Se il capogruppo non segue la linea del segretario

Franceschini nella riunione a porte (quasi) chiuse del gruppo parlamentare del Pd spiega che le primarie per i parlamentari non si possono fare.

Bersani in occasione dell’ultima assemblea nazionale, come ricorderete, si era impegnato coram populo a promuoverle, chiedendo a tutti di fidarsi e di tenere conto delle sue parole.

Non è passato neanche un mese e già quell’impegno sembra un lontano ricordo. E il capogruppo non proprio in linea con il segretario.

Ti faccio la ricevuta!

Uno a volte si chiede come sia possibile che le lampadine dell’auto si brucino in continuazione.

Comunque.

Oggi pomeriggio sono andato dal solito elettrauto. Ho chiesto che mi cambiasse la lampadina destra della mitica C3 Marsala (quella destra si brucia più spesso, di questi tempi).

Ho fatto per estrarre il portafoglio e lui, immantinente, mi dice, con slancio inaudito: “ti faccio la fattura!”.

Rientra in officina, se ne esce con una ricevuta, mi dà una pacca sulla spalla, e mi dice: “e così facciamo contento anche il professor Monti”.

Poi uno dice la #scontrinoweek.

Una cosa buona e giusta

La sta facendo Roberto Cosolini, il sindaco di Trieste.

Il Tav, i No Tav e Caselli (segue)

Leggo che secondo Beppe Grillo l’affaire Caselli farebbe bene alla campagna dei No Tav.

Come ho scritto questa mattina, mi pare proprio di no. Anzi. E quanto scrive Grillo ne è, in qualche modo, la riprova. E nei commenti, alcuni tra i quali molto violenti, si legge un messaggio che confonde e che non aiuta certo ad affrontare la questione con la serenità e l’equilibrio necessari.

Di battaglie rovinate in questi anni dalla violenza, ne abbiamo viste fin troppe. E siamo stanchi anche dei distinguo (a volte maliziosi) che la accompagnano e che fanno perdere di vista un obiettivo che potrebbe essere comune. E invece così non lo è più.

Lo slogan non mi dispiace

Il precedente è qui.

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Laboratorio Puglia: prove tecniche di coalizione ‘geneticamente’ modificata

Succede qui.

Dall’articolo 18 all’articolo 36

Leggete il bel fondo di Lucia Annunziata, oggi, sulla Stampa. Conflitti d’interessi, cumuli di cariche, sovrapposizioni e scambi di ruolo (con possibile inversione): qui avevamo aggiunto un’altra ‘cosetta’ a proposito dei patti di sindacato. Tutte cose che cambiano l’Italia, e che attirerebbero gli investitori e movimenterebbero l’economia del nostro Paese. Altro che articolo 18…

Il riferimento, ben capito da tutti i presenti, è all’articolo 36 contenuto nella manovra finanziaria, detta Salva Italia, con cui l’esecutivo vieta «ai titolari di cariche negli organi gestionali, di sorveglianza e di controllo e ai funzionari di vertice di imprese o gruppi di imprese operanti nei mercati del credito, assicurativi e finanziari di assumere o esercitare analoghe cariche in imprese o gruppi di imprese concorrenti». Non è ancora chiaro come verrà applicato, ma le parole alla Borsa di Milano sono la riconferma che il governo intende procedere.

L’intreccio di cariche, è il grande nodo dell’immobilità del capitalismo italiano (la barriera conservatrice levata contro la «creatività distruttrice» di Schumpeter). Il meccanismo che ha permesso che si creasse un «salotto buono», un luogo privilegiato del potere dove tutto converge e tutto si controlla. Insomma il conflitto di interesse seminale del sistema italiano. Basta pensare che Unicredit, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Ubi, Mediolanum e Generali, cioè i maggiori istituti italiani hanno diversi componenti in più poltrone. Nell’elenco delle personalità che sono toccate dalle nuove regole ci sono uomini come Palenzona, e Giovanni Bazoli, il più rispettato banchiere italiano. Nonché Alberto Nagel, che è sia amministratore delegato di Mediobanca che vicepresidente delle Assicurazioni Generali.

La teoria politica più ricorrente è che Mario Monti vincerà la sfida di «cambiare l’Italia» solo se sarà capace di dimostrare di far «pagare» a tutti il sacrificio di questo cambiamento. Solo se, specifica la sinistra, non prenderà di mira solo gli operai e la classe media.

L’intervento di Milano sembra essere la prova che effettivamente il premier non intende lasciare intatto nessun luogo di influenza. Come del resto ha già fatto rifiutando le Olimpiadi del 2020, esponendosi così a uno scontro che pure avrebbe potuto evitare (in fondo sarebbero avvenute in un lontano futuro) con una delle maggiori lobby del Paese.

A proposito di ladri e assenteisti

Una (brutta) storia di metalmeccanici interinali (sic) e di ricatti inaccettabili. A Forlì. Perché va bene tutto, ma un limite lo dobbiamo anche definire.

Il Tav, i No Tav e Caselli

Come sanno i 25 e-lettori di questo blog, sono molto scettico nei confronti del Tav in Val di Susa, per tanti motivi che ho sempre cercato di presentare in modo analitico. Per questo, sono anche stato mezzo scomunicato dal partito a cui sono iscritto, che è dichiaratamente favorevole al progetto. Qualcuno, in passato, ha fatto sapere che quelli come andrebbero espulsi, proprio perché esprimono un’opinione differente sull’opera più decisiva del mondo. Già.

Detto e ribadito questo, all’insegna della stessa libertà di critica e dell’espressione del dissenso, vorrei dire che gli attacchi ripetuti dei No Tav a Giancarlo Caselli non sono accettabili. E non solo perché rovinano la battaglia dei No Tav, come è stato scritto. Sono proprio inaccettabili e basta.

Non volere una galleria è legittimo, protestare pure, contrastare la libertà di espressione con la violenza e il tafferuglio non lo è. E che Caselli non possa venire a Milano (!) è un’assurdità e una vergogna.

Monti e il consumo di suolo

Il documento lo trovate qui.

L’utilizzo degli oneri di urbanizzazione per finanziare la spesa corrente è consentito solo fino all’esercizio 2012.

E quindi:

Con il riferimento alla costruzione dei bilanci pluriennali del 2013 e del 2014 non sarà possibile prevedere che una quota di oneri di urbanizzazione venga destinata a finanziare la parte corrente del bilancio.

Non male: la battaglia per ridurre il consumo di suolo prosegue. Speriamo solo che non intervenga, nel corso dell’anno, il solito decreto che cambia tutto.

Nello stesso tempo, e va detto a caratteri cubitali, è chiaro che i Comuni devono poter disporre di maggiori risorse, perché sono allo stremo delle forze. Soprattutto quelli virtuosi. E il paradosso, in questo caso, fa molto male.

Lasciare l’Imu ai Comuni (e non solo una sua parte, come accade ora) in prospettiva potrebbe essere una soluzione (a proposito di federalismo, oltretutto). Cambiare il patto di stabilità (una buona volta) sarebbe, invece, urgente. Chissà che Monti non ci stia già pensando.