Archivio mensile Archivio: agosto 2006

Monzaper

Tra qualche ora prenderanno il via le iniziative di Monzapiù, la rassegna che accompagna in città il Granpremio di Formula 1. In più, quest’anno, a partire dal 5 settembre, per quattordici giorni, si terrà la Festa dell’Unità di Monza. Sul sito www.salamella.it potrete scoprire il programma dei dibattiti politici, il calendario degli spettacoli, gli incontri promossi dalla Sinistra giovanile. Da Monzapiù, insomma, a Monzaper, a una Festa dedicata alla città, all’incontro e allo scambio di idee e di proposte, in vista delle sfide elettorali del prossimo anno e del 2009, quando si voterà per la Provincia. La nuova sede della Festa, l’area TPM di via Borgazzi, è di per sé indicativa dell’impegno dei Democratici di Sinistra per il recupero di aree da destinare alla cittadinanza: come già per il Macello negli anni scorsi, aprirà una vera e propria porta sulla città, in cui verrà descritto il lavoro svolto dall’Amministrazione Faglia attraverso la diretta testimonianza del sindaco e degli assessori e si parlerà di nuova Provincia, di Ulivo e, soprattutto, di quel che c’è da fare, in termini politici e programmatici, per vincere ancora nel 2007. Una porta e una piazza, insomma, aperte a tutti coloro che vorranno partecipare. Vi aspettiamo, come sempre.

Il dopo-Formigoni

Panzeri e Mirabelli duettano oggi sulle pagine milanesi di Repubblica per rilanciare un progetto dell’Unione in Lombardia dopo l’embrassons-nous di fine luglio, che ha visto DS e Margherita votare un ordine del giorno predisposto dalla maggioranza che regge Formigoni. Il tema, lo ricorderete, era quello delle infrastrutture e del federalismo fiscale, alla luce di un bipolarismo più responsabile e meno gridato. Si tratta certamente di una prospettiva che contiene spunti interessanti, ma che va riequilibrata con una maggiore attenzione, da una parte, al lavoro del governo Prodi e, dall’altra, con un chiaro riferimento ad un modello da costruire per il dopo Formigoni. L’obiettivo è rappresentare questa nuova Lombardia con il resto dell’Unione – essendo Ulivo e Unione due progetti assolutamente compatibili, anzi di più – esorcizzando non soltanto il pericolo inciucio (che personalmente mi atterrisce), ma anche l’incapacità di porsi come alternativa credibile a un modello, quello formigoniano, letteralmente esausto e in cerca di sponde un po’ dappertutto. C’è stato un dopo-Berlusconi, ci sarà anche un dopo-Formigoni. Riusciremo ad interpretarlo se sapremo costruire un progetto credibile e vincente. Il lavoro è appena iniziato.

Il pessimismo dei pizzoccheri

L’altro ieri Walter Veltroni – che domani sarà alla Festa dell’Unità di Milano – ha dichiarato che se non si farà il partito democratico non proseguirà con il suo impegno politico. Una presa di posizione forte e radicale, che fa riflettere. Lavando i piatti del ristorante Valtellina (a proposito: vi aspettiamo per cena, tutti i giorni) i dubbi si moltiplicano e si rincorrono le riflessioni. Si farà il partito democratico? Ci credono ancora i leader nazionali? Il percorso seguito finora lascia spazio soltanto al pessimismo e ad un evidente passo indietro. L’impressione è che negli ultimi mesi si siano sentite soprattutto le ragioni di chi il partito democratico non lo vuole e anche la scelta di non discuterne nel corso della Festa milanese la dice lunga sull’indecisione dello stesso gruppo dirigente. Speriamo che nei prossimi giorni si torni a discuterne, anche soltanto davanti a un piatto di pizzoccheri, al ristorante Valtellina. Per evitare che il pessimismo prevalga e si perda, per l’ennesima volta, una grande occasione.

