dire la sua, visto che al momento ricordo il progetto solo a grandi linee).
Degli specifici moduli di insegnamento di italiano per lo studio da effettuarsi negli ultimi due anni delle scuole medie
Un’attività di ORIENTAMENTO SCOLASTICO rivolta agli studenti e alle loro famiglie, in modo da aiutarli a valutare quale sia la scelta migliore.
Io prendo alla lettera l’invito a partecipare ad un call for papers (
) e incollo il link che presenta la tesi redatta da me e da mio fratello gemello nell’ormai lontano inverno 2004-05.
Si incastra bene con “La prossima Lombardia, capitolo cinque”. Infrastrutture dei trasporti e della logistica: partecipazione ex-ante al posto che partecipazione ex-post. C’è un progetto infrastrutturale di grandissimo interesse per la Lombardia…che deve essere ancora gestito in maniera compiuta sul territorio lombardo.
http://www.tesionline.it/consult/preview.jsp?pag=1&idt=16935
8 pagine, da leggere per uno spunto se lo volete
E…solo per i veramente interessati, nessun problema ad inviare il file con tuta la tesi (un po’ lunghetta…)
La patologia è “la mancanza di sedi di discussione della politica, di confronto serrato e sereno sulle scelte fatte e su quelle da fare” che “non può non impoverire i legami con quel processo diffuso e plurale che è stata la primavera”. Il rimedio è, ovviamente sempre quello, il bisogno di un partito aperto, poroso rispetto all’esterno. Un futuro “potrà esserci solo se i cittadini ne diventeranno protagonisti”.
Si tratta di osare dove nessuno finora è giunto, organizzare un’inedita forma di democrazia partecipata che riossigeni il rapporto tra politica e società. Il popolo delle primarie aveva promesso questo. Diventare il partito dei cittadini. Sperimentare forme nuove di coinvolgimento nelle decisioni della politica. Intendiamoci la partecipazione non è solo un insieme di tecniche per comunicare in modo creativo. Al contrario è una rottura politica. Riguarda chi gestisce il potere, chi tiene nelle mani il mazzo delle scelte. Se un gruppo ristretto, i notabili,l’apparato, gli eletti, oppure una comunità allargata. È una questione che riguarda la sostanza più che la forma, il merito più che il metodo.
Nelle ultime occasioni la partecipazione dei cittadini si è rivelata una chiave per vincere. È il grimaldello per scardinare le incrostazioni dei voti bloccati e di quelli comprati, l’alchimia per dissolvere i coaguli di potere. La contraddizione è che se la partecipazione è decisiva per vincere, al contrario, diventa un impiccio per governare. I cittadini, indispensabili per generare un effetto moltiplicatore nella fase di raccolta del consenso, diventano, dopo la presa della Bastiglia, un ingombro quando chiedono di condizionare la decisione della politica e delle politiche. E quando la politica perde lo slancio sociale verso il cambiamento, allora degrada in gestione del potere. Allora anche la qualità delle politiche pubbliche decade. E si annidano i rischi di degenerazione. E i leader da interpreti del processo sociale si invertono in surrogati. La funzione carismatica della leadership soppianta quella trasformativa e,invece di attivare le risorse latenti delle persone, rende tutti spettatori passivi, al massimo una curva nord del leader.
Il vero punto di leva, quello che consente di sollevare il mondo, è la fiducia. E la fiducia è una risorsa scarsa che si riproduce solo se nella relazione circolano fattori di coerenza, trasparenza, ascolto efficace. La fiducia si conquista accorciando banalmente il fossato che separa il dire dal fare. La crisi della politica, è innanzitutto crisi di fiducia nella politica. Ecco perché a tutti noi viene chiesto uno straordinario coraggio. Agire una politica che discuta pubblicamente dei propri costi e delle proprie, del modo con cui si organizza e finanzia e seleziona la classe dirigente (una parola chiara sulle primarie? Magari farle sui programmi, sulle idee e non solo sulle persone), dei canali attraverso cui dialoga con gli interessi delle diverse parti sociali, delle regole e dei limiti nella gestione delle istituzioni. Una politica che abbia un’idea forte, riconoscibile, positiva su questo tempo di crisi, e che resti permeabile rispetto alle ansie del cambiamento. Questa politica, sarebbe l’unico anticorpo al virus dei vecchi e nuovi trasformismi, anche quando ricoperti dall’accattivante veste offerta dal leader carismatico o cosiddetto moderato.
Come quelli che si agitano scomposti e rumorosi in questi giorni sul palcoscenico della vicenda regionale fino ad annunciare che rispetto alla loro sovranità, ogni differenza nella politica può svanire, ogni idea può evaporare, ogni valore può dissolversi.
Ritengo che l’incolmabile distanza tra decisori politici ed elettori a tutti i livelli di governo, palesata dall’interminabile sequela di scandali e scandaletti che quotidianamente ci offre la realtà del nostro sventurato Paese, attesti inequivocabilmente la crisi strutturale del sistema della rappresentanza politica. Corruzione, clientelismo, amoralità diffusa, scambio di favori, lavorio sotterraneo di lobbies potenti, invisibili e ben organizzate concorrono a rendere il meccanismo decisionale pubblico sempre meno trasparente e sempre più teso al soddisfacimento di interessi particolarissimi, a scapito dei diritti e delle legittime aspettative della maggioranza senza voce.
Nella perdurante incapacità di autoriformarsi della nostra classe politica, non posso che auspicare riforme istuzionali che rendano più ampio e agevole possibile il ricorso a quelle forme di democrazia che consentono all’elettore di esprimere direttamente e immediatamente la propria volontà su qualsiasi decisione di governo. Ferme restando talune opportune limitazioni per specifiche materie, all’elettore deve essere data la possibilità di intervenire nel processo decisionale anche al di là della periodica – e molto limitata – scelta dei propri rappresenanti istituzionali. Ciò deve avvenire non soltanto rendendo meno complesso il ricorso al referendum abrogativo (lo Statuto della Regione Lombardia richiede che la proposta sia avanzata da 300mila elettori – fatte le debite proporzioni, equivale a richiedere 1.800.000 firme a livello statale!) ma anche introducendo forme di referendum propositivo che finalmente tolgano ai partiti il monopolio nella produzione normativa.
Ampliare e facilitare l’uso dello strumento referendario costituisce uno dei pochi strumenti praticabili per rendere più stringente ed efficace il controllo sull’operato della classe politica.
L’idea è quello di rendere sempre più vicini e partecipi i
cittadini lombardi. Fare leva su quelli che sono i bisogni primari del
cittadini che ruotano attorno all’ascolto, alla partecipazione, all’idea che
tutti possono essere utili. Dopo “Prossima Generazione”, “BusBrother
Lombardia”. Una campagna che mira a rendere sostenibili il viaggio di tutte
quelle persone che si spostano in Lombardia. Renderli fratelli di un padre
unico: viaggia in modo più intelligente, vivi meglio.
La partecipazione di tutti è quella di avviare una bacheca che
miri alla raccolta di idee. Idee sostenibili.
BusBrother Lombardia
Avviare una campagna di partecipazione con la quale chiedere ai
cittadini di essere complici nel miglioramento del trasporto pubblico locale.
