Un mio amico e collaboratore mi toglierà il saluto, dopo questo post, perché sostiene che io faccia troppe citazioni. E che per questo vada punito.

Eppure Kant può tornare utile, oggi, per definire il ruolo dei partiti del centrosinistra, al centro del solito defatigante dibattito sui giornali e del lavoro che Bersani ha voluto indicare alla direzione nazionale del Pd.

Per cogliere il vento, che soffia (anche troppo forte per le consuetudini di un certo ceto politico), non è proprio il caso di mettersi in direzione ostinata e contraria. Controvento, come qualcuno ha sostenuto, anche tra i dirigenti del Pd.

Non è proprio il caso di chiudere le finestre di casa (e del Palazzo). Le correnti, quelle della società, fanno soltanto bene alla politica. Anzi, sono politiche esse stesse. Sono le correnti domestiche che fanno male, e molto, ai partiti del campo progressista.

Per dare al vento che soffia i tratti di una energia di governo, le pale vanno collocate nei punti più indicati. Dove il vento soffia, dove cambiano le cose, dove c'è lo spartiacque tra la conservazione e l'innovazione. Senza rovinare il paesaggio circostante, s'intende, ma conservando quel tratto di visibilità e di trasparenza, che sono sempre più necessarie.

Le pale fanno resistenza, certo, nei confronti dei tratti massimalistici di questo vento, ma hanno la vocazione di trasformarlo in energia e di metterlo a disposizione anche di chi, questo vento, non lo sente soffiare.

So che la metafora del giramento di pale potrebbe essere fraintesa, soprattutto tra un elettorato di centrosinistra a cui gira da parecchio tempo qualcos'altro. Ma è l'immagine più coerente che mi sia venuta, in questi giorni di analisi del voto: perché i mulini a vento fanno segno alla funzione dei partiti, in un momento come questo, alla fine di un lungo ciclo politico.

Combattere per i mulini a vento, come sostengo da anni, ha questo significato, che conserva i tratti utopici della spinta popolare ma le dà una dimensione e un profilo di governo.

Ed ecco Kant: perché la funzione dei partiti, in questo momento, deve essere trascendentale. Non deve risolversi, un partito, nel movimento, ma deve stare nella società (essere immanente, si direbbe con terminologia filosofica), per organizzare quanto dal movimento proviene. Le spinte reali e i grandi slanci della società civile, civilissima, da un parte, e la sapienza di chi ha la funzione di rappresentarli e di dare loro una razionalità e una compiutezza che altrimenti non avrebbero. Un'organizzazione, se volete un termine più vetero, che però è necessaria per governare un Paese più complesso.

La concretezza, del resto, non è la semplice-presenza degli slogan e degli interessi particolari a cui ci ha abituati il berlusconismo, in tutti questi anni. Esce dalla complessità e vi fa ritorno. Perché l'Italia è un grande Paese. Banalizzarne le qualità ci ha fatto solo male.E ci vuole un partito che abbia l'umiltà di definirlo, questo ornitorinco di cose nuove, senza adottare esclusivamente antiche categorie, ma offrendo alla comprensione della realtà qualcosa che possa darne compiuta rappresentazione.

Ecco la sfida in poche parole. Che è nostra solo perché è di tutti quelli che vogliono cambiare le cose. E sono molti, sempre di più.

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