CivaCalendar: sulla via di San Marco

Prima dell’incontro di questa sera a San Marco in Lamis (previsto per le 21), alle ore 19.00 sarò a San Severo, per l’iniziativa “I democratici per il futuro dell’Italia” insieme all’europarlamentare Elena Gentile.

L’attaccamento

Da mesi il governo e parte della sua composita maggioranza non hanno dubbi: chi si oppone all’abolizione del Senato è attaccato alla poltrona.

In questa frase-slogan-clava ci sono almeno due trucchi linguistici parecchio truffaldini: perché la proposta di Renzi non è quella di abolire il Senato (il Senato ci sarà ancora in ogni caso) e perché quasi nessuno si oppone alla riforma del bicameralismo perfetto, ma pone questioni non irrilevanti su come superarlo.

Oltre ai trucchi, che un segretario mai dovrebbe usare contro i dirigenti del proprio partito, è la fallacia dell’argomento, data per buona e scontata da tutti, a sorprendere.

Perché è del tutto evidente che rischia di più la poltrona chi non è d’accordo con il capo (vale per il Pd come per Berlusconi e Grillo) di chi ne difende sempre e comunque le ragioni. E difende sempre e comunque le ragioni del capo, anche se il capo cambia.

L’attaccamento alla maglia e alla bandiera è sincero, non sarò certo io a fare il malizioso (tutti questi sono convinti ad esempio che è meglio non eleggere i senatori, ma farli nominare dalle correnti interne nei vari consigli regionali), ma vorrei che ci fosse almeno lo stesso rispetto per chi si mette nelle scomode condizioni di non essere ricandidato, soprattutto se le liste saranno bloccate e se il capo vorrà l’ultima parola (e anche la penultima, su su fino alla prima). E vorrei che fosse rispettato soprattutto chi non si vuole ricandidare: in Senato, tra gli attaccatiallapoltrona della retorica attuale ce n’è più d’uno.

L’argomento è del tutto reversibile e parecchio forzato, quindi, soprattutto se usato dalla schiacciante maggioranza contro la minoranza.

Evitiamo trucchi, evitiamo facili etichette, discutiamo nel merito. Poi, di norma, la maggioranza vince. Potrebbe farlo con più stile e qualità, ascoltando anche qualcun altro, senza ridurlo in poltiglia solo per guadagnare qualche voto. Non è poi così difficile.

Segretamente responsabili

Già stanno dicendo che sono tornati i 101. Ma non è che lo stanno dicendo i 101? I fautori delle larghe intese e dei patti segreti?

Chissà come mai lo scatenato fronte renziano (ormai esteso a quasi tutto il Pd, 101 compresi), che ha sempre snobbato la vicenda che ha portato alla mancata elezione di Prodi (ricordo le ironie quando mi si accusava di volerne addirittura parlare durante le primarie, pensa te), tanto da voler proseguire questa legislatura fino al 2018 (con i 101 protagonisti e soddisfatti, perché lo schema che continua è proprio quello per cui tirarono giù Prodi), ora riscopra l’argomento confondendo ulteriormente i piani e le cose.

Tra l’altro, inizialmente, dai banchi del governo sono stati attaccati i senatori di Forza Italia. È tale la confusione, che si pensa che facciamo parte dello stesso gruppo con i rappresentanti di Berlusconi?

Tornando alle cose serie e cercando di uscire da una polemica inverosimile, il dato è che la riforma Renzi in molti suoi aspetti non convince ed è un vero peccato che molti senatori non si siano manifestati apertamente, come hanno fatto alcuni, con argomenti precisi, ma solo attraverso il voto segreto. Su questa questione e su altre.

Capisco perciò che i rappresentanti del governo si arrabbino: sempre meglio manifestare il dissenso, non nascondersi dietro la segretezza del voto. Però c’è un però: faccio timidamente notare che sono mesi di bordate, di intimidazioni e di ricatti.

Il governo ha creato un clima assurdo, rilanciato nonostante il bel risultato elettorale, con offese ai senatori (attaccati alla poltrona, ancora ieri), con l’indisponibilità ad accogliere le proposte delle opposizioni (quelle vere, non quelle nazareniche), con attacchi forsennati a tutti quanti, senza considerare i dubbi che crescevano in molti gruppi.

P.S.: domandina: ma se il Senato vota sui temi etici, come è stato deciso oggi, non è il caso che a scegliere i senatori siano i cittadini, e non le correnti di partito o i sindaci scelti dai consiglieri regionali? No, così, per sapere. A maggior ragione.

I senatori non possono partecipare alla direzione in cui si parla del Senato

Zanda, capogruppo Pd al Senato, ha scritto ai senatori del Pd per dire loro che non potranno partecipare alla direzione nazionale di domani, perché impegnati in aula. E si tratta di una direzione in cui si parlerà della tanto mitizzata quanto pasticciata riforma del Senato.

Non è male, se ci pensate.

Dalla Toscana arriva il Viaticum

Tenete a mente questi numeri: 40, 10, 5, 3. Sono quelli che fissa, per le diverse soglie, la proposta di nuova legge elettorale della Regione Toscana.