Le reti della mobilità costituiscono una leva decisiva
attraverso la quale agire sulla qualità della vita. Spostarsi è un bisogno
fondamentale. Ma il modo con cui ciascuno risolve più volte nel corso della
giornata il proprio bisogno di spostamento non è neutrale. Per questa ragione
noi non possiamo agire che insieme ai cittadini, con un’ampia condivisione. La
definizione di politiche efficaci per la mobilità necessita di una conoscenza
approfondita dei vari sistemi territoriali e delle competenze maturate dai
singoli attori della mobilità, siano essi cittadini, amministratori, tecnici o
imprenditori.
Ecco una grande campagna di ascolto e partecipazione si muove su due
direttrici: con una indagine preliminare su abitudini e spostamenti e con una
raccolta di proposte e suggerimenti.
Sul mezzo che accompagnerà il viaggio sono installate tre postazioni adibite
alla raccolta delle informazioni sulle modalità di spostamento quotidiane (come
ci si muove in città? e fuori città? quando si utilizzano i mezzi pubblici e
per cosa? quali le difficoltà di accessibilità ai luoghi di lavoro? ecc.) e una
bacheca che raccoglierà idee e proposte di miglioramento, a partire dalle
problematiche che si riscontrano nell’utilizzo dei mezzi pubblici.
Poi tutte queste informazioni saranno rielaborate per cercare di
realizzare in Lombardia un viaggio per il futuro: “viaggia in modo più
intelligente, vivi meglio”.
vanni
Evitare di costruire nuovi grattacieli….
a proposito, su Palazzo Lombardia la propaganda ufficiale parla di risparmi colossali grazie all’eliminazione delle precedenti sedi che nel 2010 erano 31 dislocate per la città, e tutte in affitto, e adesso è una sola.
Possibile che nessuno abbia smentito questa castroneria? Le sedi precedenti, se parliamo della Giunta, erano solo 6, tutte a un tiro di schioppo l’una dall’altra, e in affitto erano solo quelle di via Pola (sanità) Restelli (artigianato), Cardano (istruzione) e Sassetti (Territorio), mentre Pirellone e via Taramelli erano di proprietà.
D’altra parte come non averci pensato prima? per risparmiare bastava costruire un edificio costato 400 milioni (o 600, non ho ben capito), che immagino non costi nulla, ma proprio nulla, in manutenzione…
propongo di non dimenticare il TURISMO LOMBARDO, che ha molti luoghi e modalità diverse tra loro: Milano, laghi, Alpi, Po (volendo…come dal progetto VENTO)
Occorrerebbe un progetto di connessione tra i poli già consolidati e quelli da sviluppare, come tutte le prealpi e i retroterra dei laghi. Si può studiare la Dordogna, in Francia, dove c’è la caverna di Lascaux, http://it.wikipedia.org/wiki/Grotte_di_Lascaux con importantissimi disegni rupestri, intorno alla quale è stato costruito un sistema turistico impeccabile, una vera macchina da guerra in termini di ricezione, e quindi posti di lavoro e sviluppo economico . Propongo di far rientrare la Lombardia nei grandi circuiti turistici internazionali: i cinesi impazzirebbero per un qualsiasi angolo panoramico di Luino, e invece tutto langue…
SCUOLA : Bisogna Investire sulla scuola pubblica, abolire il buono scuola (ingiusto ed iniquo), azzerare qualunque forma di finanziamento alla scuola privata. Ridurre gli sprechi chiudendo le piccole scuole con la formula “pluriclasse” che non sono rimaste in vita per fornire un servizio ai cittadini ma solo per clientelismo sul territorio. I fondi risparmiati con questo taglio potrebbero andare a favore del sostegno ai disabili e dell’integrazione degli studenti stranieri
http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/10/26/news/l_enac_abusivi_tutti_i_voli_dall_eliporto_della_regione-45322322/
Propongo che la prossima giunta regionale intitoli l’eliporto di Palazzo Lombardia a Formigoni e non lo usi MAI più, dato il disagio che causa ai residenti e le forti perplessità sulla sicurezza.
Se qualcuno riesce a trovare un utilizzo alternativo ben venga, considerato che è costato svariati milioni di denaro pubblico.
Si potrebbe benissimo ridurre l’addizionale Irpef senza intaccare i servizi. L’addizionale regionale non è di ammontare banale per i cittadini da redditi medio bassi in su. Gli sperperi della Regione sono sotto gli occhi di tutti, quindi di risorse finanziarie per fare un taglio fiscale ce ne sono. Inizierei con l’azzerare il finanziamento alle scuole private (chi vuole frequentarle paghi) e fare un’attenta analisi dei contributi che vanno alle imprese in varie forme, la cui utilità quasi sempre non è chiara perchè condizionata da logiche clientelari.
Il tutto dovrebbe essere sorretto da una comunicazione adeguata circa le somme risparmiate e la loro destinazione diretta nelle tasche dei cittadini riducendo l’addizionale Irpef.
Mi collego a questo commento: le politiche e gli incentivi per le imprese promosse dalla Regione andrebbero sicuramente riviste, anche alla luce del lavoro fatto da Giavazzi per il governo Monti.
Che almeno le iniziative regionali siano il frutto del lavoro di piu’ assessorati (ora sembra che ogni Direzione Generale si faccia il suo bando…) e di un vero coordinamento di tutti gli enti locali (Regione, Province, Comuni, Camere di Commercio). Basta con i fondi a pioggia e con i bandi tagliati su misura degli interessi delle lobby (un nome a caso: CDO).
Se si vogliono aiutare le imprese, si lavori per semplificare tutte le procedure amministrative e si punti in modo piu’ deciso sull’innovazione, quella vera.
Sono d’accordo Paolo, intendevo propro quello che dici. Per me però è importante non solo trasformare la spesa “cattiva” in spesa “buona”, ma anche abbassare le imposte per ridare ai cittadini una parte di quello che per decenni è stato loro tolto. Credo che col buon senso le due cose possano coesistere (migliore spesa e minore spesa).
Lo Stato, le Regioni, gli altri enti pubblici non possono fare tutto. Devono entrare nella logica di concentrarsi sulle materie essenziali e pretendere meno soldi da cittadini e imprese.
Sono d’accordo con quanto scrive Andrea. Si deve reimpostare la logica della politica regionale, a favore dei ceti medio-bassi e a difesa dei diritti e tra questi ovviamente è prioritario il diritto all’istruzione nella scuola pubblica.
Concordo quindi sulla riduzione o meglio ancora l’ abolizione di qualsiasi contributo alle scuole private di qualsiasi ordine e grado.
Solo un appunto però a riguardo, si deve garantire un’adeguata presenza di scuole pubbliche, evitando che per alcuni genitori la scelta della scuola privati (in particolare asilo) non diventi una scelta obbligata dettata dall’assenza sul proprio territorio comunale (o
intercomunale) di strutture pubbliche, sufficiente numero di posti disponibili e/o di servizi adeguati.
Ciao Pippo, qualcuno prima di me ha parlato dei giovani e del capitale umano. Vorrei scrivere due parole in proposito, cominciando dall’istruzione.
