Tra le tante cose intelligenti che Formigoni ha fatto negli ultimi tempi, segnalo l’adesione dell’indeciso più caro (in tutti i sensi) della Lombardia al manifesto Per l’Occidente di Marcello Pera. Una scelta che esprime perfettamente la difesa della cristianità così come la immagina il cattolicissimo presidente della Regione più importante del Paese. Fortunatamente, non sono tutti come lui e qualche cattolico, di grande valore, anziché appuntarsi spillette e striscioni occidentalisti (proprio così, come la intendono Buruma e Margalit, ma al rovescio) sceglie il silenzio (categoria estranea al presidente-senatore-perpetuo-esternatore) e la riflessione più ponderata. E’ il caso di Enzo Bianchi, fondatore e priore della Comunità Monastica di Bose, e del suo bellissimo La differenza cristiana pubblicato da Einaudi e già andato a ruba. Bianchi si interroga sul ruolo del cristiano nella società e giunge a conclusioni fondamentali, anche per i laici, per ridiscutere tante questioni da posizioni più equilibrate e reciprocamente più rispettose. Propone l’adozione di «un linguaggio antropologico» comprensibile da tutti, invitando tutti con Ricoeur ad una «laicità di confronto», una laicità – precisa Bianchi – «capace di rispetto per le religioni, le loro manifestazioni pubbliche e le loro convinzioni, proposte anche alla società nella dialettica democratica». Ma chiedendo d’altra parte alla comunità cristiana di non cadere nella peggiore delle tentazioni: «quella – spiega – di identificarsi con l’Occidente, di declinarsi come “religione civile”». Bisogna evitare di «svuotare la prospettiva escatologica della chiesa»: «il prezzo da pagare sarebbe altissimo: come si manterrebbe libera di rispondere in ultima istanza solo al vangelo, come potrebbe, in nome di questo, assumere posizioni coraggiose o proferire parole profetiche, anche se scomode per l’ordine regnante?». Ecco il senso della «differenza» che la «comunità cristiana è chiamata a vivere», «nella qualità delle relazioni, divenendo quella comunità alternativa che […] esprima la possibilità di relazioni gratuite, forti e durature». Anziché riesumare una «cristianità che appartiene al passato», chiusa e arroccata, Bianchi propone un punto di equilibrio, anzi una vera e propria convergenza, di evangelizzazione e dialogo. Una prospettiva diversa, in cui molti laici si possono riconoscere, proprio perché immediatamente pluralista e aperta all’accoglienza, senza debolezze e senza imposizioni. Una bella differenza.

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