Si fa un gran parlare a Milano del patto della cernia, stipulato tra Panzeri e Penati, i diessini più prestigiosi della città, per lanciare subito il partito democratico in chiave settentrionale. Idee che condivido e che, si parva licet componere magnis, avevo già sostenuto mesi or sono, prima che diventasse di moda sostenere il partito democratico, le liste unitarie e i gruppi unici. Credo, per altro, che il punto fondamentale non sia sollecitare la costituzione del partito democratico tout court, ma avviare un dibattito, con la partecipazione degli iscritti e (soprattutto) degli elettori dell’Ulivo: elemento troppo spesso trascurato, a cui da tempo dedico attenzioni e sforzi, spesso volutamente fraintesi. Mi sento comunque di dire grazie ai due ‘dioscuri’ (così li chiama il Riformista). Altri, invece, li capisco meno. Da sempre timidi nei confronti di simili iniziative, spesso dichiarati sabotatori, ora si scatenano: ulivisti dell’ultima ora, si producono in doppi salti carpiati (in carpione?) e hanno già cambiato pelle. A me, più che di cernie, pare si tratti di remore. Quelle che alcuni avevano prima, e che ora impersonano perfettamente, le remore essendo pesci, prevalentemente tropicali, dotati di una specie di ventosa che può aderire al corpo di altri animali più grandi. Scelgono squali, tonni, delfini o tartarughe. Per farsi trasportare là dove da soli non riescono a spingersi.

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