Uno dei provvedimenti da sempre più criticati delle amministrazioni di centrodestra sono stati i buoni scuola. Permettimi di essere un po’ contro-corrente e dirti che quei buoni scuola sono giustificati/giustificabili fino a quando il sistema scolastico pubblico non sarà impeccabile. C’è in giro un pregiudizio che riguarda le scuole private che le vuole assimilate necessariamente a certi istituti dal diploma facile, e dalle promozioni assicurate. Spesso ci si dimentica di fare le opportune distinzioni e accorgersi che ci sono scuole private che offrono servizi che le scuole pubbliche non sono messe in grado di offrire. Immagino che una delle richieste che verrà fatta in campagna elettorale sia quella di cancellare qualsiasi forma di finanziamento all’istruzione privata. Io, a mio modesto parere, ribalterei la questione e direi che il centrosinistra lombardo dovrebbe porsi il problema di mettere in grado, sfruttando la competenza concorrente della Regione in materia di istruzione, il sistema pubblico di migliorare, superare quelle private in qualità di servizi e poi, se necessario, cancellare i contributi. La Lombardia, potrebbe permettersi, grazie al fatto di avere un bilancio abbastanza ragionevole, parecchi interventi in proposito: penso, ad esempio, alla possibilità di chiedere che la Regione possa finanziare con fondi propri ulteriori posti di sostegno agli alunni disabili, anche temporanei, magari stipulando con il governo un protocollo di intesa per la migliore attuazione della legge 104 in ambito scolastico, penso alla possibilità che la regione focalizzi i fondi per incentivare l’uso dei laboratori come strumento di didattica fin dalle scuole primarie oppure, alla creazione di un sistema integrato regionale di diritto allo studio (o magari inter-regionale, sfruttando la possibilità di intese con altre regioni previste dall’articolo 117 della Costituzione) che sia reale e realistico che abbracci almeno le grandi macro-aree che interessano la vita degli studenti: mobilità, materiali didattici, istruzione complementare, sport. Un altro tema, riguarda la rete scolastica: credo che chiunque l’abbia anche solo sfiorata si sia reso conto che esistono molto margini di miglioramento in termini di ottimizzazione di diffusione delle scuole e degli indirizzi scolastici. La domanda è se siamo sicuri che crescere in una scuola piccola sia meglio del crescere in una scuola più grande, anche se magari non è attaccata a casa? Sempre sul tema dei materiali didattici, si potrebbe pensare di incentivare la creazione e la diffusione di “libri aperti”, scritti da esperti, ma disponibili sotto creative commons, (ce ne sono già alcuni) in modo da ridurre gli oneri finanziari per le famiglie. Infine la Regione ha il compito di stimolare, la conoscenza reciproca fra le culture degli italiani e quella degli stranieri immigrati: non sto proponendo un’integrazione forza dei secondi, né un’accettazione supina dei primi. Ma dovremmo essere in grado come società di conoscerci reciprocamente, capire le nostre differenze e accettare quanto c’è di giusto negli altri.
Sull’Università l’analisi dei fatti è che la Lombardia è una regione che ha il più alto numero di università grandi fra tutte e ha un buon numero di eccellenze. La competenza della regione in materia universitaria, anche se a prima vista può sembrare limitata, è cruciale: tutto l’enorme mondo del diritto allo studio universitario è competenza delle regioni (entro i principi minimi fissati dallo Stato). La nostra regione è un polo di attrazione per studenti italiani: dobbiamo assicurarci che la Lombardia (e Milano in particolare) abbia realmente le strutture (e i fondi in termini di borse di studio) per accoglierli e spingerli a coltivare le loro potenzialità. La nostra regione dovrebbe essere a “misura” di studente. Questo solitamente è un tema che riguarda le città universitarie, sarebbe bello se la regione diventasse una grande “città universitaria”. Dovremmo cercare di offrire a quegli studenti un ambiente che li spinga a restare e a mettere a frutto le loro conoscenze in Lombardia. E dovremmo cercare di fare in modo che le nostre università diventino attraenti per i giovani che escono dalle scuole degli altri paesi UE. Anche se, in linea di principio, la Regione è stretta fra governo e autonomia degli atenei ci sono alcune iniziative che comunque si potrebbe decidere di prendere: un esempio potrebbe essere un bando che finanzi i dipartimenti che abbiano attivi corsi di studio in lingua inglese in ambiti che abbiano o si prevede che avranno una forte incidenza nell’economia futura (penso a fondi per la didattica ma anche a una sorta di marie-curie regionale che finanzi giovani ricercatori in servizio fuori dal territorio regionale nei 3 anni precedenti, che siano top-performer nel loro campo, e che vogliano avviare un progetto di ricerca passando 2 dei successivi 3 anni in un’università lombarda full time), magari accompagnando il tutto da una riedizione dei fondi per le start-up create da giovani studenti universitari (su entrambi i temi le ultime novità legislative nazionali avrebbero bisogno di essere cavalcate). La regione potrebbe anche promuovere una politica aggressiva sui dottorati di ricerca, creando (o co-finanziando) borse di dottorato ad hoc (mi pare lo facciano in Francia), più alte della borsa statale e “spendibili” in tutte le università della Lombardia. Infine, a mio parere, la regione è anche il livello giusto per forzare la mano a università e impese sul tema della reciproca collaborazione. La ricerca universitaria è un valore che, spesso, rimane inespresso. Forse il governo è in altre faccende affaccendato, ma per una regione che vive di industria e servizi non stimolare il continuo contatto fra questi due mondi è il primo passo verso un disastro economico.
Just my 2 cents,
Nicola
PS: Bella l’idea del programma in crowdsourcing, ma se posso un solo post, senza una categorizzazione per temi rischia di essere un po’ dispersivo.
PPS: Non ho accennato al tema cultura e al tema dell’innovazione tecnologica perché entrambi meriterebbero un post a parte. Magari più tardi
- Tenere buono quello che c’è di buono. Ci sarà qualcosa di buono in Regione, salviamoloe.potenziamolo.
- Riordinare le Partecipate et similia, tipo Lombardia Informatica. Smantellare quello che è inutile.
Piccole regole, senza eccezioni, con regolamento interno del PD, a partire dalle primarie.
- Incanditabilità di inquisiti a qualunque livello, dai comuni in su, perdita automatica ed immediata della carica o del seggio dopo la condanna in secondo grado ed esclusione;
- Niente politici, ex politici o trombati politici nelle strutture economiche o meno in cui vi siano partecipazioni o sia prevista la presenza degli enti locali;
- Regolamentazione stringente del conflitto di interesse;
- Divieto di esercitare la professione precedente per il periodo in cui si ricopre una carica pubblica.
Pippo tocca a te….avanti tutta seanza paura
Commento al capitolo su SANITA’ e SALUTE del programma. (spero di seguire il percorso giusto)
Se non vogliamo che inesorabilmente il sistema sanitario si privatizzi (assicurazioni e pagamento delle prestazioni), occorre trovare sistemi di contenimento della spesa.
L’attuale sistema di pagamento a prestazioni incentiva il proliferare di prestazioni specialistiche (esami e terapie) a volte inutili ed anche dannose.
