Per noi è no: la campagna per la Costituzione

Un sito interamente dedicato alla campagna, sul quale è possibile registrarsi di persona, personalmente: iovoto.no.

Un calendario delle iniziative in tutto il Paese e un diario del viaggio ricostituente che partirà quest’estate.

Una campagna che ribadisce, con un gesto inequivocabile e una battuta che fa la parodia al talent show che sembra il format della campagna del governo che tanto vuole personalizzare una (brutta) riforma: per me è No. Un motto che ciascuno di noi può replicare.

Un archivio di tutte le ragioni del No, una vera e propria wikipedia delle posizioni più documentate e rigorose, a partire dal lavoro parlamentare di questi anni.

L’appello a una campagna dove tutte e tutti si mettano in gioco, per superare l’impasse televisivo con la mobilitazione dei singoli.

Una intera rete di comitati che immediatamente si trasformano in centri di mobilitazione e di partecipazione per la campagna costituzionale.

Una proposta alternativa per insistere ancora una volta su un punto: le riforme si possono fare meglio, con un consenso più ampio delle forze politiche, senza perdere tempo come si è fatto in questi due anni (una vera occasione sprecata).

Un progetto di governo per i prossimi anni, per progettare un futuro di verso (un altro tipo di futuro, come diceva quella canzone) che accompagnerà le ragioni del no con le cose che ci piacciono, a cui dire un sì convinto.

In occasione del 2 giugno, Festa della Repubblica.

Tutto questo è e sarà Possibile nei prossimi giorni e nei prossimi mesi.

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Le ragioni del No illustrate con efficacia da Giorgio Napolitano (2006)

Dall’intervista a Giorgio Napolitano del 15 aprile 2006 riportata oggi dal Fatto si capiscono molte cose. Anzi, quasi tutto. Di come il centrosinistra (sempre che si possa ancora chiamare così) in dieci anni abbia rinnegato se stesso, assunto le posizioni che contestava ferocemente, ribaltato tutti i ‘valori’ un tempo centrali e ineludibili. E pensare che con un atteggiamento diverso sarebbe passata una riforma più essenziale, meno barocca (questo invece lo disse allora Franceschini), votata dalla stragrande maggioranza dei parlamentari, anche dell’opposizione (non solo dalla maggioranza allargata che sostiene governo e riforme). Se solo avessero tutti quanti tenuto in considerazione quanto dicevano dieci anni fa…

Le parole di allora di Napolitano costituiscono uno straordinario ‘bignami’ delle ragioni del No. Qui di seguito le frasi da tenere a mente:

Non deve passare il pasticcio combinato tra Senato “federale” e Camera: provocherà una paralisi nel processo legislativo.

Gli americani considerano giovane la loro Costituzione dopo più di 200 anni…

La legge di revisione costituzionale approvata di recente, e che è sottoposta a referendum confermativo, è stata davvero un colpo di maggioranza, non c’è stato nessun dialogo, nessun confronto.

Non deve passare una eccessiva semplificazione dei poteri del Capo del Governo. Non deve passare una riduzione dei poteri del Presidente della Repubblica come figura garante della Costituzione.

Penso che una parte di coloro che in Parlamento hanno votato per la revisione costituzionale non era poi tanto convinta e tantomeno credo lo sia oggi.

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Mentre Pisapia dice che deve studiare ancora la riforma…

Giustamente Gian Giacomo Migone e Enzo Marzo, come avevo già fatto tempo fa, chiedono oggi ai candidati alle Amministrative di dire chiaramente come voteranno a ottobre. Una richiesta minima ma fondamentale. Perché è ora di uscire dagli equivoci e dalle opacità. Prima delle elezioni, non dopo.

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I prossimi giorni di campagna elettorale, da Montevarchi a Bologna

Domani (lunedì), ore 18, a Montevarchi (Ar) con Claudio Cincinelli (qui le informazioni) e la sera a Sesto Fiorentino (Fi) con Maurizio Quercioli (qui il programma).

Martedì a Cosenza (qui) e Rossano Calabro (Cs).

Giovedì tra VeronaFinale Emilia (Mo) per la Festa della Repubblica e la mobilitazione di Possibile per il No alle 'riforme' (qui).

Venerdì tra Rimini, Ravenna e Bologna (ulteriori dettagli nei prossimi giorni).

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Sillogismo bersaniano

Ora, qualcuno potrebbe notare che avendo votato prima l'Italicum e poi la legge di riforma costituzionale questa decisione si sarebbe potuta assumere fin dal voto in Parlamento (alla Camera, la Costituzione è stata votata due volte dopo il sì all'Italicum): ci troviamo di fronte allo strano caso di parlamentari che votano sì in aula e però poi magari votano no al referendum.

Non è però il caso di sottilizzare.

Seguiamo piuttosto il ragionamento di questi ultimi giorni:

Bersani dice che l'Italicum va cambiato, altrimenti il sì al referendum potrebbe essere messo in discussione.

Renzi risponde: l'Italicum non si tocca.

Quindi?

Se la premessa bersaniana detta una condizione specifica e il segretario-premier la rifiuta immediatamente e senza tanti giri di parole, dobbiamo presumere che Bersani voterà no al referendum costituzionale. Giusto? O, forse, pensiamo che si possa andare avanti così, come al solito, votando sì al referendum, senza condizioni, come si è fatto già mille altre volte e nonostante tutto?

Ai poster (elettorali) l'ardua sentenza.

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Mi aspettavo che tutti avrebbero difeso Saviano dalle volgarità del senatore di Ala (e invece)

Ieri un senatore di Ala (alleato o forse aleato del Pd nella ennesima nuova maggioranza che governa il Paese) ha attaccato Roberto Saviano alla radio, dandogli del farlocco e chiedendo che gli sia tolta la scorta.

Mi aspettavo che ci fosse un profluvio di dichiarazioni di solidarietà per Saviano, mentre tocca registrare che a parte un comunicato della candidata del partito della nazione a Napoli (reduce da una conferenza pubblica con il leader di Ala e stratega di maggioranza, Denis Verdini) non sia intervenuto praticamente nessuno. In tarda serata Ala ha cercato di correggere il tiro, ma dopo gli attacchi di Verdini stesso a Capacchione è sembrata una smentita tardiva è molto parziale (del resto, non può che essere così).

Segno dei (brutti) tempi che stiamo vivendo: ormai certi comportamenti sono da ritenersi normali proprio perché abituali. E le parole di troppo si depositano, una dietro l’altra, come se niente fosse. Spostando sempre più in là la bandiera delle cose che si possono dire. E che quindi si dicono, così, senza curarsene più di tanto.

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Il no e ciascuno di noi

Dal momento che le tv sono letteralmente occupate dalla propaganda del sì (manca solo il meteo), il modo migliore per dare voce alle ragioni del no è quello che ciascuno di noi diventi un comitato e un centro di iniziativa.

Possibile si mobiliterà il 2 giugno in molte piazze italiane. Sta predisponendo il sito iovoto.no dove saranno accessibili le campagne, gli approfondimenti, il calendario delle iniziative del viaggio ri-costituente che faremo quest’estate. Il PolitiCamp sarà dedicato alla campagna referendaria e al nostro progetto di governo.

Insomma, come scrive Giulio, una campagna personale e collettiva può essere una grande occasione per la politica italiana, per costruire insieme una nuova proposta politica.

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