La stazione dei desideri

Riparte di slancio, dopo un agosto di cantieri e di pensieri sul futuro, la vita politica cittadina. Sabato mattina, alle 9.30, finalmente apre il nuovo ingresso della stazione ferroviaria di Monza su piazza Castello. E’ incredibile ma da quando esiste la stazione chi vive a Monza, nella parte orientale, ha sempre dovuto “fare il giro” per prendere il treno. Risalire via Turati, il cavalcavia, scendere per via Caduti del Lavoro e arrivare finalmente in stazione. Da sabato, risparmierà, ogni mattina e ogni sera, dieci minuti. Moltiplicateli per una vita da pendolare e capirete cosa intendo dire. Due accessi is megl che uàn, in sostanza, per raggiungere il treno e andare a lavorare e a studiare, a Milano e in Brianza. Inoltre, nella stazione bis ci sarà posto per le auto, con un parcheggio convenzionato e a prezzi accessibili, per le bici, con una pista che in futuro entrerà direttamente in stazione, per gli autobus, che potranno attestarsi, come si suol dire, vicino ai binari. Consentendo una razionalizzazione del servizio di trasporto pubblico locale e del traffico sull’altro versante, quello di via Arosio e corso Milano, per altro appena riconsegnato alla città con un bel lavoro di recupero dei malfamatissimi giardini e della loro fontana. La soddisfazione è tanta, perché era uno dei progetti che la Sinistra coltivava quand’era all’opposizione e ora ha potuto realizzare. E non si tratta “solo” di treni, ma anche di cultura, perché con il nuovo ingresso il complesso del Binario 7 (teatro, spazio espositivo, sede di iniziative culturali) si potrà raggiungere in pochi minuti dalla stazione centrale. Dalla stazione dei desideri, Monza riparte.

Specchio riflesso

«Ma chi crede di essere?» tuona Formigoni contro Pecoraro Scanio, rivendicando i famosi (stavo per scrivere: fumosi) successi della Regione Lombardia in campo ambientale. Da piccoli, quando si esagerava con gli insulti, il modo migliore per rispondere era: «Specchio riflesso. Chi lo dice sa di esserlo». Così, se fossi Pecoraro Scanio, risponderei a Formigoni. Che nello stesso pezzo del Corriere si conferma bipartisan solo a parole. Anzi, un dipartisan. La parte, ovviamente, è il centrodestra. Dopo aver pontificato sul piano anti-smog, ecco la precisa presa di posizione sulla polemica al calor bianco che si è aperta sui ticket d’ingresso a Milano. «Formigoni preferisce non intervenire». Che cosa c’è di meglio di un presidente che si crede di essere un fenomeno e poi non interviene per spiegare che forse è il caso di discutere il ticket in tutte le sedi istituzionali competenti?

Se si ribellano i Corpi Santi

Ancora sul ticket di ingresso. A settembre si conoscerà nel dettaglio la proposta Moratti per il pedaggio di ingresso a Milano. Una proposta che il sindaco intende applicare fin dal 1 gennaio 2007. Si basa, a quanto abbiamo capito dalle dichiarazioni dell’assessore Croci, del pedaggio per tutte le auto che entrano in città, esclusi i veicoli meno inquinanti (Euro4, gpl, metano), e il costo si aggirerà sui tre/quattro euro giornalieri. Sarà un ticket che prescinderà dalla situazione dell’inquinamento e porterà alla riduzione di un 10, forse di un 15% delle auto che entrano in città, senza una particolare riduzione del traffico veicolare, ma con un introito per il Comune di circa 150 milioni di euro all’anno. Di per sé la scelta è coraggiosa, anche se va meglio precisata. Quello che proprio non funziona è la differenziazione tra milanesi e non milanesi, tra cittadini dell’urbs e pendolari, per l’evidente rischio che si avvii una sorta di guerra dei dazi tra Milano e quelli che anticamente si sarebbero chiamati i Corpi Santi, ovvero i Comuni fuori dalle mura (cfr. una pagina della storia della città). Oggi si tratta della prima cintura, dei Comuni a ridosso della città, ma anche di città come Monza, che vede un flusso di più di diecimila persone che ogni giorno vanno a Milano. E’ evidente che la questione vada affrontata su di una scala più grande, capace di interpretare i flussi dell’intera area metropolitana e programmando gli investimenti su tutto il territorio. Se, come sembra dalla proposta Moratti, l’inquinamento è causato soltanto dai pendolari, forse è il caso di chiedersi se i mezzi che ci portano a Milano siano sufficienti, se i parcheggi non siano troppo cari, se le linee di treno e metropolitana possano migliorare. Tutte domande per ora soltanto retoriche che rischiano di perdersi nella polemica tra Croci e Corpi Santi, che ci parla di una storia milanese curiosamente rovesciata.

