Dedicato al Presidente: tutti vogliono il Mattarellum

E così oggi molti esponenti del Pd hanno fatto a gara per attribuirsi il Mattarellum, ciascuno rivendicando di averlo sostenuto più di altri.

A questo punto una domanda sorge spontanea: ma se tutti preferiscono il Mattarellum e tutti sostengono che avrebbe i voti, perché insistiamo nel voler approvare l’Italicum?

Non è la prima, è l’ultima di una lunga serie

Non è questione di preferenze o capilista, è questione che riguarda Jobs Act, Sblocca Italia, gestione del partito, caricature per tutti, toni da repubblicani americani, riforme pasticciate, partito della nazione, trasformismi, senato dissennato, buone scuole che non lo sono, nazareni e post nazareni che contraddicono se stessi.

Banalizzare il problema, come ha fatto più d’uno oggi, significa non capire che la posta in gioco è molto più grande. E dolorosa.

D’altra parte il fatto che lo sostengano anche parlamentari che hanno sempre adottato l’argomento della ditta e che hanno sempre contestato anche solo il pensiero di una scissione, la dice molto lunga. Almeno quanto la serie di (chiamiamole) incomprensioni di questi ultimi mesi.

Il Paese dei titoli: poi tutto torna in pochi giorni all’anormalità

Oggi Sergio Rizzo sul Corriere adotta il termine che personalmente uso da anni per spiegare perché alle fondazioni dei politici vanno applicati gli stessi criteri di trasparenza che si pretendono dai partiti politici: l’«opacità».

Lo abbiamo detto in tutte le sedi e in tutte le occasioni, dal Congresso di sei anni fa, a quello del 2013, passando per le discussioni sulla forma partito che tanto appassionano gli addetti ai lavori: risultati prossimi allo zero, alzate di spalle, dotte riflessioni che portano a nulla.

Oltretutto, con grande sorpresa, scopriamo oggi che le Fondazioni sono uno strumento opaco di per sé che male si adatta alle funzioni politiche che dovrebbe svolgere, rispetto proprio al tema della trasparenza e della pubblicità dei contributi che ricevono.

C’è poi l’argomento della privacy: come scrivo ne La condizione necessaria, che esce oggi in libreria, la questione della privacy per i finanziamenti alla politica non può né deve esistere. Se vado a una cena di finanziamento, ad esempio, in un’occasione pubblica e magari sotto i flash dei fotografi, è il caso che renda disponibile anche la registrazione del mio nome e del mio contributo. Altrimenti c’è qualcosa che non va: perché dovrei negare la pubblicità?

Certo, qualcuno potrebbe decidere di non partecipare alla cena, ma sono i ‘rischi’ del mestiere. Ed è sempre meglio rischiare di ricevere un finanziamento che scoprire dopo cena che c’era qualcuno di non proprio raccomandabile.

Come al solito, la politica si mobilita solo dopo le inchieste giudiziarie. E solo quando compaiono i titoloni. Poi tutto torna, in pochi giorni, all’anormalità.

Il Paese e la Ditta

«Stavolta prima viene il Paese, poi la Ditta».

Così Pier Luigi Bersani, oggi, su Repubblica.

Secondo me, l’avverbio corretto è «sempre».

Gufi e allodole ovvero i dati del mercoledì smentiscono quelli del martedì

Da tempo consiglio la regola delle 48 ore: quando leggete un titolo sparato a tutta pagina, prima di confermarne il significato e il valore, aspettate due giorni: scoprirete se la notizia è confermata o se, come purtroppo spesso accade, era tirata per i capelli.

Da giorni non si fa altro che parlare degli straordinari dati forniti a più riprese da Poletti. Oggi tutti i giornali ridimensionano e, in qualche caso, ribaltano quegli stessi dati.

