Come ripeto da un secolo, non è un problema di personalità, ma di scelte politiche.

Seguiamo sui giornali l’interessante dibattito tra Bonino e Minniti, l’una il contrario dell’altro, alla ricerca di una improbabile unità sulle questioni legate all’immigrazione, perché da qualche ora è imperativo coalizzare il diavolo e l’acquasanta, le Ong e le milizie e via discorrendo.

L’edizione odierna di Repubblica è da conservare: mentre a pagina 3 si discute della compatibilità del Pd (ministro Minniti) con la linea del Pd (politiche Minniti) e delle critiche di alcuni dirigenti che finora erano stati entusiasti di ciò che è stato fatto in Libia e sul mare, a pagina 16 si parla di torture nei lager libici e degli Asma Boys, criminali efferati sostenuti dalle milizie libiche a loro volta sostenute dall’Europa.

A pagina 6 l’inesauribile Gianni Cuperlo dice che bisogna prendere le politiche proposte da Boldrini (in linea con Bonino) e farle nostre. Poi, certo, bisognerà spiegarlo a Minniti, fino a ieri uomo nuovo del governo e leader in pectore, ma cosa volete che sia.

Come già per mille altre cose, ci si rende conto troppo tardi che ciò che è stato fatto – ieri! – non può essere negato: il Pd ha scelto Minniti invece di Bonino. Ha votato decreti discriminatori e non le leggi chieste da Bonino e da molti altri, presenti peraltro nel programma elettorale con cui il Pd nel 2013 aveva preso i voti. Ha conservato le leggi-vergogna dei governi precedenti, ha affidato a Alfano e ai suoi la partita delicatissima dell’accoglienza, ha messo in pratica ciò che Di Maio e Salvini chiedevano per le Ong del mare e ha chiuso in Libia i migranti per poi festeggiare la riduzione degli sbarchi.

Tutto questo è accaduto mentre alcuni leader del Pd promuovevano manifestazioni come quella «senza muri» di Milano mentre il loro ministro i muri li tirava su, con la complicità totale di tutta la maggioranza parlamentare (e oltre). Nessun distinguo, tutti d’accordo, come un sol uomo. Nero.

Va bene il trasformismo, va bene il comportamento da House of 3 Cards, ma qui siamo alla negazione di Aristotele e alla terzina dantesca che meglio definisce le coalizioni da incubo…

ch’assolver non si può chi non si pente,
né pentere e volere insieme puossi
per la contradizion che nol consente.

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