Ticket per ticket

Il dibattito sul ticket d’ingresso impazza sulle pagine milanesi dei giornali. Contro la proposta del sindaco Moratti, che intende introdurre un ticket da pagare al confine (e, quindi, totalmente a carico dei non milanesi), è sotto attacco da parte dei sindaci dei Comuni dell’hinterland, che minacciano di rispondere “ticket per ticket”, promovendo iniziative analoghe nelle proprie cittadine. Paolo Matteucci, assessore provinciale, si dice preoccupato e ribadisce la necessità di un tavolo di concertazione sovracomunale, per evitare il “tutti contri tutti”. Davide Corritore interviene come al solito con puntualità confermando più di una perplessità che avevo personalmente espresso. Il ticket Moratti penalizza i non milanesi senza toccare i milanesi – e questo, deve aver pensato Moratti, dal punto di vista elettorale non è affatto una piccola cosa – configurandosi più che come una tassa anti-smog, come un semplice dazio doganale. Corritore parla di Londra e ricorda che il ticket riguarda tutti gli automobilisti, formandoli a una diversa cultura della mobilità, e non è esteso a tutta la città, ma soltanto a una sua parte. Si chiede se la diminuzione di traffico che si aspetta sia significativa (alcune stime parlano del 10% in meno delle auto che provengono da fuori). Con Corritore, anch’io mi interrogo sulla destinazione di quei 150 milioni di euro all’anno che si pensa di poter ricavare dall’introduzione dei ticket. E mi chiedo: è proprio il caso che rimangano solo a Milano? Non dovrebbero sostenere piuttosto i collegamenti da e verso la città? Forse sarebbe più utile. Ne parleremo, perché la proposta Moratti ha molti elementi da valutare con attenzione.

Una Regione a 56k

In un Consiglio regionale in cui si sa tutto di tutto di peppole e fringuelli, manca una certa conoscenza dei problemi di comunità come quella di Rivarolo del Re in provincia di Cremona, di cui parla oggi Repubblica: si tratta del tema della connessione a internet delle comunità rurali, ribadito dal sindaco del piccolo Comune della Bassa, che riguarda decine e decine di centri, in cui ancora la connessione a 56k è l’unica soluzione per collegarsi al World Wide Web. Inutile aggiungere che la questione è stata posta più volte dal nostro gruppo in aula e nelle commissioni senza alcun risultato. In Italia fanno (giustamente) notizia le questione infrastrutturali, le “arterie” del sistema, ma del suo “sistema nervoso” (autostrade informatiche, internet libero, wifi) sembra interessare poco o nulla al nostro sistema politico. Meno male che a Cremona ci hanno pensato i mantovani di Teanet che stanno provvedendo nelle due province a rendere accessibile banda larga e collegamento senza fili. La Lombardia è fatta così, si muove nonostante la Regione.

Letteratura d’evasione

Tra tante letture estive, anche una bella intervista di Romano Prodi. Dopo anni di tremontismi e di secessionismi fiscali, di condoni a ripetizione e di barzellette sulle Fiamme gialle, ecco arrivare parole chiare e forti perché «gli italiani siano uguali anche davanti alle tasse». Il vecchio adagio del «pagare tutti, pagare meno» che diventa pratica di governo. Le parole di Prodi:
«Serviranno tempo e pazienza, ma questa è la priorità assoluta di ogni giorno della nostra attività. Se tutti verseranno il dovuto, le imposte potranno scendere. Incroceremo le fatturazioni, basta contanti e possibilità di pagamenti in nero. Purtroppo l’evasione è ancora alta, bisogna introdurre regole che garantiscano giustizia per tutti. Giustizia: questo è il nostro obiettivo».
«Attenti però noi non stiamo mettendo in piedi uno Stato di polizia, ma stiamo cercando di ricostruire un senso dello Stato».
«Ci vorranno sette-otto anni di politica continua, ripeto di politica continua, per risolvere il problema dell’evasione fiscale. Ci vuole tempo e pazienza. Ma questa è la priorità fortissima che daremo ogni giorno alla nostra attività di governo».
Avanti così, Romano, che vai bene.

Il castello delle identità

In questi giorni di vacanza, ho scoperto, grazie a un’indicazione di Roberto, Il castello bianco di Orhan Pamuk. Una lettura – benché troppo ricercata per i miei gusti – di grande interesse soprattutto per lo svolgimento del tema dell’identità. L’italiano e il turco, due sosia in una Istanbul secentesca dai colori vividi e dalle molte bellezze, si confrontano, si raccontano vicendevolmente, fino a scambiarsi, fino a ricercare se stessi nel confronto con l’altro, in un percorso di transfert esistenziale e culturale, improntato esclusivamente alla conoscenza di sé. E allora emerge con forza il tema dell’identità, tema scivoloso e difficile come pochi altri, che si scopre definirsi soltanto nel confronto con l’altro, nello studio degli altri come se fossimo noi stessi, nell’impossibile tentativo di guardarci negli occhi del vicino per comprendere chi siamo e di definire, così, noi e il mondo. Il protagonista di Pamuk, prese ormai non soltanto le sembianze, ma la vita dell’altro, torna alla propria infanzia, nell’ultima, spettacolare pagina del romanzo. Ed è un percorso di suggestioni e di immagini che ci parla di noi, e del rapporto con l’Oriente, attraverso il fondamentale tema della vita umana, che tutti ci accomuna, ben più del sapere e della scienza o delle eredità e provenienze di cui siamo espressione. Per capire che siamo tutti alla ricerca di noi stessi e che gli altri – così simili, così diversi -, in questa ricerca, risultano essere decisivi.