La legge di stabilità ‘pulita’

Tra le tante cose che non vanno, l’iniziativa di Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio, è invece molto buona: parlo della ripulitura della legge di stabilità dalle norme intruse (che ovviamente qualcuno ha ‘intruso’). Siccome da mesi ormai combatto con lo schema decreto-omnibus-con-dentro-tutto-e-con-fiducia, l’idea di presentare all’aula una legge di stabilità a tabelle, trasparente e leggibile, mi sembra un passo avanti notevole.

Ed ecco che puntuale il Ponte sullo Stretto ritorna (davvero, altro che storie)

Oltre alla dichiarazione monumentale del ministro Lupi che l’ha definita un’opera indispensabile e necessaria, ora il viceministro Nencini spiega che quella cifra del Def sul Ponte non è poi così casuale né così chiara, come ieri qualcuno ha fatto capire. Così Adnkronos:

Il ponte di Messina è un’opera che non può dirsi archiviata: “potrebbero esserci capitali stranieri interessati a
realizzarlo”. Lo dice, intervistato dall’Adnkronos al Palazzo dell’Informazione, il viceministro delle Infrastrutture e dei
Trasporti, Riccardo Nencini, che puntualizza come la sua “non è un’affermazione generica”.

Nencini vuole “mettere il punto interrogativo accanto alla frase ‘il ponte di Messina è un’opera archiviata'”. Anche perché si tratta di una infrastruttura “segnata da un fattore simbolico eccessivo”, perché “collegata al nome e al cognome Silvio Berlusconi”. Un’opera che, evidenzia, “ha generato nel tempo una frattura tra chi sta di qua e di chi sta là senza possibilità di ragionare sui contenuti”.

Il punto interrogativo ce lo metto io: ma il Ponte, quando ci siamo candidati, non dicevamo che non l’avremmo fatto? E che avremmo preferito le piccole opere alle grandi e inutilmente dispendiose? Altro che simbolo, era un impegno, cazzo, avete presente un impegno? Lo dico in modo non generico.

Lo dico perché nella vita abbiamo sbagliato tutto: avremmo dovuto votare Berlusconi vent’anni fa.

Il voto sullo Sblocca Italia

Mi dispiace per i colleghi che hanno generosamente lavorato per migliorare il testo, e mi scuso con loro se la mia posizione appare irrispettosa, ma l’impianto dello Sblocca Italia non va bene per niente e non è riformabile. È un omnibus mostruoso (di omnibus non avremmo dovuto farne più, sì, ciao) e lo è nel senso che dentro ce n’è di tutti i colori possibili. Manca il verde, diciamo così. E il blu della innovazione vera, che evidentemente va bene per le conferenze ma non per gli atti legislativi. Per il resto, c’è il giallo delle autostrade prorogate, il rosso (nel senso del bollino) contro le sovrintendenze, il grigio del cemento, il noir delle trivelle del nuovo centralismo petrolifero.

Perciò – in ragione dell’articolo 67 (tutto intero, parola per parola) – ho votato contro. Altri colleghi sono usciti dall’aula, altri si sono astenuti, altri ancora hanno votato non condividendo molte cose. Le larghe intese colpiscono ancora.

Gli intellettuali umarell e il «non importa cosa»

Pregevole (al solito) contributo di Christian Raimo sulla deriva che il dibattito pubblico sta prendendo. Con il consueto, tradizionale, storico disprezzo dei politici per gli intellettuali. Sempre a proposito di modernità.

Tav e Cvd

Nel senso di «come volevasi dimostrare».

Sempre a proposito di Terni

Il comunicato di Rita Castellani sulla vertenza Ast, l’audizione del ministro Guidi e gli impegni per ora disattesi.

Sembrerebbe che dopo il danno delle manganellate, si aggiunga l’amarissima beffa da parte del governo nei confronti dell’Ast.

Dopo le rassicurazioni delle Leopolda sul fatto che il Presidente del Consiglio avrebbe assunto la gestione diretta della trattativa con la Thyssen Krupp e il Governo tedesco, oggi il Ministro Guidi si è riproposta come mediatore, riferendo in parlamento. Tra le varie affermazioni attribuite all’amministratore delegato Morselli, alcune abbastanza inverosimili (100 mln. di investimenti da parte di una proprietà che non paga stipendi e fornitori, strozzando tutto l’indotto?), il ministro ha voluto evidenziare che:
“La società – dice la Guidi – ha confermato chiaramente anche di volersi nettamente riposizionare sulla parte a freddo rispetto a quella a caldo”.

È consapevole il Ministro che è esattamente questo il massimo danno che si potrebbe fare all’Ast e ai suoi lavoratori, ma anche al sistema produttivo italiano? E il Presidente del Consiglio è consapevole del fatto che il suo ministro opera in diversa direzione da quella da lui preannunciata? Ed è consapevole che in Germania le imprese, Thyssen Krupp inclusa, stanno firmando accordi con il Governo e i sindacati (insieme, pensa!) per bloccare i licenziamenti fino al 2020?

Tutta la mia personale vicinanza ai lavoratori di Acciai Speciali Terni, da oltre un secolo avanguardia di professionalità e civismo.

Rita Castellani, direzione nazionale Pd

Poi dopo pubblichiamo la versione della polizia

Ecco cosa mi scrive un operaio dell’Ast dopo la carica di questa mattina:

Ci hanno chiusi dentro piazza Indipendenza e ci hanno caricato: eravamo a testa e mani nude, miravano subito alla testa. Ai primi caduti, un poliziotto (“un omone”) si è tolto il casco e, allargando le braccia, ha detto ai suoi: basta, basta.

Per poco all’ospedale non ci finiva anche Landini

Mi chiedo sinceramente se ci si renda conto. La situazione così scappa di mano.

Il contributo di Piero

Piero è di Arcore. Del Pd e della Cgil.

Mi scrive:

Ti allego la ricevuta del mio personale contributo, confermandoti che tutti hanno pagato, ognuno per quel che ha potuto.

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Silenzio, parla Agnesi (e i suoi lavoratori)

Questo pomeriggio andrò a Imperia con Luca Pastorino, per incontrare i lavoratori del pastificio Agnesi. Non parteciperò ad alcuna cena di cui parlano i giornali, noto en passant perché, appunto, ho un altro impegno, particolarmente importante, per me.