Il giorno dell’arcobaleno

Dove non arriva la politica: il Tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto l’adozione di una bambina – nata all’estero grazie alla fecondazione eterologa – da parte di una coppia di due donne.

Una bella notizia di civiltà e un brutto segnale per i conservatori d’ogni sorta. Chissà cosa si inventeranno ora, sia sulla fecondazione sia sulle unioni gay. La vita va avanti, nonostante loro.

Ci sono lupi e lupi

Il premier affida al giornale a lui più vicino una vera e propria scomunica nei confronti del ministro delle infrastrutture. Un attacco violento, durissimo verso le opere (e le omissioni, anche): direi anche un po’ ingeneroso, perché il decreto dello sblocco (inizio a pensare che chiamarli così, i decreti, porti sfiga) se l’erano intestato proprio tutti, da Palazzo Chigi in giù. In ogni caso, colpisce un aspetto: dopo un attacco così, di solito il ministro si dimette. Anzi, forse è fatto proprio per quello, un tipo di scaricabarile (e decreto) del genere. Ma nell’Italia di oggi, funziona così: ti cambiano i decreti, ti prendono a pallonate in pubblico, ti sollevano dall’incarico e dall’incombenza, non ti convocano nemmeno per le riunioni per cui sei stato delegato, ma non ti dimetti mica. E no. Non ci sono alternative. A se stessi, soprattutto.

Unica cosa: non venitemi a dire che il problema è l’alleanza

Pare che ci siano spinte contrapposte e centrifughe nell’alleanza di governo: e qualcuno se ne lamenta, perché così è difficile governare e le cose si fa fatica a tenerle insieme. Davvero una bella scoperta. Solo che la responsabilità è tutta di chi ha inteso optare per questa maggioranza che non ha votato nessuno, ridurla con un ribaltino un anno fa, estenderla di nuovo per cambiare la Costituzione, allungarne i tempi fino alla fine della legislatura (una legislatura viziata da un’elezione con un sistema che ha ben poco a che fare con la Costituzione). E la responsabilità è del principale partito che questa maggioranza ha voluto, fin dall’elezione – mai così politicamente dichiarata – del presidente della Repubblica. Chi è causa della sua maggioranza, rida o pianga se stesso.

L’inflazione delle parole

Viviamo in tempi di deflazione del denaro e inflazione delle parole. Impossibile tenere il conto di quante volte la classe politica parli di “riforme” o di “fiducia”.

Federico Fubini, oggi, su Repubblica. Il titolo recita: troppi annunci gelano la fiducia. A futura memoria, aggiungo io, perché qualcuno ci giudicherà, alla fine, non all’inizio.

La sfiducia chissà perché

Rocco parla della sua, ma purtroppo non è solo (la) sua.

Ecco perché la 194 è importante

Lo spiega in questo articolo Marina Terragni. Aggiungendo che il governo non può permettersi di fare obiezione nei confronti dell’applicazione di una legge dello Stato. Cose ovvie, che purtroppo in Italia non lo sono affatto.

Viaggi di nozze egualitari

In attesa del matrimonio riconosciuto dalla legge, c’è qualcuno che si porta avanti (e meno male).

Non lo sosterrò ma mi è piaciuto

Matteo Richetti si candida alla presidenza della Regione Emilia-Romagna. Lo fa ricordando (anche all’omonimo, pare, leggendo le cronache di queste ore) che sono i cittadini e non le segreterie (locali e nazionali) a decidere chi debbano essere i candidati alle cariche monocratiche. E fa bene. Molto. Soprattutto in tempi di liste bloccate (Italicum e Toscanellum), di riduzione della rappresentanza (vedi alla voce riforme), di scelte che calano dall’alto. Bravo, Matteo.

Il silenzio è d’oro

In effetti, me lo stavo chiedendo da un po’ di giorni, perché nessuno (a parte chi lo ha paragonato a Pol Pot) avesse inteso riprendere le parole di Raffaele Cantone. Lo faccio ora, all’insegna della vera spending review di cui abbiamo bisogno. E che non sembra affatto appassionare i politici italiani. Guarda un po’.

Il partito del fare (cit.)

«Lasciatemelo dire: questa è una vittoria del partito del fare contro quello del non fare, del rimandare, del temporeggiare all’infinito».

Gianni De Michelis, vicepresidente del Consiglio, 1988, a proposito della prima prova tecnica del prototipo di dighe mobili del MoSE, citato in Giorgio Barbieri e Francesco Giavazzi, Corruzione a norma di legge. La lobby delle grandi opere che affonda l’Italia, Milano, Rizzoli 2014, pp. 71-72.