F-35: la tecnologia stealth diventa fatto politico

Rinviata la discussione sugli F-35. Secondo alcuni è pericoloso affrontare l’argomento in campagna elettorale e sarebbe meglio parlarne il meno possibile, adottando una sorta di tecnologia stealth (rendendoci invisibili) dal punto di vista politico. Pare però che l’assemblea del gruppo, chiesta dal vostro affezionatissimo e da altri, sarà convocata comunque nei primi giorni di maggio. Vi terrò aggiornati.

Definitivo

Con 191 voti favorevoli, 32 contrari e 18 astenuti, il Senato, nella seduta antimeridiana ha approvato definitivamente il provvedimento in materia di scambio elettorale politico-mafioso.

Un'ottima notizia.

Complimenti, tra gli altri, a Davide Mattiello, per aver tenuto botta.

Davide commenta così:

Con la riforma del voto di scambio abbiamo fatto una rivoluzione ragionevole.

Il nuovo 416 ter rivoluziona, infatti, la capacita' della magistratura di intervenire per spezzare il rapporto tra mafia e politica, perche' diventa dopo 20 anni irrilevante la dazione di denaro per provare il reato.

È punito d'ora in poi l'accordo, cioè lo scambio delle promesse su voti, denaro e altre utilità. Altro che prova diabolica! Certe intercettazioni telefoniche ed ambientali che sono agli atti di alcuni procedimenti per mafia nel nord Italia, per esempio, da oggi saranno sufficienti ad integrare la condotta penale.

Una rivoluzione, poi, perché le pene per il mafioso si cumulano con quelle del 416 bis.

Ragionevole infine perché il Parlamento ha recepito le preoccupazioni di magistrati, avvocati e accademici sui rischi di incostituzionalità legati alla scarsa tipizzazione del testo e alla irragionevole parificazione punitiva tra condotte differenti.

Insomma: il 416 ter, immediatamente efficace, grazie all'abolizione della vacatio legis, diventa uno strumento efficace, capace di dissuadere dai peggiori propositi i candidati di questo nuova tornata elettorale, cosi' importante.

Per quanto riguarda le polemiche delle ultime ore, vale la pena di ricordare un post di due giorni fa.

La questione della residenza

Antonio Mumolo torna sul post di qualche giorno fa:

Noto in tutti i commenti che si confonde la residenza con la "legittimazione" di un comportamento illegale. In realtà non è così. Gli occupanti senza titolo di beni immobili pubblici o privati possono essere sfrattati o sgomberati indipendentemente dal fatto che siano residenti o meno.

L'attuale legge sulla residenza, proprio perché ad essa sono collegati diritti fondamentali come il diritto al lavoro, il diritto alla salute, i diritti politici etc. stabilisce che l'anagrafe di ogni comune sia obbligata a dare la residenza a coloro che la chiedono.

Per questo la norma è incostituzionale ed in contrasto con altra legge dello stato. Ci sono molte famiglie che abitano in immobili pubblici occupati, che hanno la residenza in quelli immobili. Togliere a loro la residenza senza dare soluzioni alternative aggraverebbe solo la loro situazione e comunque non cambierebbe in nulla la loro qualità di occupanti senza titolo.

Lo ripeto, gli occupanti possono essere sfrattati e/o sgomberati indipendentemente dalla residenza. Se poi lo scopo della norma è dare un segnale contro le occupazioni abusive, si potrebbe almeno stabilire che la residenza a queste persone sarà comunque concessa nella via fittizia, di cui ogni comune deve dotarsi, proprio per garantire questo diritto anche alle persone senza dimora. Per ulteriori informazioni sulla residenza trovate leggi e materiali sul sito www.avvocatodistrada.it.

CivaCalendar: questa sera a Roma

manifesto lavoro panoramico

Se si vuole trovare una soluzione

Oggi il Corriere scrive che non si arriverà all’approvazione della riforma del Senato prima delle Europee, se non forse in Commissione.

Ovviamente non si arriverà nemmeno all’approvazione dell’Italicum, votato solo dalla Camera. Lo schema delle scadenze a ripetizione non ha funzionato.

In compenso, c’è, sempre che si voglia uscire dalle polemiche, una soluzione che potrebbe trovare (quasi) tutti d’accordo.

La illustra Andrea Pertici, oggi, sul Manifesto.

Leggete attentamente: tutto alla luce del sole, nessun complotto, nessuna trama da professori o professoroni, come vuole una certa retorica (propaganda). Una proposta semplice e equilibrata, messa a disposizione da una minoranza alle forze di maggioranza e a quelle di minoranza. Non era così che si dovevano fare le riforme? Con il coinvolgimento delle minoranze? Ecco.

