Mi sa che una cena la devo offrire a Grillo

Beppe Grillo torna a parlare di me sul blog.

Parla ancora di cene a cui sarei stato con i suoi parlamentari, che non ci sono mai state. Per la verità, c’è stato un solo invito, la scorsa settimana, e non da parte di dissidenti del M5S, ma di esponenti del M5S che erano curiosi di conoscermi (adesso potete far partire le spie per capire chi erano), ma a cena non ci sono andato (ero già di ritorno a casa).

Parla di scouting e di altre sciocchezze, quando sa benissimo che mi sono rivolto a lui mille volte per chiedere quale poteva essere il premier del governo del cambiamento, visto che Bersani non lo (li) convinceva. E ovviamente non diede alcuna risposta, come non la diede su altre cose. Il suo disegno era prendere il 100% la prossima volta. Auguri.

E che non mi sono mai rivolto a una parte del M5S, ma al suo insieme, e non da oggi. Con scarsi risultati, dice Grillo, certo. Infatti al governo c’è Berlusconi. Complimenti.

La verità è che non mi vuole male, e io non gliene voglio: solo penso stia perdendo un’occasione storica e continui a sbagliare. E con tutta la pubblicità che mi sta facendo, forse è venuto il momento che Grillo accetti il mio invito a cena. In modo che lo possa ringraziare, e anche digliene quattro. Un privilegio che milioni di italiani mi individierebbero.

P.S.: Grillo sa che non entrerò nel M5S (mi dovrebbero espellere dopo poche ore, oltretutto), ma sa benissimo che se fossi stato il segretario del Pd in questi anni, avrei risposto alle sue provocazioni (e ad alcune sue proposte), non avrei snobbato i suoi risultati, e la nostra storia sarebbe stata diversa. Meno spiritosa e più seria di com’è stata e di com’è.

Qualche legge di cambiamento

Il vostro affezionatissimo sul Messaggero di oggi.

I candidati che sostengo io vincono

Così D’Alema ieri. Cuperlo, con eleganza, conferma di essere il candidato di D’Alema e però si schermisce: “Non vorrei interrompere questa statistica”.

Pierluigi Bersani, ultimo candidato vincente di D’Alema, invece insiste perché alla fine Guglielmo Epifani si candidi: chi l’avrebbe mai detto?

Insomma, ci si avvia al Congresso, in attesa che si schierino Matteo Renzi e i suoi. Ma attenzione: le regole si conosceranno solo a metà luglio, poi con tutta calma, a settembre, ci si avvierà al dibattito.

Per quanto mi riguarda, ecco che cosa ho dichiarato a Repubblica:

Non è una priorità

L’anti-corruzione, secondo Anna Maria Cancellieri, non è una priorità.

Una frase detta così, tra le altre, che campeggia sulla prima pagina di Repubblica. Che brutto segnale.

Bonbon Robespierre

Pare che ieri sera la riunione del M5S sia finita tardi, che nessuno abbia spiegato chi e come avrebbe avviato la famosa compravendita di parlamentari, che lo streaming si sia interrotto, che meno della metà dei parlamentari abbia votato a favore dell’espulsione di Adele Gambaro (79 su 160), che ulteriori espulsioni attendono altri esponenti (se tanto mi dà tanto, anche Paola Pinna non è messa benissimo).

I toni sono quelli della Chimera di Vassalli, ovvero di un bel libro di Sergio Luzzatto, dedicato al fratello minore di Robespierre (letture, entrambe, consigliatissime, a prescindere).

Se volete la mia, tutto questo spettacolo non proprio edificante non favorisce nessuno: anzi, non fa che riaffermare che il M5S ha scelto e ribadito di starsene per i fatti propri, garantendo alle altre forze politiche di fare il bello e il cattivo tempo.

E mentre Letta è da Obama, e Berlusconi dice che l’Europa non ci espellerebbe se superassimo il drei-punkt-null, il M5S espelle Adele Gambaro. Questione di punti di vista.

Il problema in-evaso

Così Rita Castellani, in attesa che il governo assuma la questione come strategica, abbassando prima le tasse sul lavoro, per poi aggredire l’evasione, per poi abbassare ancora le tasse sul lavoro. In un crescendo che si chiama così perché farebbe crescere il Paese.

