A Milano si direbbe una roba da matti.

Sì, perché a leggere delle decine di franceschiniani e lettiani che dal Parlamento sosterranno Renzi e delle centinaia che sosterranno Cuperlo, i giornalisti mi dicono: e tu chi hai?

Pochi ma buoni, verrebbe da rispondere. O forse pochissimi ma ottimi. I loro nomi li scoprirete nelle prossime settimane, cammin facendo. E non saranno endorsement, né raccolte punti, ma sfide politiche che lanceremo insieme.

C'è però un dato politico inoppugnabile: chi c'è già, non mi vota. Bella scoperta.

E però allora arriva una seconda domanda: chi te lo fa fare?

Cinicamente, perché tutti i consigli di questo tipo iniziano così, ti converrebbe andare con l'uno o con l'altro. Oppure dovresti lasciare da parte le tue posizioni più dure, così gli indecisi tra l’uno e l'altro verrebbero con te. Perché si polarizza, e lo so che sei alto nei sondaggi, ma poi lo sai come fanno le tessere? No, non lo so. E le tessere a macchinetta io non le faccio, rispondo io, con lo sguardo dell'interlocutore che si trasforma, che mi rimira come se avesse visto arrivare un aborigeno.

Sinceramente, che è l'unico avverbio con cui rispondere, preferisco avere con me persone decise. E penso che siano loro a dover guidare il partito.

Prima di tutto fuori dalle ipocrisie: perché ci sono molti che dicono di sostenere il governo che però non va bene, altri che dichiarano il cambiamento ma sono interessati alla conservazione, altri ancora che dicono una cosa prima del congresso e un'altra ne diranno, di senso contrario, dopo.

La gara a chi è più furbo non mi appassiona. Purtroppo, furbo non lo sono.

Ci vuole dell’altro per guidare il Pd fuori dai trucchi: non è con le tessere che si vince, ma con tutto il resto. Con le convinzioni, soprattutto.

A me non lo fa fare nessuno e rischio tutto quel poco che ho, che non è molto. Certo, anche la carriera, come si suol dire. Anzi, quella l'ho compromessa già. Ma non è che me ne freghi più di tanto, vi dirò. Anche se tengo famiglia come tutti, anche se lo so benissimo che non si dovrebbe fare così. Come si è sempre fatto. Del resto, è proprio per questo che mi candido, perché non si faccia più così. Come si è sempre fatto.

Non ho backstage, quello che vedete è quello che propongo. E non dovrebbe essere strano, dovrebbe essere la normalità.

E penso che per cambiare non si debba urlare, non si debbano tirare «fuori le palle» (la solita, maledetta questione maschile), no, si debba fare una buona politica. Che per me è a sinistra, come lo sono le novità vere. Non una sinistra burocratica, né nostalgica: una sinistra, che per definizione non è né burocratica, né nostalgica. Quella è la destra.

Per cambiare ci vuole il sentimento che travolge, ma solo per aprire la strada alla razionalità più limpida. Agli argomenti, ai contenuti, alle soluzioni tecniche più precise.

Per farlo si deve banalmente (!) dire quello che si pensa, e fare quello che si dice. E cambiare vuol dire sostituire le cose che non vanno. E certe volte bisogna farlo così, con gesto liberatorio e però definitivo, come quando si cambia vita.

Ecco, la mia proposta è questa: cambiare vita, cambiare linguaggio, cambiare punto di vista, rovesciare tavoli e consorterie. Pensate che faccia faranno quelli che da mesi ci dicono: non ci sono alternative. E che cosa penseranno quelli che da anni cercano la parolina giusta da dire, per risultare simpatici ed efficaci. Sarà divertente e sarà appassionante.

E lo sarà perché tutti sono lì a chiudere ventenni (quelli degli altri, perché i propri proseguono), sfruttando la decadenza che già c’è (del Paese, prima di tutto), mentre personalmente sono felice di farlo con molti ventenni, che stanno lavorando con me e con noi. Gratuitamente (e mi dispiace non avere tanti soldi solo per questo motivo, perché non averne è meglio per tanti altri) e con una determinazione che, come lo slancio vitale di quel filosofo, poi tende a diminuire e a ottundersi, per le ragioni sopra esposte.

Ultima precisazione: qui si corre per vincere. E per cambiare tutto quello che riusciremo. Gli altri non si preoccupino: ci sono altre opzioni in campo. Sono altrettanto buone, ma a mio modesto avviso non vanno nella direzione indicata. Manca loro un po’ di follia.

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