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Lo zio dell’Italicum

L’Italicum sta perdendo prematuramente i padri e – sembra – anche gli zii. Oggi, infatti, in un’intervista a Repubblica, il professor D’Alimonte, dopo essersi autodefinito “zio” della proposta approvata dalla sola Camera per la sola Camera, ammette che a quella legge andrebbero fatte alcune modifiche: dalla preferenza di genere alle soglie di sbarramento, che propone tutte uguali (per liste coalizzate e non), introducendone una anche perché le liste possano portare voti alla coalizione ai fini del premio di maggioranza.

Il professore dice anche che per far scattare il premio sarebbe stato meglio prevedere una soglia del 40% (anziché del 37%).

Ecco, si tratta esattamente di proposte che avevo avanzato in varie sedi, poi tradotte in alcuni degli emendamenti che avevo presentato (per migliorare una legge che comunque non mi piace) e che mi hanno fatto ritirare. Oppure, nel caso della preferenza di genere, si tratta di emendamenti che avevo sottoscritto e votato. Ma che sono stati bocciati in omaggio al famoso accordo, con la complicità della maggioranza del Pd, che pure si dichiarava favorevole. Purtroppo.

Come noto, ho una proposta alternativa anche sul Senato. Che proprio sul punto più controverso, quello della composizione (elettiva o di secondo livello) potrebbe rappresentare una mediazione tra il ddl governativo e quello Chiti e altri. Spero non di non dover leggere solo tra qualche mese che questa poteva essere la soluzione.

Siamo sicuri sia una minaccia?

Il ritorno al voto il prossimo anno, senza le riforme del sistema elettorale e del Senato? Perché forse non c’è tutta questa volontà, a destra, di fare le mitiche riforme. Né tra gli esponenti del nuovo (?) centro destra, né tra gli esponenti del vecchio. Almeno, così pare, quando parli con loro. E – dicono tutti – dopo le Europee sarà anche peggio.

Rocco sostiene che sia così, con un ragionamento ampio e articolato. Speriamo che – questa volta – il centrosinistra ne tenga conto. Almeno questa volta.

22 giorni

A guardare l’esito della questione giudiziaria più controversa dell’anno politico, che si traduce (e riduce) a 22 giorni ai servizi sociali in una Villa (non San Martino), mi tocca riportare il messaggio di un amico fermato per guida in stato di ebbrezza, che ha avuto in sorte 168 ore di servizio sociale che corrispondono a due mesi di arresto. Contando la riduzione di 1/3 per patteggiamento e attenuanti generiche.

Son cose.

Riparte il futuro (europeo)

Aderite e diffondete, again.

Il Pd andrà benissimo alle elezioni europee

Grillo continua a infilare boiate sul blog. I sondaggi lo confermano alto, molto, seconda forza nel Paese (ricordiamo a tutti i giornalisti che si sorprendono che il M5s ora sia secondo che l’anno scorso ha rischiato di arrivare primo, ed erano le politiche, per dare un governo all’Italia, non le Europee per dare un segnale all’Europa), ma è come se la voglia di distruggere tutto avesse un curioso riflesso in una sorta di cupio dissolvi. Lo si è visto già per le espulsioni: ha perso già un quarto del gruppo al Senato, ma insiste. Pare che gli piaccia.

Berlusconi non sta tanto bene e i problemi giudiziari lo stanno logorando, associati a un inesorabile logoramento politico. Lo si era già visto lo scorso anno, in occasione delle elezioni amministrative: a destra, franò tutto o quasi. E il Pd stravinse, anche per via del crollo dell’affluenza.

Alfano, da quando non c’è più Letta, non emerge più, e attende solo che il centrodestra nel suo complesso passi di mano. A lui interessa sfondare (!) la soglia del 4%. Analogo obiettivo hanno Lega e Fratelli d’Italia, che vanno a completare e, in prospettiva, a sostituire Forza Italia (poi come sempre conterà la somma delle destre che, nonostante l’avanzato stato di decomposizione, rischia di essere comunque notevole, come era già accaduto, ahinoi, nel 2013).

Tsipras è ancora sottotraccia e lo rimarrà: del resto, c’è un clamoroso problema di visibilità perché, come ha spiegato Curzio Maltese, in questo paese i giornali funzionano così (anche il suo).

Insomma, a prescindere dalla dispersione tipica delle Europee, il Pd andrà molto bene. E lo dice uno che non ha molta simpatia per le cose che stiamo facendo. Ma gli altri, in alcuni casi non si possono vedere, in altri non si vedono proprio.

Quindi, almeno per me, il problema si è già spostato su un altro piano: chi il Pd manderà in Europa. Se manderà esponenti laici, liberali, di sinistra, come piace a me, da elettore prima che da dirigente. E come si comporrà la nostra rappresentanza: se guarderà ai verdi, per dirne una, o ai conservatori, all’insegna della Grossissime Koalition che qualcuno ha in mente. Insomma, non ce lo chiede né l’Europa, né una campagna pubblicitaria: ce lo dobbiamo chiedere noi. E in Europa c’è la preferenza (anzi, ce ne sono tre). E ci sono le elezioni, anche: un vero lusso, di questi tempi.