Il tormentone campano



Il ministro politicamente più vicino al premier fa sapere che la legge Severino non si tocca. Però dice che non sa se il Parlamento affronterà la questione. Posizione un po’ curiosa: se il Pd non è d’accordo, è un po’ difficile che il Parlamento possa affrontare la questione e approvare le eventuali modifiche, giusto?

P.S.: nel frattempo, si impone una riflessione sul trasformismo che riguarda le interpretazioni e le dichiarazioni sulla Severino.

Se la Severino non si tocca, si rischia il presidente in sospensione

Su Repubblica ho trovato il pezzo di Gianluigi Pellegrino dedicato alla vicenda campana che condivido in toto.

E ho trovato anche la forte presa di posizione del governo, che smentisce qualche improvvida dichiarazione di alcuni precipitosi esponenti del Pd: nessuna legge ad personam, la Severino non si tocca.

Tutto giusto, preciso, pulito. Però non si può non rilevare un problema prima logico che politico: se la Severino non si tocca né si toccherà e la maggioranza non farà nulla in questo senso, il candidato del Pd, nel caso vincesse le elezioni, sarebbe immediatamente sospeso.

Non è cosa da poco.

Il trasformismo del falso in bilancio

Liana Milella racconta su Repubblica dei continui cambiamenti (forse il testo cambia da solo, tipo Borges) dell’emendamento del governo sul falso in bilancio.

Estenuanti mediazioni tra il Guardasigilli e il Mise. Potenza delle larghe intese.

Pare che le pene tornino a calare, così da rendere impossibile le autorizzazioni delle intercettazioni telefoniche. Ma solo per le imprese non quotate, che però sono la stragrande maggioranza.

Milella scrive che non si contano più nuove versioni e rifacimenti, rispetto alla versione che – lo ricordiamo – il governo aveva presentato il 29 agosto, dando per ‘fatta’ la riforma.

Ncd frena (i frenatori sono al governo, chi l’avrebbe mai detto), Forza Italia gufa e si oppone, per tornare alle origini.

Tutto bellissimo. E sono passati solo due anni da quando Grasso presentò il suo progetto in Senato.

Va introdotto il reddito minimo

Lo dice Tito Boeri, intervistato dal Corriere. Mi permetto di insistere e tra qualche giorno rilancerò la proposta perché finalmente il governo ci dica se è interessato o no.

Al Senato si inizia a discuterne in Commissione, per iniziativa delle opposizioni, M5s e Sel. Ora il Pd nel suo complesso – partito e governo, diciamo – sono tenuti a rispondere.

Una mozione è meglio di due

In effetti, come spiegava magistralmente Makkox ieri sera a Gazebo, ci si poteva limitare a votare la mozione presentata dal Pd e sottoscritta anche da Pia Locatelli, come scrivevo la mattina di venerdì (prima di entrare in aula). E invece si è deciso di dare il voto anche a quella del centrodestra (di governo) con il risultato che qualcuno ha definito «ridicolo» ma che è certamente equivoco di avere sostenuto due testi che dicono cose diverse (personalmente ho votato a favore della mozione del Pd e non ho votato quell’altra).

Era già successo con la mozione sugli F-35, quando ne furono approvate addirittura quattro. E quando c’è l’equivoco, vale tutto. E non c’è il giusto ri-conoscimento.

La scuola (pubblica, laica e costituzionale)

fioronicivati

La discussione si riferisce alla lettera di alcuni parlamentari del centro, della destra e del Pd. Tra loro i sostenitori della scuola lombarda, modello Formigoni, che da tanti anni si cerca di esportare a livello nazionale (via Gelmini e non solo). Un modello che un tempo non ci piaceva, no?

Come spiega Tomaso Montanari nel suo recentissimo Privati del patrimonio (Einaudi, ne riparleremo presto) la detrazione fiscale è una forma nemmeno tanto surrettizia di finanziamento pubblico. E, nelle condizioni in cui versa il nostro bilancio, una scelta precisa, perché sottrae risorse alla disponibilità dello Stato che, come è ovvio, potrebbero essere invece propriamente utilizzate (si veda in particolare p. 40 del testo di Montanari).

Due dati due sulle primarie della Campania

Napoli città (affluenza più bassa della storia, così dicono): Cozzolino 8620, De Luca 6343, Di Lello 1164.

Salerno città: De Luca 12434, Cozzolino 432, Di Lello 58.

E Napoli e Salerno non sono grandi uguali. No: diciamo che Napoli è nove volte più grande.

Per il resto, valutate voi.

Fish all days (in Molfetta)

Paola Natalicchio, sindaca di Molfetta (I love this woman), mi scrive questa bella email:

Caro Pippo,

nell’anno di Expo 2015 non possiamo lasciare alla retorica fascio-leghista di Matteo Salvini la difesa di chi lavora nell’agricoltura e nella pesca. E allora voglio raccontarti di due persone belle della mia Molfetta: una si chiama Angelo e l’altra Mimmo.

