Non sarò a Bologna

Come si può desumere dal post sul CivaCalendar, non sarò giovedì 4 alla Festa nazionale del Pd.

Le cose sono andate così: alle 11 di sera del giorno precedente al lancio della Festa (la conferenza stampa di presentazione, che si è tenuta l’indomani intorno a mezzogiorno, se non ricordo male), mi scrive un sms il responsabile per dirmi che io sarei stato previsto il 4 settembre. Gentilmente declino, per gli impegni presi in Campania già due mesi fa. Non mi viene offerta un’alternativa (non ci sono alternative, evidentemente, benché avessi tenuto libera qualche serata appositamente) e la cosa per me si esaurisce con quello scambio di sms.

Il giorno successivo scopro che il mio nome compare sul programma online e gentilmente (bis) chiedo di toglierlo. La mia presenza però compare sul programma cartaceo, evidentemente inviato in tipografia prima del messaggio (non si spiegherebbe altrimenti perché compaia ancora in un programma in cui non ci sono mai stato).

Con l’occasione mi scuso (a mia insaputa, anche per gli altri) se qualcuno si sorprenderà della mia assenza.

Un decreto di qualche anno fa

I dubbi sullo «sblocca-Italia» sono legittimi e ben rappresentati qui. Al di là dei rilievi ambientali e sul ‘modello’ da seguire, largamente deludente, colpisce una cosa che è sfuggita a molti: nel bel mezzo del semestre italiano, l’Italia si sottrae alle norme europee sulla concorrenza nella previsione di un allungamento per le concessioni autostradali. E questo non è bello e per nulla rivoluzionario, anzi.

Qualcuno ci giudicherà…

qualcunocigiudicheraIl titolo della Stampa.it di ieri.

CivaCalendar: nella città di de Blasio

Giovedì 4 settembre, alle ore 18.30, a S. Agata de’ Goti (Bn) per il Piccolo festival della politica (qui i dettagli).

Poi, alle 21, per l’incontro con la cittadinanza di Acerra (Na), presso la sede del Pd, in piazza Castello, nel decennale della costruzione del termovalorizzatore, nel pieno di un’emergenza fuochi che continua.

Venerdì 5 settembre alla Festa della Fiom di Torino (il programma qui).

Vogliamo dire che un F-35 costa più di un anno di Mare Nostrum?

Così, per recuperare proporzione e senso alle cose. Perché è giusto chiedere che sia l’Europa tutta quanta a prendersi carico del più grande e drammatico dei fenomeni migratori che la riguardano (dovrebbe esserci addirittura l’Onu), però vorrei che a tutto quanto sapessimo restituire una dimensione e una misura.

P.S.: per sapere invece quanto spendiamo per la spesa militare, vale la pena di farsi un giro qui.
P.S./2: lo so che si tratta di spese di ‘diverso’ tipo. Appunto.
P.S./3: come se non bastasse, questo è il dato delle spese per la cooperazione.

Le cose sono un po’ più complesse di così

Oggi leggo che sono tutti (o quasi) criticissimi con il governo. Come è noto, la penso come Rocco e non sono certo entusiasta della attuale situazione politica: leggere però le dure analisi degli stessi commentatori che fino a qualche giorno fa dicevano tutto il bene possibile di tutto quanto si stesse facendo un po’ mi dispiace, vi dirò. Ora il decisionismo misto a giovanilismo esaltato dal comunicazionismo che si basa sullo schema del largheintesismo – come è rappresentato su tutti gli organi di stampa – sembra non piacere più a nessuno: come fa Lupi a essere in discontinuità con se stesso e con le grandi opere della cartina del 2001? Come si fa a fare una riforma della giustizia con Alfano e Berlusconi? Cosa cambia se lo schema politico è sempre lo stesso?

Peccato non essere stati più cauti all’inizio di questa storia, quando non sono state poste condizioni all’incedere del leader a cavallo neanche fossimo a Jena e gli fossero abbonate le palesi contraddizioni inanellate prima di cominciare. Le cose sono complesse e, di questi tempi, lo sono anche di più.