Da tenere d’occhio perché la precedente legge elettorale toscana, quella del 2005, costituì – si dice – un modello per il Porcellum (che certamente ne peggiorò le caratteristiche).

Ancora una volta, però, la Toscana potrebbe fare da apripista rispetto alla legge elettorale nazionale, su cui in queste ore si riprende a discutere. Il Premier, infatti, ha oggi inviato ai senatori una lettera in cui li invita a votare il suo Senato di nominati per poi poter cambiare il testo di legge elettorale approvato dalla Camera mesi e mesi fa (in tutta fretta, naturalmente, così da poter rimanere più a lungo fermo in un cassetto), infastidendo parecchio – pare – l’altro contraente del patto.

La legge elettorale Toscana potrebbe quindi rappresentare il Viaticum per la modifica dell’Italicum, che meriterebbe quindi, per un motivo in più, l’appellativo alternativo di “fiorentino”.

Quali sono quindi gli elementi che potrebbero essere portati da Firenze a Roma? Per prima cosa il 40% (anziché il 37) come soglia per ottenere il premio al primo turno, senza ballottaggio. Poi, appunto, le soglie di sbarramento, del 10% (anziché del 12) per le coalizioni, del 5% (anziché dell’8) per le liste non coalizzate e del 3% (anziché del 4,5) per le liste coalizzate.

Tutto certamente più ragionevole, ma ancora lontano dalla scelta più lineare della soglia unica, che evita la presentazione di liste di comodo fatte solo per portare acqua al partito o ai partiti che superano la soglia, senza poter rappresentare nessuno. E ancora, le preferenze (con – dato positivo tra i molti d’altro segno – la doppia preferenza di genere che si aggiunge all’ordine alternato di lista) ma con possibilità di avere sostanzialmente capilista bloccati (nella legge regionale sotto forma di candidati regionali facoltativi, eletti per primi nell’ordine di presentazione, senza preferenza) e – forse la cosa peggiore – le candidature multiple (che potrebbero essere una cosa seria solo se esistesse l’ubiquità). Infine, la attribuzione dei seggi a livello centrale, con sacrificio dei territori (compensato – nella legge regionale, ma si dubita in quella nazionale – dalla necessità di elezione di almeno un consigliere per provincia).

Rimane da segnalare che la nuova legge elettorale prevede la abrogazione della legge regionale che – unica in Italia, a quanto ci consta – disciplina le elezioni primarie per la candidatura a consigliere e presidente della Regione. L’argomento per l’abrogazione, contenuto nella relazione illustrativa, fa riferimento al fatto che con le preferenze le primarie non avrebbero senso. Ma, a parte che basterebbe che i partiti in tal caso non vi ricorressero, rimane il fatto che per la candidatura alla carica di presidente e per le candidature regionali (facoltative) le preferenze non ci sono.

Perché quindi cancellare la legge sulle elezioni primarie? Non un bel segnale di partecipazione.

Gufologia

Su un punto i riformatori hanno ragione: noi critici siamo gufi. Temo tuttavia che ignorino che noi gufi vediamo anche di notte quando gli altri sono ciechi, e le nostre sorelline civette sono sempre state simbolo della saggezza. Complimento più encomiastico non potevano rivolgercelo. Ringrazio anche a nome degli altri gufi, e cercheremo di essere all’altezza.

Maurizio Viroli, oggi, sul Fatto, gufo di Princeton e quindi anche professorone, studioso tra l’altro di Machiavelli.

Mi fa proprio piacere andare alla festa di Sel, stasera

Soprattutto a Milano, dopo aver letto questo.

So bene che nel Pd, da parecchio tempo, prima ancora che arrivasse il Veltro, c’è chi preferisce Alfano e addirittura Berlusconi a Vendola come alleato di governo e interlocutore sulle riforme, nonostante il nostro progetto fosse il centrosinistra e per questo siamo stati eletti con Vendola, non nelle liste con Verdini.

E mi fa piacere che qualcuno lo dica così apertamente, così ce ne facciamo una ragione. Nel mio caso, contraria.

Vi ricordate l’emendamento sull’autoriciclaggio di qualche mese fa?

Faticosamente si fa largo. E leggete cosa dice oggi la direttrice dell’Agenzia delle Entrate.

Orlandi:accompagnare misure rientro capitali con autoriciclaggio

Roma, 29 lug. (TMNews) – “Le misure che consentono il rientro dei capitali devono essere accompagnate da misure sull’autoriciclaggio”. Lo ha detto il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, a margine di un’audizione al Senato. “Noi – ha aggiunto – siamo pronti a fare un lavoro puntuale. Sarà molto importante, se il parlamento l’approvera” il provvedimento e “che questa norma sia accompagnata dall’autoriciclaggio, che rappresenta una svolta epocale”.

Per le bambine e i bambini di Gaza

salviamoibambiniora

Contribuite anche voi.

Wilma, dammi la clava (ma anche no)

Ormai si fatica sempre di più ad affermare cose ovvie: che la democrazia è fatta di maggioranze (che possono anche variare, com’è noto) e di minoranze (che fanno il loro mestiere). Anche perché può capitare che chi è ora maggioranza si ritrovi, un giorno, dall’altra parte.