A proposito del solito editoriale del Corriere dei magnifici Alesina-Giavazzi, che continuano a rinvenire ogni futuro bene dell’Italia nei tagli di spesa pubblica. Il mio modestissimo punto di vista è che la spesa pubblica necessiti di un robusto riordino, fondato su un indirizzo politico chiaro e omogeneo che, per esempio, parta da una drastica razionalizzazione dei centri di spesa, fin qui annunciata ma mai neanche avviata.

Ma il documento della Ragioneria Generale linkato qui sotto chiarisce abbastanza il vero problema: basta anche solo guardarsi tre tabelle: a pag.25 (spesa pubblica in % PIL paesi UE 2000-2011); a pag. 27 (spesa pubblica pro capite paesi UE 2000-2011); e a pag. 28 (entrate pubbliche pro capite paesi UE 2000-2011). Dal lato della spesa, siamo sotto a tutti gli altri grandi paesi europei (tranne che alla Germania, in % PIL: ma, ovviamente, qui è il PIL che conta). In compenso, siamo ampiamente (con una differenza media del 20-25%) sotto a tutti gli altri grandi paesi per le entrate pro capite.

Ne approfitto per ribadire che il principale, insopportabile problema del bilancio pubblico di questo paese è l’evasione fiscale e il conseguente abnorme peso fiscale che comporta sui poveracci che le tasse non hanno mai smesso di pagarle. Avendone in cambio dallo Stato servizi di sempre più bassa qualità e quantità, grazie anche ai soloni che continuano a filosofare su maggiori tagli di spesa, magari guardando sempre alle voci aggregate che risultano naturalmente più cospicue: sanità e istruzione.

Il documento della Ragioneria Generale.

E dopo un mese e mezzo

Il Pd arriva alla stessa conclusione a cui qui eravamo pervenuti: che il segretario può anche non fare il premier e che di tratta di una valutazione politica, non regolamentare.

Nessun automatismo, insomma, ma nessuna separazione.

Il Corriere lo chiama “lodo D’Alema”.

Son cose.

Il nulla accelerato

Questo post è rappresentato solo dal suo titolo, ottima epigrafe per la situazione politica in cui ci troviamo.

Il titolo a sua volta è una citazione da Daniela Brancati, Il coyote liberò le stelle, Laurana.

P.S.: intanto la giornata passa, tra ‘zanonate’ e mosse del giaguaro. Fantastico.

Qualsiasi cosa combinino

Noi andiamo avanti. Anche se dalemiani e renziani e bersaniani si battono per la presidenza della commissione per il congresso (avete letto bene: la presidenza della commissione per il congresso, minchia), noi andiamo avanti lo stesso.

E non ci facciamo nemmeno i calcoli che appassionano Popolino, no, noi ce ne disinteressiamo.

Volevano separare premier e segretario, lo diceva anche D’Alema, che però poi magari se si candida Renzi lo sostiene (però sostiene un po’ anche Cuperlo, perché c’è la left company da tenere buona). Volevano spostare il Congresso e ci sono anche riusciti, per rafforzare Epifani, ma se avessero dato il via al Congresso subito, Renzi non avrebbe avuto tempo per organizzarsi, e quindi adesso stanno cercando di chiudere alla partecipazione di quelli di fuori, così almeno Renzi magari ci pensa, ed ecco che torna Bersani con il governo del cambiamento. Volevano fare in modo che Letta non fosse disturbato dal Congresso, ma Letta ha rinviato tutto, tranne il “decreto del fare” buono solo per i commentatori, e si troverà a fare le cose più sostanziose proprio durante il Congresso. E al Congresso tutti fingeranno di non c’entrarci nulla con le larghe intese, anche se hanno tifato, anche se le hanno votate, perché loro quando votano qualcosa è perché sotto sotto intendono minarla dalle fondamenta.

Poi si chiedono come mai uno non si appassioni al dibattito interno del Pd. Perché ci vuole l’esorcista (termine tecnico): qualcuno che faccia uscire lo spirito del centrosinistra da quel corpo. Alla svelta, anche.

In progress

Mi chiedono come sarà la mozione congressuale che sosterrà la mia candidatura. La risposta è semplice: sarà una mozione in progress (in tutti i sensi, perché mi pare che il pensiero di progresso sia stato un po’ messo tra parentesi, di questi tempi), che declinerà un solo comma della Costituzione, il secondo comma dell’articolo tre.

Rileggete lo con attenzione, serve per rimuovere molti ostacoli, come ricordava Walter Tocci qui sotto:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.