E lo sono anche perché tutti tendono a confrontare gli annunci del premier con le realizzazioni concrete, come se fosse uno schema chiuso: come se il problema fosse soltanto quello della coerenza interna allo schema proposto. Invece, come è ovvio, può anche essere che sia lo schema a non funzionare e che non ci siano solo le cose che sono state annunciate e poi magari non fatte o rimandate o fatte in parte o non risolutive. Di cose che si possono o si sarebbero potute fare ce ne sono molte altre. Ma si sa che le alternative sono negate all’inizio del ragionamento, e quindi va tutto bene così. O male così. Come se fosse la stessa cosa. Del resto, non è stato così anche per il governo precedente? E per quello prima ancora?

Che cosa li accomuna? Pensateci bene. La soluzione la troverete nell’urna, quando finalmente la parola tornerà a voi, per scegliere una proposta politica, condividerla, sostenerla e darle i voti perché possa governare, scegliendo (attraverso una legge elettorale degna di questo nome, né quella che c’era, né quella approvata alla Camera) a uno a uno le persone da mandare in Parlamento e, quindi (un quindi fondamentale) al governo. La democrazia funziona così. Certo, è complessa, a volte noiosa, ma è cosa diversa dalle scorciatoie e dalle soluzioni troppo semplici e semplicistiche. Già.

La politica del giorno dopo

Fa piacere, s’intende, che ora siano tutti diventati – almeno nel Pd, almeno nelle dichiarazioni che si leggono sui giornali – favorevoli alle adozioni da parte delle coppie omosessuali. Dispiace soltanto un aspetto di questa vicenda: che prima della sentenza del Tribunale di Roma fosse tutta una perifrasi, tutto un girodiparole, un «sì, ma». Oggi invece l’argomento spopola. Peccato soltanto non avere una politica del giorno prima, che faccia battaglie riconoscibili, e che intervenga, anche quando gli argomenti sono impopolari e senza che qualcuno sia già intervenuto al suo posto. Leggevo che faremo «subito» una legge. Ecco: «subito» sarebbe stata un’altra cosa.

Si potrebbe iniziare da subito a ridurre le partecipate, anche senza aspettare le mitiche grandi riforme

C’è molta delusione per il rinvio (ancora) dell’intervento sulle partecipate, spiegava ieri (per Il Sole) Alberto Quadrio Curzio: in effetti almeno le aziende inattive partecipate dagli enti locali si potrebbero semplicemente chiudere.

Non per tutto serve una riforma legislativa (che sarebbe bene annunciare sempre dopo e non prima di avere trovato la copertura, come chiede la Costituzione); il Pd, politicamente fortissimo, senza avversari (come dicono tutti), al governo dappertutto, a tutti i livelli, anche e soprattutto negli enti locali (dove fortunatamente non hanno ancora preso più di tanto spazio le larghe intese, a parte qualche preoccupante segnale), potrebbe impegnarsi in azioni concrete e immediate: se è vero che più di un decimo delle società non sono operative, che altre sono dei buchi neri, che altre ancora non si capisce bene che cosa facciano, una forza di governo potrebbe decidere, attraverso i propri rappresentanti, di intervenire senza aspettare altro tempo. E altre spending review, perché sull’argomento gli stessi articoli li leggiamo da quando c’era Monti. Ogni amministratore del Pd, ogni dirigente del partito e della coalizione, si guardi intorno. Anche questa mattina.

La riforma costituzionale senza pace

Mentre il rientro del Governo si annuncia (troppo) fitto di nuove iniziative, intanto rimangono ferme quelle già annunciate – e spesso nulla più – o già passate solo dal Consiglio dei ministri (e semmai da un ramo del Parlamento). Si dice da tempo che si è creato ingorgo.