Può essere fatto con due modalità:
1. incentivare e premiare nettamente la medicina di base e territoriale, a partire dai medici di medicina generale (sono già presenti nel programma diversi accenni);
2. sottoporre a revisione il sistema di pagamento delle prestazioni specilistiche e di finanziamento delle Aziende Sanitarie al fine di fare fronte alla inevitabile contarzione della spesa, senza ridurre i servizi pubblici.
Questi punti dovrebbero essere presenti (o enfatizzati) nel programma.
Alberto Nova
Una delle grandi sfide della nuova Regione Lombardia sarà quella di ridisegnare un assetto nuovo per il welfare. Le risorse sono certamente scarse e i bisogni sociali sono sempre maggiori, quindi il welfare è in crisi profonda. Ma proprio il fatto che siamo in una situazione di crisi ci da la possibilità, e il dovere, di usare tutta la nostra attenzione e la nostra creatività per inventare nuove vie per rispondere ai bisogni sociali, coinvolgendo tutte le risorse del territorio: pubbliche, del terzo settore, del volontariato, del profit. E’ un lavoro che tante realtà della società civile stanno già provando a fare in Lombardia e che ora tradurre in laboratorio politico di idee per la nuova amministrazione. I modelli innovativi, in giro per l’europa, non mancano. Serve coraggio e un po’ di fantasia. Se non ora, quando?
POLITICHE DELLA MOBILITA’
Le politiche della mobilità in Lombardia sono state sinora improntate sul principio della deregulation, con interventi ambientalisti di facciata (domeniche a piedi, qualche intervento sulla ciclabilità), ma sostanzialmente incrementando ulteriormente il trasporto motorizzato privato rispetto a tutte le altre componenti modali del traffico.
Tutto ciò ha portato un inquinamento fuori controllo, generato principalmente dal traffico veicolare, un costo sociale inaccettabile causato dagli incidenti, una qualità della vita deteriorata, ma anche la totale inefficienza del sistema, visto che le velocità medie di percorrenza sulla rete stradale non raggiungono i 30 km/h e quelle urbane spesso neanche i 15 km/h.
La risposta a questo disagio è stato l’ulteriore sviluppo di infrastrutture stradali (Brebemi, Tem, 4° corsia A1) nell’assioma (invero sempre dimostratosi infondato) che ulteriori arterie riducano il volume di traffico, negando anche quelle misure compensative (es. metropolitana leggera fino a Paullo) che avrebbe potuto effettivamente decongestionare.
Per quanto concerne il trasporto ferroviario gli investimenti sono andati tutti nell’alta velocità mentre il servizio per il traffico pendolare ha subito tagli; le amministrazioni locali sono state lasciate da sole a confrontarsi con i costi ed i tagli sul trasporto pubblico locale e non si è prodotto alcun intervento davvero efficace a favore della mobilità ciclistica che riuscisse ad avvicinare il nostro territorio agli standard del nord Europa.
La stessa politica è stata seguita nel trasporto merci, la cui dipendenza dalla gomma ha raggiunto livelli preoccupanti (anche per ragioni di dipendenza strategica), mentre misure a favore di rotaie e linee d’acqua latitano e la diffusione di piattafoprme logistiche e centri merci senza alcuna pianificazione ha avuto il solo effetto di congestione del traffico e depauperamento del suolo.
È quindi possibile dire che nella regione più popolata e produttiva d’Italia l’assenza di pianificazione nel settore della mobilità ci porta ad essere nell’anno zero.
Le linee d’azione devono essere definite nel dettaglio, ma le principali possono essere di seguito sintetizzate.
Occorre produrre un Piano strategico regionale della mobilità, partendo dai bisogni, ma anche da una visione precisa e da obiettivi quantitativi definiti con strategie per metterli in atto.
È possibile ad esempio proporsi su scala regionale di raggiungere gli obiettivi di Kyoto in particolare per la riduzione di CO2 da traffico veicolare, raggiungere una quota 20-20-20 del trasporto inteso come spostamenti in bici, a piedi e su TPL, dimezzare gli incidenti gravi specificatamente dell’utenza debole, raggiungere una quota del 30% del trasporto merci su ferro (introducendo il criterio dell’analisi dell’incidentalità anche per il trasporto merci), etc.
Occorre produrre un’analisi di dettaglio dei costi diretti e indiretti della mobilità (incidenti, inquinamento, congestione, consumo suolo) e ridirezionare le risorse per cambiare le priorità di investimenti e di spese.
Occorre introdurre in modo obbligatorio per le amministrazioni locali i Piani per la sicurezza urbana alle diverse scale, recependo ed estendendo le direttive comunitarie in merito. Si propone di chiedere l’elaborazione/Revisione dei Piani locali della Mobilità (PUT e PUM), alla luce degli obiettivi di riequilibrio delle componenti modali e della sicurezza. Occorre integrare sistematicamente gli obiettivi di ciclabilità nei Piani urbanistici e nei regolamenti edilizi, prevedere un utilizzo mirato degli oneri di urbanizzazione, ricalibrare gli standard di parcheggio.
È necessario realizzare le infrastrutture per il trasporto merci (parcheggi d’interscambio e centri intermodali merci), ma anche implementare servizi che facilitino l’intermodalità.
Portare avanti il “Patto per il Trasporto Pubblico: suddivisione del territorio regionale in bacini di mobilità; istituzione per ogni bacino di mobilità di un’Agenzia per il trasporto pubblico locale con compiti di programmazione e gestione dei servizi; attuazione dell’integrazione tariffaria.
Si propone inoltre di aderire a quanto prodotto il 5 e 6 ottobre scorso negli Stati Generali della ciclabilità e della Mobilità nuova i cui documenti di sintesi si allegano a livello programmatico. (http://www.comune.re.it/italiacambiastrada)
Ciao,
se si riuscisse a fare davvero, sarebbe bellissimo.
Mi permetto di aggiungere qualche nota concreta:
- Trenord: stop all’esclusiva del servizio ferroviario, fare gare vere. E controlli e penali, non connivenza tra fornitore e acquirente (la regione)
- Vaibilità minore: stop alle rotonde, rondo’, tangenzialine, raccordini, variantine che ogni comune si sente in dovere di fare. Quei soldi devono andare al trasporto pubblico. Se per una rotonda si spendono 400.000 euro, con tutte le rotonde di cui è dissemimata la lombardia (e che sono in progetto), quanti km di tramvia si farebbero? E non solo nelle grandi città, il problema è ovunque, forse ancora di piu’ nella infinita semiperiferia, che ormai si estende dal Ticino al Mincio.
Fuori la politica dalle nomine, soprattutto in materia di sanità. Urge repulisti e poi nomine trasparenti e dettate solo dal merito.
In Lombardia la sinistra, l’opposizione, chiamatela come volete ha una occasione unica, occasione che per quanto fatto negli ultimi anni, francamente, non si merita neanche. Ma le cose a volte sono così, capitano cose in modi e forme che non ti aspetti e bisogna riuscire in fretta a capirle, interpretare lo spirito dei tempi e buttarcisi con incoscienza e coraggio. Come diceva il mio professore nei bei tempi :“se bisogna annegare tanto vale che sia nell’acqua alta”. E allora, provateci davvero con tutte le forze e le intelligenze unite dentro un programma serio, sostenibile e comprensibile anche se il tempo è poco e la confusione tanta. La nostra Regione ha bisogno urgente di un nuovo patto sociale che abbia al centro il tema del lavoro, della coesione sociale e dimostri l’orgoglio e la capacità di accettare la sfida al cambiamento dopo anni in cui si è assistito a una sterile vanagloria fatta di eccellenze fasulle, di doti e interventi frammentari privi di una visione d’insieme. Lavoro in regione, so quel che dico.