Scrive Carlo Di Foggia sul Fatto:

Emerge che l’aumento dei contratti a tempo indeterminato di gennaio e febbraio è dovuto essenzialmente alle stabilizzazioni dei rapporti di lavoro già in essere, e a un “effetto rimbalzo”, visto che negli ultimi tre mesi del 2014 le attivazioni avevano subito un brusco calo (passando da circa 117 mila a poco più di 88 mila). In pratica, le aziende hanno aspettato il nuovo anno per assumere, proprio per accaparrarsi i generosi incentivi previsti a partire da gennaio. Non solo. Nei primi due mesi del 2015 insieme alle “attivazioni”, sono cresciute anche le “cessazioni” di contratti stabili: dai 243 mila licenziamenti del 2014, ai 257 mila di gennaio-febbraio di quest’anno.

Poletti purtroppo non è nuovo a simili slanci propagandistici: a dicembre aveva parlato dell’incremento di 400 mila unità dimenticandosi di citare la contemporanea diminuzione di 483 mila rapporti di lavoro.

Piergiovanni Alleva è ancora più duro, sul Manifesto, sostenendo che per il contributo di 8000 euro all’anno alle imprese si potrebbe profilare l’accusa di aiuto di Stato. Alleva ricorda altresì che il 78% dei ‘nuovi’ rapporti di lavoro dei primi due mesi del 2015 sono precari. Un milione di contratti.

Il mio consiglio è di diffidare dei gufi come me – che non hanno mai ragione, ovvviamente – ma nemmeno da chi gira con lo specchietto per le allodole tascabile, da estrarre a ogni occasione.

Ragioniamo con serenità sulle ragioni degli uni e degli altri e cerchiamo la soluzione migliore. Con la demagogia non si va proprio da nessuna parte.

Una bella soddisfazione (in tempi non facili)

CORRUZIONE. LO GIUDICE, RICCHIUTI (PD) : APPROVATO EMENDAMENTO SULLA SUBORDINAZIONE DELLA CONDIZIONALE ALLA RESTITUZIONE DEL PROFITTO ILLECITO

“Mettiamo le mani in tasca a corrotti e corruttori: al di là dell’inasprimento delle pene, la restituzione dei profitti illeciti potrà avere un’efficacia importante nel contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione e al danno erariale prodotto, storicamente difficile da recuperare”.

Così i senatori democratici Sergio Lo Giudice e Lucrezia Ricchiuti salutano l’approvazione del loro emendamento 6.300 al testo anticorruzione in votazione in Senato, sottoscritto da tutti i componenti della Commissione giustizia, a partire dal capogruppo Giuseppe Lumia.

Il testo approvato riprende la proposta di legge 1871 depositata già nel dicembre 2013 alla Camera a prima firma di Pippo Civati che modifica l’art. 165 del codice penale.

“Come previsto dallo stesso disegno di legge per il patteggiamento – spiegano Lo Giudice e Ricchiuti – in caso di reati di peculato, concussione o corruzione per beneficiare della sospensione condizionale della pena sarà necessario versare all’amministrazione lesa una somma corrispondente al prezzo o al profitto del reato.”

Questo il testo dell’emendamento approvato oggi:

6.300 Al comma 1, premettere il seguente
«01. Dopo il terzo comma dell’articolo 165 del codice penale è inserito il seguente:
“Nei casi di condanna per i reati previsti dagli articoli 314, 317, 318, 319, 319- ter, 319-quater, 320 e 322-bis, la sospensione condizionale della pena è comunque subordinata al pagamento di una somma equivalente al profitto del reato ovvero all’ammontare di quanto indebitamente percepito dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di un pubblico servizio, a titolo di riparazione pecuniaria in favore dell’amministrazione lesa dalla condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di un pubblico servizio, ovvero, nel caso di cui all’articolo 319- ter, in favore dell’amministrazione della giustizia, fermo restando il diritto all’ulteriore eventuale risarcimento del danno ».
Conseguentemente, nella rubrica, dopo le parole: «in materia» aggiungere le seguenti: «di sospensione condizionale della pena e».

Roma, 31 marzo 2015