Angelo ha 30 anni, è figlio di Mimmo Farinola, che a Molfetta (e non solo), semplicemente, era la pesca. Il punto di riferimento dei lavoratori del mare, il faro di Assopesca in Puglia e non solo. È morto all’alba, una mattina di qualche anno fa, a 8 chilometri da Molfetta, per un colpo di sonno, mentre tornava a casa dalla solita interminabile riunione al Ministero. Suo figlio Angelo oggi è il direttore del Gac, un consorzio dedicato al rilancio del settore, che si finanzia con i fondi europei. Un giovane capace, che si è messo a disposizione del settore, sulla scia tracciata dal papà. Angelo è venuto a trovarmi poche settimane dopo che sono diventata sindaco. Proiettore sottobraccio, pen drive, due fogli di appunti. Non lo conoscevo prima, ma l’ho riconosciuto subito. E lui subito mi ha voluto mettere alla prova. Voleva capire se volevo fare davvero qualcosa per il settore che aveva dato da mangiare ai miei due nonni: uno pescivendolo, uno venditore di radar per percherecci. E anche un po’ a mio padre, che prima di laurearsi in Economia ha fatto per anni il ragioniere del mercato del pesce. Angelo mi ha detto che dovevamo svegliare il settore, scuoterlo dall’ossessione della rottamazione. Inventarci qualcosa. Innovare, semplificare.

Mi ha detto che c’erano armatori pronti al cambiamento, come Mimmo Facchini e i sui figli poco più che ventenni. Si erano messi in testa di sfidare la crisi, di smetterla di lamentarsi del pesce invenduto e provare a moltiplicare i canali per penetrare il mercato. «Vogliono vendere il pesce su Facebook, su WhatsApp. Ma questa cosa non esiste da nessuna parte. La dobbiamo organizzare».

Così abbiamo chiamato la Asl, l’Assopesca, i nostri funzionari comunali e abbiamo scritto le prime linee guida per la vendita diretta del pescato. Oggi sono tradotte in varie lingue, la settimana prossima le aggiorniamo per una nuova edizione “da esportazione”. E abbiamo anche varato una Scia semplicifata: una specialissima segnalazione certificata di inizio attività, per rendere la vita facile a chi vuole provare non a chiudere ma a rilanciare. Dedicata ai rottamatori della rottamazione. Agli armatori con la voglia di farcela e di fare. Il primo progetto che è nato da questa follia si chiama «Fish all days», della barca Maria Domenica di Mimmo Facchini.

La barca esce e quando esce manda un messaggio WhatsApp alla catena di sant’Antonio di clienti che si è moltiplicata nelle settimane. Nel messaggio manda un menu e un listino, poi manda una foto con la localizzazione in mare: solitamente la zona del Gargano. Nel frattempo arrivano le ordinazioni e la barca rientra, intorno alle due di notte ogni 4-5 giorni a settimana.

Una parte del pescato continua a venderla al mercato, un’altra parte, gia divisa in cassette, con etichette e cognomi, finisce in un camioncino per la consegna a casa. Bonifico o contanti, regolare ricevuta. Consegna diretta dell’armatore al cliente. Chilometro zero che citofona al cancello.

Fra poche ore «Fish all days» verrà premiato a Bruxelles dalla Commissione europea, come unico progetto italiano sulla pesca innovativa.

Non ha ancora preso un euro dei soldi dell’Unione europea che gli spettano, perché la rete della burocrazia ne impedisce i trasferimenti. Ma grazie alla consulenza di Angelo e del Gac e alla nostre linee guida e alla nostra Scia semplificata Mimmo ha rilanciato l’attività di famiglia, ha dato una motivazione ai figli per occuparsene, ha un’ottantina di clienti in tutta la Puglia ed è il nostro ambasciatore in Europa. Intanto, ha contagiato di entusiasmo la nostra marineria.

Un tempo seconda solo a Mazara del Vallo, oggi comunque importante con le sue 60 imbarcazioni. Anche il peschereccio “Mizar” vende direttamente, sulla barca, dopo aver avvisato i clienti via Facebook sul pescato disponibile e sull’orario di ritorno in mare. Mizar ha messo a punto una App con ogni dettaglio e informazioni precise sul pesce locale. A loro, da una manciata di giorni, si è aggiunto un trentenne timido e motivato.

La sua barca si chiama Il Mimmo, come il papà di Angelo a cui è intitolata e come Mimmo Facchini di «Fish all days» che di questa esperienza è un po’ il papà. Voglio che gli europarlamentari che lavorano sottovoce o in silenzio per la nostra pesca, come Renata Briano e Elena Gentile, sappiano di queste storie che non sono solo patrimonio di Molfetta, ma dell’intero Paese che non si lagna e si inventa ogni giorno rinascite e riconversioni. Per attraversare il mare forza nove della crisi. Resistere ai nodi del vento, provando a usare le raffiche per gonfiare le vele.

Magari leggono il tuo blog si fanno venire altre idee. Per non lasciare sola la nostra pesca, per favorirne un ricambio generazionale, come sta avvenendo in agricoltura.

La Lip sulla Scuola e la discussione parlamentare

Sarebbe bello che tutti i parlamentari rispondessero a questa lettera. E che finalmente una Lip (ovvero una legge d’iniziativa popolare) arrivasse in Parlamento (dove le leggi di iniziativa popolare sono impopolarissime, come denunciamo da tempo): sarebbe un messaggio importante, sia per la qualità del lavoro legislativo, sia per la difficile questione della rappresentanza.