Abbiamo poco tempo, ma anche i nostri “competitors” sono sparuti e confusi in questo momento.
Per favore, un po’ di coraggio, è tempo di cambiare.
In Lombardia la sinistra, l’opposizione, chiamatela come volete ha una occasione unica, occasione che per quanto fatto negli ultimi anni, francamente, non si merita neanche. Ma le cose a volte sono così, capitano cose in modi e forme che non ti aspetti e bisogna riuscire in fretta a capirle, interpretare lo spirito dei tempi e buttarcisi con incoscienza e coraggio. Come diceva il mio professore nei bei tempi :“se bisogna annegare tanto vale che sia nell’acqua alta”. E allora, proviamoci davvero con tutte le forze e le intelligenze unite dentro un programma serio, sostenibile e comprensibile anche se il tempo è poco e la confusione tanta. La nostra Regione ha bisogno urgente di un nuovo patto sociale che abbia al centro il tema del lavoro, della coesione sociale e che evidenzi l’orgoglio e la capacità per reggere la sfida del cambiamento dopo anni in cui si è assistito a una sterile vanagloria fatta di eccellenze fasulle, di doti, di interventi frammentari e confusi. Lavoro in Regione, lo vedo nel lavoro di tutti i giorni.
Abbiamo poco tempo, ma anche i nostri “competitors” sono sparuti e confusi in questo momento. Per favore, un po’ di coraggio, è tempo di cambiare.
Semplice, non rubare
…poichè non mi è possibile copia/incollarne stralci (trattandosi di documento protetto) consiglio vivamente a tutti coloro che sono davvero interessati a buttar giù un qualcosa del tipo “Idee e proposte per una nuova Lombardia”, un autentico call for papers per come Civati ama chiamarlo, di leggersi anche attentamente, all’uopo, [nell'allegato pdf, da pag.48 a pag.82] “Le Schede Programmatiche” della Presidenza dell’Emilia-Romagna, dal titolo emblematico di “INNOVAZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE“, date alle stampe nell’agosto 2010 [ http://www.regione.emilia-romagna.it/presidente/programma-di-governo/il-nostro-impegno-per-lemilia-romagna/impegno.pdf/at_download/file ]… poche o tante che siano lì i punti ben illustrati o le cose che ancora si ritiene vi manchino per gestire al meglio la politica regionale di una importante regione confinante, senza-forse la “punta di lancia” concretissima dele Politiche Regionali del Partito Democratico… (difficile infatti argomentare, se non ideologicamente, che non si tratti di “buone pratiche & buone proposte” targate Pd, ritengo!)
Qui di seguito ricopio i soli titoli e capoversi, giusto per d’are l’idea dei temi toccati, e delle priorità colà politicamente già assunte come tali: (en passant, si può notare come non compaiano mai le parole “industria“, nè “impresa“… Non sarà perchè “una Regione non è lì per “fare impresa”, ma solo per promuoverla ??? …io credo proprio di sì, e sarebbe gia una magnifica, straordinaria, (e per certi versi “rivoluzionaria”!) innovazione!
TERRITORIO E COMUNITA’
1. Nuova economia – 2. Qualità del territorio e PTR (già in vigore) – 3. Sviluppo territoriale sostenibile – 4. Federalismo fiscale – 5. Governance – 6. Patto di stabilià teritoriale – 7. Semplificazione e trasparenza – 8. Sicurezza urbana e Polizia locale – 9.Emilia Romagna ed Europa
CRISI E POLITICHE DI SVILUPPO
10. Lavoro – 11. Casa – 12. Accesso al credito – 13. Politiche di sviluppo – 14. La Regione delle reti – 15. La Società della Regione – 16. Politiche per la montagna – 17. Turismo e commercio
RICERCA, LAVORO, NUOVI SAPERI
18. Educazione e formazione e nuovi saperi – 19. Scuola e formazione professionale
AGRICOLTURA
20. Vicini ad un’agricoltura moderna – 21. Caccia e pesca
AMBIENTE
22. Motore innovativo – 23. La gestione dei rifiuti – 24. Aria e foreste – 25. Acqua – 26. Riqualificazione urbana
TERRITORIO E PROTEZIONE CIVILE
27. Difesa del suolo e della costa – 28. Risorse naturali e sismica – 29. Protezione civile
COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
30. Un sistema di relazioni – 31. Progetto giovani – 32. Pari opportunità – 33. Organizzazione della Regione
TRASPORTI E INFRASTRUTTURE
34. PRIT (Piano Regionale Trasporti) e risorse – 35. Nuovo Patto per la mobilità – 36. Le reti
SALUTE E SOCIETA’
37. Adeguamento del “Piano povertà” – 38. Immigrazione: verso l’integrazione e la coesione sociale – 39. Minori e famiglia – 40. Obiettivi del Piano sociale e sanitario – 41. Integrazione delle politiche e integrazione istituzionale – 42 Acceditamento sociosanitario e sociale – 43. Il nuovo piano regionale sociale e sanitario – 44. Semplificazione della programmazione territoriale – 45. Consolidamento e qualificazione delle politiche per la non-autosufficienza – 46 Equità di contribuzione al costo dei servizi – 47. I programmi di Sanità Pubblica: il Piano regionale della Prevenzione – 48. Ricerca e innovazione in sanità – 49. Sviluppo della rete di accesso ai servizi territoriali (Realizzazione delle “Case della Salute” in tutti i distretti; La Rete delle Cure Palliative e la Rete della Terapia del Dolore) – 50. Equità nell’accesso alla specialistica ambulatoriale, nei tempi stabiliti dalla normativa
CULTURA E SPORT
51. Socializzare un patrimonio – 52. Cultura, volano di sviluppo e turismo – 53.Attività sportive
Prossima Generazione
Ideazione di interventi e di azioni per consentire ai giovani cittadini di
partecipare a tutti gli aspetti della vita della comunità. Considerare
i giovani come una risorsa e non come uno dei problemi. L’accento è sul
talento, l’energia e la voglia di partecipare. Sullo spirito, insomma.
Cosa vuol dire “intervento”
Vuol dire che le politiche regionali per i giovani non sono fatte di tanti
singoli progetti, scollegati tra loro e di breve respiro, ma costruiscono un
disegno coerente per realizzare un grande obiettivo: fare delle giovani
generazioni il vero motore della rinascita sociale, economica e culturale della
nostra terra.
Cosa ci sarà di nuovo ?Prossima Generazione è un
dispositivo che produce attivazione dei giovani: non li “sistema” ma li
incoraggia.
Perché considerare i giovani una risorsa non significa dimenticare i loro
problemi, ma immaginare che i giovani stessi possano contribuire a trovare le
migliori soluzioni.
