Sostituisci a diversi partiti che possono contendersi la maggioranza in competizione tra loro un partito della nazione (che rappresenta tutto e tutti e fuori del quale sta giusto qualche lista non-della-nazione); poi sostituisci al premio di coalizione il premio al partito e… fatto!

Via l’Italicum arriva l’Unicum.
Il sistema elettorale con cui il partito della nazione governa da solo. Per sempre.

Gli altri? Hanno a disposizione il 45% (che poi a ben vedere potrebbe anche ridursi), da spartirsi. Al partito della nazione interessa poco come (e quindi poco gli interessano, in particolare, le soglie di sbarramento, che i partiti medi vorranno più alte e quelli piccoli più basse, come dimostra lo scontro fratricida tra Forza Italia e Ncd di queste ore).

La prospettiva, per chi sostiene da sempre un partito a vocazione maggioritaria, intenzionato a contendere ad altri il governo in una competizione alla pari, in cui siano i cittadini a scegliere, certamente non piace.

Merita precisare che l’idea di attribuire il premio alla lista anziché alla coalizione, in realtà, non è nuova: era già avvenuto – vigente il Porcellum – con i referendum del 2009 (cui tuttavia partecipò soltanto il 23,5% cosicché il sistema rimase tale e quale), in una situazione politica differente, in cui la contesa per il governo ancora era molto sentita e non si parlava certo di partito della nazione.

I vantaggi sono chiari: niente più coalizioni rissose, partitini con due o tre senatori che tengono in ostaggio un governo (come il Prodi II), vertici di maggioranza (come quelli che si stanno riproponendo in questi giorni) e compromessi continui su ogni punto del programma.

La prima controindicazione è che i voti del vincitore risultano ancora più gonfiati. Una coalizione, infatti, prende generalmente più di una singola lista e quindi il premio attribuito a quest’ultima è necessariamente più corposo. Soprattutto, però, il problema nasce dalla crisi dei partiti politici, che hanno rinunciato all’idea di competere davvero. Nasce, in sostanza, proprio dal partito della nazione che un sistema elettorale come l’Unicum certamente aiuterebbe a sviluppare e consolidarsi, rendendo sempre meno contendibile il governo. Un’esperienza che l’Italia, in parte, ha già vissuto (seppure sulla base di diversi presupposti) con il “bipartitismo imperfetto” (per dirla con Giorgio Galli) e di cui sta ancora pagando le conseguenze.
Insomma, il destino degli elettori rischia di essere ancora molto amaro.

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P.S.: l’Unicum, nel senso dell’amaro, è ungherese. Notazione politica.
P.S./2: con i capilista bloccati, tutti gli eletti di chi non vince sono bloccati.
P.S./3: ieri si è chiarito che i capilista bloccati li sceglierà il segretario o la sua direzione nazionale e non passeranno dalle primarie.
P.S./4: grazie al fatto che i capilista possono candidarsi in più collegi (10), anche i secondi (eletti con le preferenze) potranno essere scelti a livello nazionale, grazie alle opzioni.
P.S./5: come tutti sapete, sono per i collegi e per il doppio turno di collegio, tutt’altro modello (maggioritario ma senza la ‘droga’ del premio nazionale).
P.S./6: registro con favore che le preferenze (anche di genere) siano rientrate nel dibattito: quando lo dicevamo a febbraio, eravamo mortificati dalla maggioranza del Pd (e di Forza Italia).
P.S./7: la cattiva notizia è che diminuiscono i collegi. Da 120 si passa a 100: le liste inevitabilmente si allungano.

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