Un Titanic che fa acqua da tutte le parti, ben prima di incrociare l’iceberg – che nel frattempo temo si sia pure sciolto.

Non è più tempo di mezze misure, di tattiche, di slogan altisonanti e ove possibile in inglese.

È tempo di investire, di orientare l’economia, di chiedere a chi ha più potere e risorse di mettersi in gioco per evitare la catastrofe. Che è climatica ma anche economica e sociale.

Leggo interviste sul taglio dei parlamentari, sulle carte di credito, sulle ultime dichiarazioni di Boschi. Ecco, parliamo del taglio delle emissioni, del credito che dobbiamo lasciare alle future generazioni, dei boschi, con la minuscola. Perché dobbiamo cambiare. Ora. Altro che Green New Deal, che qui di Roosevelt non se ne vedono. Altro che «se non ci sono quei soldi per la ricerca, mi dimetto», che poi non ci si dimette mai. Deve essere un impegno totale del governo, delle istituzioni a ogni livello, della Repubblica. Perché il rischio che corriamo è alto. Si parla di svolte e di vita, nei loghi e nei motti di questa o quella formazione politica, vecchia o nuova, nuova o vecchia. E invece si va avanti come sempre, e si danza intorno a un pericolo mortale.

Una missione nazionale ed europea, è quella che serve. Spostare ingenti risorse per cambiare ‘sistema’. Rischiare l’impopolarità, per salvarlo il popolo, anzi, i popoli. Di questo si tratta. Tutto il resto è solo una patina verde, che peggiora le cose. Perché dà speranza sì, al disastro.

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