L’obiettivo è duplice:
*verso i giovani: dare responsabilità, occasioni di apprendimento e di attivazione
diretta
* verso la comunità regionale: dare un iniezione di
energia e innovazione al sistema sociale ed economico lombardo.
La Regionefinanzia gruppi informali di giovani che intendono realizzare:
A. Idee per la tutela e la valorizzazione del territorio (es:sviluppo sostenibile, turismo, sviluppo urbano e rurale, tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale ed artistico etc.);
B. Idee per lo sviluppo dell’economia della conoscenza e dell’innovazione (es. innovazioni di prodotto e di processo, media e comunicazione, nuove tecnologie
etc.);
C. Idee per l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva (es. qualità della vita, disabilità,antirazzismo, migranti, sport, pari opportunità, apprendimento, accesso al
lavoro, impegno civile, legalità etc.).
Che ne dite ? Vanni Salvemini
molto bello!
Direzione giusta!
Credo questo sia uno spazio molto utile per esprimere idee e proposte per la nuova Lombardia.
Quindi innanzitutto un grazie a Civati per questa possibilità e un grazie a chiunque avrà la voglia e l’interesse di leggere i contributi che stiamo lasciando.
Gli argomenti sono molti ma provo a individuare quelle che possono essere delle linee di azione che mi piacerebbero venissero seguite.
Interventi in tema ambientale che vanno da incentivi alla raccolta differenziata (ancora poco diffusa almeno in alcune zone della regione) a interventi per lo smaltimento dell’amianto e la bonifica di aree come l’ex Fibronit a Broni (PV), su cui so che Civati già ha mostrato impegno ed interesse.
Aspetto che potrebbe essere legato anche ad una maggior diffusione del fotovoltaico.
Più trasparenza nella gestione della “cosa pubblica”, purtroppo siamo in una regione dove evasione fiscale e infiltrazione malavitosa sono tutt’altro che irrilevanti.
Maggiore sensibilità verso il trasporto pubblico regionale, partendo più dalle effettive esigenze dei pendolari e meno dalle logiche di guadagno. Questo potrebbe essere un valido argomento anche per disincentivare la realizzazione di nuove autostrade.
Garantire una forte presenza della gestione pubblica in settori come sanità, istruzione (partendo dagli asili) ecc, perché alcuni diritti devono essere fuori dalle logiche di mercato e se ci sono fondi devono essere destinati il più possibile alle strutture pubbliche.
E infine trovare il modo di incentivare/promuovere nei comuni lombardi lo sviluppo di alcune buone pratiche, l’associazione dei comuni virtuosi credo possa fornire buoni spunti di azione.
In effetti in questo periodo di tagli agli enti locali è difficile trovare i fondi per introdurre interventi innovativi, ma credo molto dipenda anche da cosa si vuole privilegiare.
Senza dimenticarci di valorizzare le risorse del nostro territorio, in ambito culturale, artistico, naturalistico ed eno-gastromico favorendo quindi lo sviluppo del turismo sul territorio lombardo.
La realizzazione di queste proposte ovviamente comporta una svolta rispetto all’attuale gestione della regione e in parte anche nella direzione finora seguita dal PD anche negli enti locali da esso amministrati, o almeno da una parte del PD.
il tema del contrasto all’illegalità, in generale e alle mafie in particolare, è centrale.
La Lombardia non può davvero essere alla pari con le regioni più progredite d’Europa finchè non si toglie questo fardello…
E’ assurdo, però, che la Lega con Maroni venga a presentarsi come il vessillo dell’antimafia lombarda. Il giochino è evidente: il nemico non sono più gli immigrati clandestini,ma la mafia “terrona”, che “viene da fuori”…
E’ una visione autoassoutoria e fuorviante. Perchè la vicenda di Desio è accaduta, appunto, a Desio – dove la Lega era in giunta e si son dovute sentire le sirene dell’antimafia perchè i consiglieri si svegliassero…
Inoltre la Lega ha una visione “repressiva” del problema: che va invece affrontato innanzitutto sul piano della prevenzione.
Non sarà facile strappare la base leghista alla sua illusione. Ma bisogna provarci, sul serio
Parole e Numeri
Parole:
cerchiamo le parole giuste per costruire una “narrazione” che restituisca a questa regione la sua dignità e l’orgoglio, la bellezza e la varietà, non avere paura di apparire colti nè banali, viaggiare e raccontare la terra di Lombardia perchè tutto si tiene insieme, tutto cambia e se mettiamo in scena uno spettacolo come si deve la smetteremo di essere semplici imbarazzati spettatori di quel che accade.
Numeri:
se vogliamo vincere, perchè dobbiamo vincere, servono i numeri e per avere i numeri serve una strategia, servono teste che contano e pesano i voti, quelli possibili e quelli impossibili e soprattutto dove andare a cercarli, tutti sappiamo che Obama per vincere deve prendere i voti dei bianchi in Ohio e degli ispanici in Florida ma nessuno sa spiegarmi se per Civati è meglio immergersi nelle valli bergamasche a caccia di ex leghisti o battere l’hinterland per recuperare impiegati e operai, questo è fondamentale, perchè alla fine contano i numeri.
G
Da NONpolitico, da NON amministratore:
Suggerisco di avere la fantasia di immaginare uno scenario di arrivo x la Lombardia.
Diamo x scontato la NONcorruzione, la NONevasione, la razionalizzazione in TUTTI i servizi…ecc.
Ma DOVE vogliamo arrivare?
1) la Lombardia deve diventare modello x tutta l’Italia.
2) la Lombardia deve diventare luogo che traspira UMANITA’ da tutti i suoi luoghi e strutture.
Ho sempre pensato che basta fare le cose BENE ed i risultati ne conseguono con certezza.
3) scuole, ambiente, ricerca sono i binari obbligati x un simile progetto.
Le risorse vanno cercate in ristrutturazioni e soprattutto responsabilizzazioni
4) altro settore fondamentale é il volontariato: da stimolare, soprattutto da giovani e anziani :
Solo una spinta enorme alla socializzazione puó generare l’incremento di ‘umanitá’
5) infine un progetto x l’innovazione, specifico.
La Regione deve promuovere, guidare, aiutare ad innovare l’esistente e a creare nuove iniziative nei settori clou di DOMANI.
1) le primarie, scontato ma fondamentale, dovranno parlare di come far diventare la regione un paradiso, e non di paradisi fiscali.
2) razionalizzazione dei fondi dell’ UE per l’ agricoltura. Questi fondi dovranno essere distribuiti a progetto, per aumentare la produzione di prodotti locali,di qualità e favorire la biodiversità. Raggiunta una produzione solida partiamo con il VenTo, i soldi che ricaviamo dal turismo artistico ed enogastronomico li destiniamo aiutando i produttori ormai consolidatisi grazie ai fondi UE ad aprirsi al mercato estero.
3) registro delle coppie di fatto a livello regionale. Aperto anche per quegli stranieri che vengono in Italia con la compagna/o per studiare, in Erasmus o per fare ricerca, in modo da favorirli dal punto di vista abitativo.Facciamoci invadere dai cervelli.
4) un patto con i costruttori. Chiediamogli e favoriamo, anche dal punto di vista fiscale, la ristrutturazione. Deve diventare più conveniente per i costruttori rendere agibile uno stabile inutilizzato o sottoutilizzato che cementificare ancora la nostra regione.
