Oggi pomeriggio a Padova presenterò con Paolo Berizzi il suo Nazitalia. Viaggio in un Paese che si è riscoperto fascista, Baldini+Castoldi.

Un’occasione preziosa per riflettere sul momento storico e politico che stiamo vivendo e per affrontare gli elementi più pericolosi di una temperie culturale che sta mostrando sempre più chiaramente il proprio volto in questi ultimi mesi.

Del libro di Berizzi colpisce soprattutto la puntuale ricostruzione della zona grigia, di un grigio molto scuro, che accompagna le organizzazioni dell’estrema destra. Una zona grigia di cui fanno parte molti amministratori locali, tra contiguità, connivenze, convenienze e in più di un caso vere e proprie sovrapposizioni. Un cameratismo che collega gli ultrà con compassati politici in grisaglia (appunto), con nuovi virgulti del sovranismo, con una strategia politica nazionale compiacente. Sfumature, si dirà, che però rappresentano lo stesso colore e che hanno nel leader della Lega e nella sua torsione politica degli ultimi anni la sponda più forte.

E se qualcuno acconsente e ne trae diretto giovamento, il resto della politica tace: in primo luogo i 5 stelle, poi i partiti al governo nella precedente legislature, tra le banalizzazioni dei leader politici e la netta negazione dell’ex-ministro dell’Interno, più impegnato con un altro tipo di nero e con altre «emergenze».

La stessa destra moderata sembra essersi infilata in un vicolo cieco, in cui gli estremisti però ci vedono benissimo e condizionano tutto il fronte politico un tempo moderato. E ciò che vediamo oggi muove dalle ultime edizioni delle elezioni amministrative, quando anche i fascistoidi potevano far comodo per guadagnare qualche giunta in giro per il paese.

Di questa emersione ci siamo occupati molto, con il dizionario #antifa e con una campagna che sta attraversando l’Italia, grazie al lavoro di Stefano Catone. Campagna che ha già trovato risposte minacciose e ricevuto messaggi intimidatori, perché queste organizzazioni, con il loro linguaggio violento, stanno «emergendo», proprio così.

Per contrastarle, l’unica cosa che serve è un lavoro culturale che sia «presente», accompagnato da una politica che sappia offrire misure che contrastino vigorosamente le disuguaglianze e restituire prospettive non solo a chi ce la fa (perché ce l’ha già fatta), ma a chi si è sentito abbandonato. Voltarsi dall’altra parte, minimizzare il problema, sottovalutare la portata della questione, sociale e culturale insieme, è il più grande regalo che si possa fare agli estremisti e ai violenti, che ripetono i loro tradizionali messaggi xenofobi, razzisti e discriminatori. Che infatti ne hanno approfittato e continuano a farlo. Non sono fantasmi, come ricorda Berizzi. E sono già qui.

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