Irene Fantappié cura una preziosa edizione del pamphlet In questa grande epoca di Karl Kraus (Marsilio).

È un testo che ruota intorno alle responsabilità che hanno condotto alla prima guerra mondiale, responsabilità che Kraus non esita ad attribuire alla stampa e agli intellettuali, colpevoli di avere fomentato il nazionalismo, di averlo diffuso e reso popolare: «giorno dopo giorno insegnano la paura ai popoli finché essi, a ben ragione, non la sentono davvero». Confondono il falso con il vero, in una trappola mediatica in cui tutto si perde, a cominciare dal senso delle proporzioni, facendo vivere l’entrata in guerra come un trionfo, atteso e propizio.

Come scrive ne Gli ultimi giorni dell’umanità, Kraus registra ciò che si muove intorno a lui, senza aggiungere altro: «I fatti più inverosimili qui riportati sono accaduti veramente; ho dipinto ciò che si altri si sono limitati a fare. I più inverosimili discorsi qui tenuti sono stati pronunciati parola per parola; le più crude invenzioni sono citazioni».

In più, scrive Kraus, la stampa «non avanza solo la pretesa che i veri eventi siano le sue notizie sugli eventi, ma provoca anche questa sinistra identità, per cui sembra che i fatti debbano essere prima riferiti e poi compiuti, e spesso provoca anche tale possibilità». Un’epoca che scambia l’edizione straordinaria (die Extraausgabe) con l’evento (das Ereignis), «un’epoca che coi nervi infiammati si lascia sviare dalle menzogne ai fatti (von Lügen zu Fakten)».

Sono passati cent’anni da quella guerra, per celebrare il centenario pare che la politica europea voglia fare rivivere quella temperie culturale e politica. Penso sia una pessima idea.

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