Il 2021 volge al termine, portando con sé un sacco di momenti difficili e di incertezze. È stato il secondo anno del biennio del Covid che per due terzi ha, appunto, segnato il triennio di People.

Non è stato un anno semplice per nessuno e abbiamo patito molto la situazione generale, come è capitato a tutti (lo ripetiamo da tempo: non è questione di categorie o, peggio, di corporazioni).

Ciò non ci ha impedito di metterci in marcia con assetto tipo Brancaleone, in fuga con Bidon, accompagnati ogni sera da una storia del multiforme Bückler e ogni giorno dai tweet sbalorditivi di Alessio Viola.

Abbiamo cercato Willie, riso con Emanuela Fanelli, dialogato con il saggio Fabio Geda (un vero Jedi) e scoperto un Sio inedito (pur avendo, Sio, prodotto ogni cosa).

C’è chi come Marco Posani ha avuto la svolta mistica, chi si è battuto per la legalizzazione della cannabis, chi, con Marco Vassalotti, ha insistito nella campagna a cui abbiamo tenuto di più: Patrick Zaki libero.

È stato un lungo viaggio che ha toccato le plaghe sanguinose del Pojanistan che abbiamo attraversato con il motto “paura e schei mai avui”. Un viaggio che ci ha portato in Sudan, nella Repubblica Centrafricana, in Russia, fino alla Nuova Zelanda di Jacinda Ardern.

Non ci è mancato l’Ossigeno, tra BLM, ricchi e poveri, cambiamenti climatici, salario minimo e la politica che tramonta e albeggia insieme.

Ecco, il nostro percorso degli ultimi mesi: costretti a far Salgari per ragioni pandemiche e però continuando a raccontare le trasformazioni e i cambiamenti del mondo in cui viviamo.

People 2021 finisce solo perché inizi People 2022.

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