Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, Corriere della Sera di ieri: in Italia «su 18.651 docenti di ruolo, quelli con meno di 35 anni sono 9: lo zero virgola zero cinque per cento. Al contrario, quelli con più di 65 anni sono 5.647: il 30,3%. Eppure lo sanno, quelli che governano il mondo universitario. Sanno che Enrico Fermi prese il premio Nobel a 37 anni, Renzo Piano progettò il Beaubourg a 34, Federico Faggin inventò il microchip a 30, Bill Gates fondò la Microsoft a 30, Larry Page e Sergei Brin sbaragliarono i colossi di Internet con Google quando ne avevano solo 25. E insomma sanno che l’esperienza è fondamentale e la saggezza è un dono dell’età e magari possono pure invocare Giuseppe Tomasi di Lampedusa che pubblicò Il gattopardo quando era anzianotto ma per certe cose, soprattutto nei campi della scienza, c’è un’età dell’oro. Ed è quella che certi giovani geni italiani, se non se ne vanno prima, passano in coda alla porta di questo o quel barone sperando che venga loro lanciato un tozzo di contrattino da poche centinaia di euro. I numeri del ministero (ufficiali e aggiornati al primo gennaio 2007 e dati al Corriere sulla base dei codici fiscali) sono lì, impietosi. E dicono che negli ultimi 22 anni i docenti di ruolo negli atenei statali sono più che raddoppiati: da 8.454 del 1985 ai 18.651 di cui dicevamo. Solo che la moltiplicazione delle cattedre non ha visto affatto in prima fila i giovani. Le “torte” statistiche che pubblichiamo, riprese da un intervento degli studiosi Stefano Zapperi e Francesco Sylos Labini e aggiornate per la parte italiana coi dati d’oggi, dicono che contro il nostro umiliante 0,05% i cattedratici sotto i 35 anni sono il 7,3% in America, l’11,6% in Francia, il 16% nel Regno Unito. E che al contrario gli anziani oltre i 65 anni scendono al 5,4% in America, all’1,3% in Francia, all’1% in Inghilterra».

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