Ho appena parlato con Pablo Iglesias, facendogli gli auguri per la giornata elettorale di domani.

Sto seguendo con particolare interesse le elezioni spagnole, quasi natalizie (si vota domenica 20 dicembre), anche per ragioni personali. Ho vissuto, studiato e fatto ricerca a Barcellona, un po’ di tempo fa, ed è stato uno dei periodi per me più belli e più carichi di senso.

Ho seguito le ultime legislature, la crisi che ha travolto il sistema politico spagnolo, la richiesta di rinnovamento che saliva dalle piazze. Ho osservato una lacerazione sociale sempre più forte.

Non è per provincialismo che mi associo, da lontano, ma proprio il suo contrario: perché c’è bisogno di cambiare la politica a livello europeo che spero che Podemos si imponga, domani, rispetto al governo uscente e agli altri concorrenti in campo.

Voterei Podemos se vivessi in Spagna. 

Perché la politica si deve ripensare e la sinistra ancora di più, perché la riforma – non quelle che ci propinano ultimamente, una riforma civile, culturale e democratica – è necessaria a livello nazionale e europeo. Perché progressività fiscale e renta garantizada sono i primi due punti del programma elettorale di Podemos e anche del nostro progetto di governo. Così come lo sono le urgenze di un cambiamento del modello di sviluppo, così come un rilancio sul piano della partecipazione democratica. Tutte cose a cui siamo molto affezionati, anzi affezionatissimi.

Nella politica nazionale e europea ci sono molte cose sbagliate, ma soprattutto c’è troppo poco. Poca uguaglianza, poca democrazia, poca trasparenza, poco senso dell’innovazione in campo culturale e sociale, poco rispetto dei diritti, poca passione, molto cinismo, troppo opportunismo.

Ragione per cui è il caso di cambiare, provando un’alternativa che si qualifichi con parole chiare, senza alleanze tattiche con chi ha deciso deliberatamente di seguire altre strade, senza pasticciare ulteriormente un quadro politico incerto come quello in cui viviamo.

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