Ovviamente ci serve un candidato carismatico, innovativo, che abbia alle spalle persone di grande competenza, laureato in filosofia, di Monza, del 1975, del PD. Ti viene in mente nessuno?
Il problema principale del sistema Italia, e quindi del sistema Lombardia più in generale è l’assenza completa di progettualità e investimenti per il futuro. I candidati presidente degli USA dibattono di energia, lavoro, diritti delle donne, quando mai si è sentito un dibattito politico serio su questi temi fra politici nostrani? Che futuro ci aspetta se il costo dell’energia in Italia è del 30% superiore alla media europea?
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, un territorio ultra cementificato, dove l’unico progetto per le aree dismesse è la creazione di centri commerciali addossati uno sull’altro (la zona si Sesto San Giovanni/Cinisello/Monza ne è un tristissimo esempio) uffici sfitti e terribili casermoni che non si sa a quali (sfortunati) inquilini saranno venduti.
Ma anche nella piccola esperienza quotidiana vedere come la regione Lombardia sperpera i suoi fondi in “Dote Scuola” affidati in gestione a multinazionali, che taglieggiano chi li accetta e della cui difesa la Regione non si cura.
L’unica idea che avete è candidare qualcuno? Minchia, siete messi bene.
Non è che forse hai sbagliasto post? Si stanno raccogliendo idee, non nomi!
Il sistema sanitario lombardo.
La sanità lombarda è sempre stata un’eccellenza,ben prima dell’arrivo al governo della regione di Roberto Formigoni.
Alla base della filosofia della sanità formigoniana vi è la legge 31 del 1997 che rivoluzione il sistema sanitario della nostra regione.
Con questa legge al centro del sistema vengono poste le prestazioni sanitarie e i rispettivi rimborsi posti in un mercato in cui la regione paga la prestazione a tutti i soggetti accreditati siano essi pubblici o privati.
Il centro su cui ruota tutto il sistema non sono più i bisogni di cura dei cittadini e il diritto alla salute ma il mercato delle prestazioni sanitarie trattate come merce.
Il tutto mascherato dallo slogan: “libertà di scelta”.
Cioè si dice che il cittadino ha ora la libertà di scegliere da chi essere curato, sia esso pubblico che privato..
Occorre però ricordare che chi ha bisogno della prestazione sanitaria, il malato, si trova in una posizione di palese debolezza, non si muove come un normale consumatore che deve acquistare ad esempio un’automobile.
Chi è malato non è nella condizione ideale per esercitare la scelta di quale struttura servirsi. Spesso non ha né la competenza né le informazioni per decidere consapevolmente in un mercato davvero poco trasparente.
Così il mercato sanitario finisce per essere dominato dall’offerta: è l’offerta che determina la domanda.
L’attenzione e il potere è incentrato tutto su chi eroga la prestazione sanitaria e non sul malato.
In secondo luogo chi eroga una prestazione sanitaria può essere un soggetto pubblico oppure un soggetto privato accreditato. In un mercato ovviamente le varie offerte sono in concorrenza tra di loro e non certo in collaborazione. Questo genera varie distorsioni del sistema.
L’imprenditore che investe il capitale nella salute lo fa per ottenere un profitto (commisurato al capitale investito). Se la resa fosse insufficiente, il capitale si sposterebbe verso settori più profittevoli. Questo è il normale comportamento degli imprenditori, e le cliniche private hanno obiettivi di produttività come ogni altra impresa. Ciò non significa che una clinica privata accreditata necessariamente si trasforma in una fabbrica di operazioni, condotta da medici senza scrupoli con l’obiettivo di estorcere denaro al servizio sanitario nazionale. E’ vero però deve aumentare i rimborsi da parte della regione e ridurre i costi.
Per aumentare i rimborsi in regime di concorrenza si punta in primo luogo a sviluppare quelle prestazioni sanitarie che sono più remunerate.
Questo porta a puntare su alcune prestazioni specialistiche a scapito di altre.
Si pensi all’abnorme sviluppo dei centri di cardiochirurgia (ce ne sono più in Lombardia che in tutta la Francia), alla frequenza dei parti cesarei (che danno diritto ad un rimborso ben maggiore del parto naturale e che hanno raggiunto il 38% dei parti in Lombardia contro una media europea del 15%), al proliferare dei by pass e di altri interventi. Così la Regione paga ben 4,7 miliardi di rimborsi di prestazioni mediche ed il 30% va a strutture sanitarie private. Un sistema che finisce col pesare sui cittadini e contribuenti lombardi.
Questa proliferazione è fatta non in collaborazione ma in concorrenza, senza tenere conto delle reali esigenze dei vari territori, per esempio possono sorgere due o più stroke unit a dieci chilometri di distanza. Così per le strutture e reparti ad altissima specializzazione pensiamo ai centri trapianti di fegato, alle rianimazioni, alle cardiochirurgie, alle neurochirurgie e così via.
C’è anche quindi poca programmazione della prestazione sanitaria: basti pensare che, nonostante le numerose strutture accreditate, i tempi di attesa sono diventati intollerabili. Così si è venuta a creare una discriminazione fra chi può permettersi di pagare e godere subito della prestazione, e chi è costretto ad aspettare.
Mentre le prestazioni meno rimunerative vengono snobbate come quelle offerte dai pronto soccorso e dalle strutture di rianimazione e dell’emergenza-urgenza in generale..
Non solo. Una sanità improntata secondo un sistema aziendale e di mercato è troppo incentrata sugli erogatori del servizio, e finisce per trascurare la prevenzione. Eppure è con la prevenzione che si può salvaguardare meglio la salute dei cittadini e ridurre la spesa sanitaria.
Inoltre si cercherà di ridurre le spese con tutti gli strumenti disponibili.
Il principale capitolo di spesa è quello del personale, da qui l’esternalizzazione di vari servizi negli ospedali e nelle Asl. La ricerca del minor costo rispetto alla professionalità, alla formazione e alle capacità degli operatori sanitari a tutti i livelli.
La missione pubblica è stata trasformata in profitto con il progressivo impoverimento delle professionalità, spinte verso altre strutture per permettere agli speculatori privati di ridurre i costi del personale assumendo direttamente lavoratori sottopagati.
E’ necessario allora voltare pagina partendo proprio dalla legge 31 del 1997. La riforma della sanità lombarda deve rimettere al centro i bisogni di salute dei cittadini e il diritto alla salute.
Occorre costruire un modello diverso di sanità che salvaguardi l’universalità dei diritti.
I diritti dei cittadini rispetto alla salute e all’assistenza.
I diritti del lavoro, perché attraverso questi è possibile conoscere il reale grado di civiltà di un paese.
Un modello che riparta dalla giusta distribuzione dei poteri tra i soggetti istituzionali e tra questi e i soggetti privati.
Occorre improntare un sistema fondato su prevenzione e programmazione della prestazione sanitaria, ove pubblico e privato, più che farsi concorrenza si trovino a cooperare per fornire una prestazione di qualità. Ovviamente è importante che l’operatore pubblico persegua obiettivi di contenimento dei costi ed efficienza delle prestazioni, e quindi i controlli devono essere svolti seriamente tanto nelle strutture pubbliche che in quelle private, e da soggetti non in conflitto di interessi.