Rimangono in discussione soprattutto le riforme istituzionali su cui – ancora non si capisce bene perché – il Governo ha ritenuto prioritarie, cercando sempre l’accelerazione e lo scontro con chiunque sollevasse qualche perplessità rispetto a quanto scritto nella famosa fitta paginetta del Patto del Nazareno, di cui ancora chiediamo di conoscere con precisione i contenuti.

Così, mentre quasi ci siamo dimenticati della riforma elettorale, sepolta in un cassetto del Senato da molti mesi, dopo che la Camera l’aveva dovuta approvare in fretta e furia – senza poterla discutere – non si sa a quale scopo, continuano a emergere difetti della riforma costituzionale, approvata senza poterla discutere in pochi giorni da un’aula costretta al silenzio dalla controversa applicazione di norme regolamentari certamente non pensate per un dibattito costituzionale (come ha ben evidenziati Walter Tocci nella sua dichiarazione di voto).

Ecco, questi difetti sono oggi ripresi su Repubblica da Alessandro Pace, che critica la presenza di un Senato che perde i senatori eletti dai cittadini ma mantiene il potere legislativo, la sproporzione tra una Camera ancora pesantissima, con i suoi seicentotrenta deputati, e un Senato leggerino (in ogni senso), e tutta una serie di incongruenze nella distribuzione tra le Camere di poteri legislativi e d’inchiesta. Insomma, i difetti sono molti, come abbiamo provato a dire e ribadire, anche presentando un’altra riforma del bicameralismo perfetto, per una democrazia che rappresenta e che funziona, e potenzia la partecipazione dei cittadini.

Per fortuna il percorso è ancora lungo e, se recupereremo un metodo costituzionale che consenta un vero confronto, speriamo di riuscire ancora a migliorare (molto) il testo, anche a partire dalle giuste osservazioni di Pace.

È anche per questo che, all’indomani della prima approvazione del Senato, ho già chiesto, con una lettera aperta, che si cambi nel metodo e nel merito della riforma perché la Costituzione sia e rimanga di tutti.

È possibile, basta volerlo.

#caffènerobollente

Da Marco Gentili per il presidente del Consiglio e per tutti noi:

Caro Matteo,

sono un dirigente dell’associazione Luca Coscioni e Consigliere comunale di Tarquinia eletto nel Pd; sono affetto da Sla2, una malattia degenerativa che per ora mi costringe a stare su una sedia a rotelle.

La concomitanza di questo video con il Consiglio dei Ministri mi obbliga a dirLe di trasformare in atti concreti i buoni propositi che come Lei hanno visto compartecipi alcuni suoi Ministri. Nello specifico parlo dell’#IceBucketChallenge.

Come sicuramente saprà l’Associazione USA dalla quale è partita la catena delle secchiate d’acqua devolve cospicui fondi proprio a quella ricerca sugli embrioni che da noi oggi è vietata dalla Legge 40. Bene! Dimostri all’Italia e al mondo intero che con il Suo agire politico “il fine prefigura i mezzi” e che questa non è solo una Sua trovata mediatica. Tolga subito il divieto che proibisce la ricerca sugli embrioni.

Già che c’è e che Le capita di essere Presidente del Consiglio dei Ministri, interrompa, assieme ai Ministri Padoan e Lorenzin, l’attesa che ci trasciniamo dietro da 14 anni sul rinnovo del “Nomenclatore dei dispositivi medici”. L’attuale nomenclatore non comprende gli unici dispositivi (comunicatori a comando oculare e simili) disponibili da un decennio sul mercato che sono in grado di tornare a far interagire i malati di Sla con la famiglia e il mondo esterno.

Una volta compiuto questo, con l’hashtag #CaffèNeroBollente invito Lei e i Suoi Ministri a fare quanto è in Vostro potere per agevolare i malati di Sla. Inoltre invito tutti i cittadini italiani – e in particolare i malati di Sla e le loro famiglie – a bere un caffè, effettuare l’iscrizione all’Associazione Luca Coscioni e partecipare al Congresso da quest’ultima organizzato a Roma il 19, 20 e 21 settembre.

Marco Gentili