Sempre di più

Siamo tutti dissidenti (o, forse, è qualcun altro a essere in dissidio con gli italiani, sul punto).

senato elettivo

A proposito di gufi

Leggo cose strane e sorprendenti e alla lunga stucchevoli sulla questione gufi.

Pare che siano loro le colpe di tutto quanto. Si muovono nella notte (una notte in cui tutte le vacche sono nere, ma è un altro discorso) e sanno come bloccare ogni cosa, anche quando la ‘cosa’ nemmeno la si conosce. Sono ridicoli, ininfluenti, velleitari, eppure sono talmente abili da risultare decisivi in ogni partita.

Per prendersela con i gufi, vale tutto. Argomenti dell’uomo di paglia, caricature, campagne ad alzo zero.

Sono davvero pochissimi, ridicolizzati dai media, ma sono dappertutto. E attivissimi. Per esempio, se presenti un emendamento non sei un parlamentare, ma un gufo. Se ti preoccupi per le coperture, e per la disoccupazione, per qualsiasi cosa, se solo ti viene un dubbio, e provi a dire la tua, non sei un politico, sei un gufo (ieri anche il ministro dell’economia sembrava, inconsapevolmente, gufare: attenzione, è un attimo e ti ritrovi gufo). E se le riforme si incartano anche se i gufi sono già stati sostituiti, è colpa loro: gufano da lontano, ma sono formidabili. E se c’è l’ostruzionismo delle opposizioni e l’eccesso di decreti allora non è responsabilità del governo ma dei gufi. A cui dare la colpa, perché non avendo più nemici esterni (a parte i gufi europei, chiaro), bisogna cercarli all’interno, altrimenti non ci sono i titoli dei giornali.

I gufi hanno presentato una decina di proposte sulla riforma costituzionale (che a me sembrano fin troppo poche, perché altre ne occorrerebbero), ma è inaccettabile.

I gufi hanno chiesto di essere vigili sulla questione immunità e aperti sui referendum e le legge di iniziativa popolare, meccanismi di partecipazione che la riforma rischia di stroncare. Ma è una vergogna.

I gufi non possono essere ascoltati, è vietatissimo. Eppure se sul Senato si fosse tenuta aperta la questione della elettività e altre poche ma significative discussioni, ad esempio, la riforma passerebbe con il voto di quasi tutti. Troppa grazia, meglio prendersela con i gufi. E se fossero introdotte le preferenze, abbassate le soglie, tolte le liste bloccate, cancellate le candidature plurime, come chiedono i gufi da mesi, avremmo una legge elettorale infinitamente migliore.

Il premier dice che gli viene da ridere, di fronte a simili ovvie osservazioni. Ai gufi un po’ meno. Loro sono preoccupati per definizione.

Una sola considerazione finale: i gufi non portano male, i gufi portano bene.

È prendersela con i gufi, come ci ricordano le tradizioni popolari, che porta sfortuna. Qui ci vorrebbe un emoticon. Mettetecelo voi.

Il mondo senza sonno

Da sempre fan di Stefan Zweig, consiglio la raccolta di racconti Il mondo senza sonno, pubblicata da Skira.

Il primo racconto è molto attuale, ahinoi, in queste ore terribili (dove però si dorme, qui da noi, a dispetto di quanto accade al nostro confine). Ma forse ancor di più colpisce la descrizione di Ypres, distrutta durante la prima guerra mondiale. Zweig, che scrive ovviamente prima del secondo conflitto, dice provocando: vi immaginate se succedesse la stessa cosa al centro di Berlino? Se il viale Unter den Linden fosse colpito come il mercato di Ypres e il suo centro devastato come la cittadina belga?

Ecco, la guerra non consente domande retoriche.

Tristezze

Rocco legge Zavoli incupito e si incupisce a sua volta.

Linguaggio costituzionale: l’intervento in aula di Walter Tocci

Eccolo qui.

Tutto è possibile: compiti per le vacanze

Un’estate possibile, con i nostri consigli e le indicazioni per lavorare al progetto che abbiamo lanciato a Livorno.

La doppiezza sul doppio cognome

Marina commenta il (non) voto di ieri sulla questione del doppio cognome, arrivato in aula dopo il parere unanime in senso favorevole della commissione competente.

Manca

Stefano Bartezzaghi a Livorno.

Pace a Montecitorio

Pace a Montecitorio

Il presidenzialismo dopo

Ora, capisco tutto, ma quanto affermato dalla ministra è molto preoccupante.

Prima togliamo il Senato (non proprio) poi apriamo il tavolo sul presidenzialismo. Forse sarebbe il caso – gentilmente – di spiegare prima e non dopo quali siano le intenzioni del governo su questo punto. E quale sarà l’assetto istituzionale del nostro Paese una volta terminata la riforma, per evitare ulteriori sbilanciamenti.