Inoltre bisogna vietare o limitare quegli eccessi produttivistici, in sanità davvero poco consoni, come la remunerazione dei medici in funzione delle operazioni eseguite. In breve, occorre mettere al centro i bisogni di cura del cittadino e non il business.
Questo permetterebbe di riorganizzare il sistema sulla base delle esigenze dei singoli territori soprattutto per le attività più delicate come la prevenzione, l’emergenza urgenza e la cura dei lungo degenti. Fondamentali anche se meno remunerative dal punto di vista economico.
Ma la sanità non è un mercato come quello delle automobili e la salute non è una merce qualunque e questo va rimesso al centro della filosofia dell’organizzazione di un modello a misura di cittadino.
Infine una sanità di eccellenza non può essere disgiunta da una costante attività di ricerca e di formazione. Anche in questi campi la Lombardia, ben prima di Formigoni, era un’eccellenza. I grandi ospedali da decenni promuovono una costante attività di ricerca di base e clinica accompagna dalla formazione. La ricerca biomedica lombarda è l’ unica che si possa confrontare con i paesi più avanzati del mondo, e le nostre università producono ottimi medici e ottimo personale sanitario. Anche qui finora, le ragioni del profitto e della politica hanno prevalso su quelle della competenza e della professionalità. Questa visione va invertita con forza.
Concordo su tutto e aggiungo che l’aziendalizzazione sfrenata non solo ha moltiplicato le cariche direttive da “riempire” con gli amici e i clienti ma ha posto in fittizia concorrenza fr loro anche le stesse Aziende Ospedaliere pubbliche così che il paziente teoricamente “libero di andare dove vuole” deve dai medici di una disciplina X dell’Ospedale Pubblico A venir dissuaso ad andare in altro Ospedale Pubblico B ove potrebbe ricevere prestazioni di miglior qualità di una disciplina Y. In caso contrario i medici “X” sono colpevoli di comportamento antiaziendale (sic!) pur avendo fatto in primis l’interesse del paziente e per di più aver in realtà seguito alla lettera la legge 31..una vera follia!
Sono completamente d’accordo con mauro. La qualità del discorso non si può separare dal carisma della persona che lo incarna. In altre parole è un esplicito invito a Pippo perchè si candidi. Senza forzare modi e tempi ma la prospettiva deve essere quella. Poi c’è tanto da fare, da capire, da studiare, da ricucire. In tutti i campi: dalla mobilità alle infrastrutture ( devo dire che mi sembra molto debole il ragionamento meno autostrade e più autostrade telematiche) , dall’energia, al consumo di suolo.
Mi angoscia un po la grandezza dei problemi e l’approssimazione che vedo in giro. Però questa partita ce la dobbiamo giocare
Esatto, bisogna passare dall’io al noi, è stato lo slogan con cui è stato vinto l’ultimo congresso provinciale a casa mia. Però è anche vero che le idee senza gambe non vanno lontano, così come le gambe senza idee possono fare tanta strada, ma non è detto che vadano nella direzione giusta! Insomma, per essere più esplicito: va bene costruire un programma e va benissimo che le idee siano condivise con chiunque abbia voglia di ragionare sulle cose… ma la persona che si candida deve essere parte di questa costruzione, altrimenti poi questo lavoro sarà inutile, perchè una persona che non abbia partecipato a questo laboratorio politico, che peraltro è già partito da tempo, non sarà in grado di fare camminare quelle idee e di portare alla “prossima fermata”.
Sono d’accordo, non mi sono mai piaciuti i personalismi.
Partiamo dalle idee, dai programmi…però resto dell’idea che poi ci vuole un candidato che li condivida fino in fondo e che abbia la stoffa di portarli avanti.
Se vale copiare, il lavoro sul consumo di suolo e sullo sprawl urbano di un assessore mi pare del PD di cui adesso non mi viene il nome è una ottima base di partenza sul tema del territorio, della cultura e dell’ambiente.
Aggiungo: una sottorete di tante piccole “Vento”, già in gran parte presenti, per seguire tutti i fiumi di cui abbonda la regione e farne una rete sia fisica che informatica con agriturismi, B&b, luoghi di storia e di cultura… a partire, magari, dalla storia del Masso 1 e 2 di Cemmo i primi ritrovati dal Touring Italiano nel ’10s dell’altro secolo, che non ho mai potuto vedere dal vivo perché hanno orari e giorni di visita che sembrano usciti da un regolamento delle primarie qualsiasi…
Pippo, ti appoggio in tutto, però per favore CANDIDATI!!!!!!!
Al primo posto i supermercati. Poi all’uscita di tutti i luoghi di aggregazione, stadi, teatri, grosse fabbriche, ecc.
Vento NUOVO, facce NUOVE, il ” nuovo” al centro del msg.
Riuscire a mostrare VISIVAMENTE cosa sarebbe questo nuovo.
Un bel faccia a faccia tra te ed il sindaco di PV… Sarebbe il massimo.
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[...] La prossima Lombardia è la pagina a disposizione di tutte e tutti per la raccolta di proposte e suggestioni. [...]
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[...] oltre al toto-nomi, sicuramente avvincente, che ne dite di partecipare, moderatamente, alla raccolta di idee e di proposte per la Lombardia. Tweet(function() { var po = document.createElement('script'); po.type = 'text/javascript'; [...]
[...] ontinuano ad arrivare i contributi per la Prossima Lombardia. [...]
[...] Il consigliere Civati continua sul suo blog ha portare avanti un lavoro di raccolta di idee per la r… [...]
[...] Continuano ad arrivare i contributi per la Prossima Lombardia. [...]
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[...] E per la Lombardia, io un nome ce l’avrei. Share this:TwitterFacebookGoogle +1TumblrLinkedInEmailRedditPinterestLike this:Mi piaceBe the first to like this. Questa voce è stata pubblicata in Politica e contrassegnata con civati; lombardia; formigoni;, Elezioni, Governo, parlamentari, PD, politica, rinnovamento, stato. Contrassegna il permalink. ← Torno presto [...]
[...] intanto, prosegue la raccolta di idee per la Prossima Lombardia. Partecipate anche voi. Tweet(function() { var po = document.createElement('script'); po.type = 'text/javascript'; [...]
[...] Per questo servono primarie subito: sulle candidature e soprattutto sulle idee. [...]
[...] Oltre alle idee che continuano ad ‘affluire’ nella pagina che ormai conoscete, per iniziare nel migliore dei modi la campagna elettorale, vale la pena di parlare della campagna elettorale stessa. [...]
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[...] Pullulano le candidature e il sottoscritto è presentato, come spesso gli capita, come «il candidato della rete» e come «il blogger con grande seguito mediatico». Simili etichette fanno un po’ sorridere (vorrei sapere quanti sono gli esponenti politici italiani che fanno più chilometri, ogni anno), ma sono funzionali quantomeno ad aprire una riflessione collettiva, che vi propongo in questa sede. [...]
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[...] e rilancio l’invito di Pippo Civati: una grande raccolta programmatica per il futuro della [...]