Le autorità estoni dichiarano che i benefici del processo di digitalizzazione che nel corso degli ultimi vent’anni ha riguardato gran parte delle istituzioni del paese siano da quantificare in – almeno – due punti del loro prodotto interno lordo.

Per l’Italia si tratterebbe di più di 30 miliardi di euro. Immagino che qualcuno subito direbbe: «abbiamo trovato le coperture per il reddito di cittadinanza (che poi non è un reddito di cittadinanza, ma ci siamo capiti)!».

Il punto è che nessuno (tranne forse Enrico Giovannini) ricorda che prima di introdurre il reddito minimo garantito – come sarebbe più opportuno e corretto chiamare la misura di cui si parla – e in generale prima di qualsiasi grande trasformazione del nostro sistema di welfare, sarebbe necessaria proprio un’operazione digitale, a cominciare da un’anagrafe integrata, a servizio di tutti gli enti preposti, soprattutto se il sostegno economico vuole essere collegato alla ricerca di nuova e più stabile occupazione, soprattutto se il sistema vuole funzionare come «servizio» e non solo come «cassa».

In ogni caso se digitalizzassimo e recuperassimo trenta e passa miliardi, personalmente ne destinerei la maggior parte al sistema della scuola e della formazione, perché si crei un circolo virtuoso ancora più promettente. Perché, come abbiamo visto, la questione è culturale prima ancora che politica.

P.S.: la trasposizione tra Estonia e Italia è del tutto discutibile, lo so bene. L’Estonia è un paese di un milione e trecentomila abitanti, che ha condotto questa operazione partendo da zero. E qualsiasi «operazione digitale» strategica e complessiva – come qualsiasi altro intervento di questo tipo che riguardi la Pubblica Amministrazione – comporterebbe cospicui e costanti investimenti (per «riformare» le cose non si possono solo fare tagli, accidenti!). Immaginate però che cosa comporterebbe complessivamente ridurre le transazioni in contanti, tracciare i pagamenti per evitare che il nero si diffonda e con esso la corruzione e il riciclaggio, aumentare la trasparenza del sistema, ridurre i costi diretti e indiretti della burocrazia (a cominciare dalla carta, che sembrerà stupido, ma non lo è affatto), automatizzare i servizi, abolire i duplicati e le operazioni inutili, risparmiare tempo, singolarmente e collettivamente. Forse sarebbero anche più di due punti di Pil, tutte queste cose insieme.

  •  
  •  
  •  
  •  

Commenti

commenti