Non dracmatizziamo

Beppe Guerini mi scrive l’sms (epocale) a commento del voto greco:

La linea ufficiale del PD è: #NonDracmatizziamo

#prodemos

Sempre che me lo chiedano, la mia proposta è sempre quella.

Romano Prodi è la figura più alta, autorevole e libera che mi venga in mente per il Colle. Lo pensavo anche due anni fa, lo penso a maggior ragione ora. Lo penso anche di Emma Bonino, a cui va tutto il mio affetto e la mia stima. Non so perché questa proposta sia vissuta male: diciamo di voler chiudere la guerra civile con Berlusconi, con cui il Pd collabora, forse dovrebbe chiuderla anche lui. Per il resto credo che avrebbe molto ascolto in Parlamento la sua candidatura, non solo a sinistra, ma anche negli altri settori, diciamo. Non è mica #prodemos, non è un radicale, è soltanto l'italiano più autorevole in Europa e nel mondo.

Quello che non (siamo)

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Caro Gramellini, c’è una canzone di Francesco Guccini di qualche anno fa che si intitola Quello che non. Si riferisce a “quello che non siamo”, e a un certo punto dice “non siamo la polvere di un angolo tetro, né sasso tirato in un vetro, lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo”. Ecco, io non posseggo certo la sublime poetica del maestro di Pàvana, il mio NN – il candidato Presidente della Repubblica Non-Nazareno – era una semplice ironia, o meglio, un riferimento ironico a ciò che non siamo, e stupisce che proprio lei non l'abbia colta, non abbia colto che il candidato NN sta proprio a indicare figlio di nessuno in particolare. Intanto, non siamo anti, non siamo contro.

Quella proposta, malgrado la solerzia con cui alcuni maliziosamente si sono affrettati a interpretarla diversamente, è aperta a tutti. A tutti quelli che pensano che il Presidente della Repubblica non debba essere scelto solo tra due persone, non nelle segrete stanze e non per motivi non chiari, ma nella condivisione e all’aria aperta. Il secondo sarebbe il Presidente degli italiani: un presidente così sarebbe libero, autorevole e autonomo, per il paese e contro nessuno, potrebbe emergere dal libero confronto delle forze politiche e non da uno schema che potrebbe condizionarlo. Non ad personam, insomma, ma per le persone, maggioranza o minoranza poco importa, anche perché poi maggioranze e minoranze cambiano.

Il primo, invece, rappresenterebbe qualcosa che noi non siamo. E lei, Gramellini?

La politica e la storia delle persone

Il Guardian intervista le persone che animano il programma sociale di Solidarity for All, in Grecia e che avevo avuto il piacere di incontrare nella mia visita di due settimane fa.

“Because in the end, you know,” said Christos Giovanopoulos in the scruffy, poster-strewn seventh-floor central Athens offices of Solidarity for All, which provides logistical and administrative support to the movement, “politics comes down to individual people’s stories. Does this family have enough to eat? Has this child got the right book he needs for school? Are this couple about to be evicted?”

As well as helping people in difficulty, Giovanopoulos said, Greece’s solidarity movement was fostering “almost a different sense of what politics should be – a politics from the bottom up, that starts with real people’s needs. It’s a practical critique of the empty, top-down, representational politics our traditional parties practise. It’s kind of a whole new model, actually. And it’s working.”

Candidato NN

Tutti coloro che stanno dicendo peste e corna del patto del Nazareno e della sua estensione (e addirittura della sua finalizzazione alla creazione di un nuovo soggetto politico) dovrebbero fare una proposta sul Presidente della Repubblica perché non sia espressione del Nazareno, come ormai scrivono tutti i giornali, e quindi di quella che si può definire una «trattativa privata» (fino alla rottura in Senato, tutti negavano che nel patto ci fosse anche il Quirinale, ma ormai tutti ammettono che non era vero).

Se fosse un’iniziativa che nasce in Parlamento, oltre al Nome della Rosa (e alla Rosa dei Nomi), costringerebbe tutto il Pd a un dibattito vero, non al solito ‘canguro’ tra le dichiarazioni, al termine delle quali si arriva puntualmente all’«o così, o niente».

Un candidato NN, non-Nazareno, che non nasce tra quattro mura, ma all’aperto, nell’aula parlamentare e nella società italiana, perché le sappia rappresentare entrambe, con autorevolezza e autonomia (che poi sono la stessa cosa). Un candidato che possa arrivare ai voti necessari, senza essere il candidato di questo o di quello.

Essere d’accordo con gli ‘altri’

Mi scrive un amico che sta seguendo il dibattito sulla riforma della Costituzione da casa:

La situazione in cui mi trovo è questa: tutti quelli che ho detestato per anni nei loro interventi in aula dicono le cose che condivido (Capezzone, La Russa, ecc.).

E vi assicuro che non è un amico particolarmente estremista. Anzi.

Paradossi del mondo contemporaneo.

P.S.: mentre scrivo la maggioranza più frettolosa di tutti i tempi vuole sospendere la discussione di dieci articoli per passare all’altro titolo della rifoma, non avendo trovato un accordo su alcuni emendamenti. Cose che succedono quando si vogliono fare le cose a tutti i costi e a rotta di collo.

Peccato per la Palestina e per l’Italia

Dopo mesi di attesa leggo che il governo italiano, premier e ministro degli Esteri, si sono dichiarati contrari al riconoscimento dello Stato della Palestina, così come hanno fatto molti altri paesi europei. A me dispiace molto. E mi sembra, nonostante le rassicurazioni che provengono dai rappresentanti dell’esecutivo, un errore, sotto ogni punto di vista.

Ibrido o assurdo?

Molti dicono che il Senato che uscirà dalla riforma è un «ibrido» (alcuni lo dicono mentre votano a favore della riforma e forse anche questo tipo di voto è un ibrido).

Secondo me, la definizione è molto, troppo gentile: è un’assurda via di mezzo, un pasticcio colossale, un modo surrettizio di introdurre il monocameralismo in un bicameralismo che rimane. Troppo e troppo poco insieme.

Se mai la riforma fosse confermata dal referendum, tutti chiederanno di abolirlo definitivamente, perché presto ci si accorgerà che non funzionerà e che non avrà alcun senso.

Il problema è che per abolire il Senato voterà anche il nuovo Senato, rendendo ancora più complicato il suo superamento.

Ma forse non accadrà nulla di tutto questo e la riforma non vedrà la luce, perché prima interverranno le elezioni e tutto si fermerà (nonostante tutto, come sapete, la riforma ha ancora un percorso molto lungo davanti a sé).

In ogni caso, le cose (e le riforme) si possono (e devono) fare molto meglio di così.