Archivio mensile Archivio: dicembre 2011

Roosevelt, l’anno prossimo

Fallire nell’offrire ai cittadini in difficoltà una nuova possibilità equivarrebbe non solo a tradire le loro speranze, ma a fraintendere la loro pazienza. Affrontare con la reazione questo pericolo del radicalismo significa invitare al disastro. La reazione non è una barriera ai radicali, è una sfida, una provocazione. La via per affrontare quel pericolo sta nell’offrire un programma possibile di ricostruzione, ed il partito che può farlo è quello con le mani pulite.

Questo, e solo questo, può essere una valida protezione contro la cieca reazione da una parte e un opportunismo improvvisato, irresponsabile e senza via d’uscita dall’altra.

Qui ed ora, io avverto quei democratici che guardano il futuro con i volti rivolti al passato, e che non sentono la responsabilità delle richieste dei tempi nuovi, che essi non stanno andando al passo con il partito.

Franklin Delano Roosevelt, New Deal Speech, 2 luglio 1932.

A.D. 2012

Anno Domini, ma anche Anno Digitale.

Perché più passa il tempo, e più si discute di manovre spread tagli infrastrutture sacrifici, più mi rendo conto che la parola del 2012 deve essere “innovazione”. Non quella da convegno, per capirci, non quella per gli addetti ai lavori (che poi non si capisce bene che lavoro fanno) ma quella cambia la vita ai cittadini.

Perché siamo tutti pronti a iscriverci su Facebook e ad usare la tessera del supermercato e troviamo invece difficile anche solo a immaginarsi la centralizzazione delle fatture (nella proposta di Stefano Quintarelli e Francesco Sacco, o nella versione del “Fisco 2.0″ di Ernesto Ruffini)? Perché la banda larga è ancora tema da politica sgarzolina e non è considerata un’infrastruttura come le altre, anzi prima delle altre (altro che tunnel, insomma, anche nella versione Gelmini, per capirci)? Perché la connettività in tutto il territorio nazionale (e tra tutti i territori della nazione) è stato un argomento solo lambito dalla retorica dei 150 anni (quelli che ci metti a connetterti, in alcune località del Paese)? Perché non ci si rende conto che gli Open data sono i veri nemici della cattiva politica e la trasparenza l’unica soluzione per cambiare la Pubblica Amministrazione?

Ecco, che il 2012 sia l’anno digitale, in cui l’Italia diventa il Paese dell’innovazione. Più degli altri, perché ora lo è meno. Più degli altri, perché ha meno degli altri. E perché è già troppo tardi.

Il post dei buoni propositi

Per tutte e tutti. Uno di questi buoni propositi è un trabocchetto e non è da seguire. Siate voi a decidere quale.

Ripassare il tedesco, perché non si sa mai.
Imparare a dire “stock!” come lo dice Mario Monti.
Dare poco peso alle previsioni, e non solo a quelle dei Maya, perché ce la stiamo chiamando.
Vincere lo scudetto e vincere a Palermo (se è possibile senza alleanze Ogm, grazie).
Procurarsi un loden, anche usato.
Parlare bene ogni volta che si può di Pierluigi Bersani (sempresialodato).
Mettersi a dieta (astenersi da: vitalizi, doppi incarichi, privilegi e prebende).
Rispettare il limite dei mandati, perché non arriva la fine del mondo, ma quella della legislatura sì.
Andare in Africa (senza malizia).
Chiedere lo scontrino per il caffè e non solo.
Bere molta acqua pubblica.
Rispondere ad almeno una delle lettere di Walter Veltroni, di sicuro apprezza.
Moltiplicare i labrador (in particolare alle frontiere).
Capire che cosa sta facendo Massimo D’Alema, che è troppo silenzioso, ultimamente.
Raccogliere i discorsi di Nichi Vendola in un’edizione critica con parafrasi, note e testo a fronte.
Iscriversi alla Bocconi.
Correre ogni giorno e non solo dietro allo spread.
Scoprire chi è il sarto di Formigoni.
Aggiungere un proposito tra i commenti, ma che sia buono, però.

Chiude in anticipo il Grande Fratello

Chiude in anticipo la milionesima edizione del Grande Fratello.

All’inizio ho pensato si trattasse di una misura del nuovo governo.

In ogni caso, per la prossima stagione, pronto un nuovo format. Dieci bocconiani alle prese con l’esame di economia politica, chiusi in un campus, all’insegna della sobrietà, mentre fuori imperversa la crisi.

Se anche il lago, come il cerchio, diventa magico

Un po’ Piero Chiara, un po’ Francis Scott Fitzgerald (si fa per dire): Repubblica parla oggi di un’inchiesta che sembra interessare le amicizie di Renzo Bossi e le sue frequentazioni sul lago di Garda, di cui abbiamo spesso parlato, anche perché – piccolissimo particolare – riguardano l’assessore regionale Monica Rizzi (l’unica donna che sieda tra i banchi della giunta Formigoni, per altro). Un bell’ambientino.

Per una volta ci hanno ascoltato (per davvero)

Congelato il Tfr di Nicoli Cristiani. Ne avevamo parlato qui e qui.

Le chiamavano Big Bubble

Quelli dello scandalo delle tangenti lombarde 2011. Sono le banconote da 500 euro. Leggere e affidabili, soprattutto quando si tratta di nasconderle e trafugarle. E pare che si concentrino soprattutto lungo il confine con la Svizzera. E intorno a San Marino. Chissà come mai.

Perché a Bologna iniziammo parlando di carceri

Ce lo spiega Luigi Manconi – che allora intervenne per primo, parlando alla piazza de Il nostro tempoin una bella intervista di David Allegranti per il Corriere fiorentino.

Alla ricerca della credibilità perduta

Per Prossima Italia il 2011 è stato un anno appassionante.

Abbiamo messo a punto il modello «Think & Move», un approccio che unisca sempre di più l’elaborazione e l’iniziativa politica, strutturata per campagne, all’anglosassone, associando rete e territorio, relazione e contenuti, attraverso un’interlocuzione a tutto campo che ci ha molto arricchiti.

Abbiamo perlustrato il famoso territorio con decine di iniziative, partecipato alle Amministrative di Milano e Napoli (superando lo scetticismo che inizialmente le accompagnava), chiesto un maggiore sostegno della politica istituzionale ai referendum (ci hanno poi pensato i cittadini), promosso la riforma del sistema elettorale (quando abbiamo iniziato eravamo in pochissimi), proseguito nella costruzione di un rapporto con la «società civilissima» che abbattesse barriere e schematismi, nella speranza che per una volta i partiti si rendessero conto della loro parzialità nel complesso sistema dell’opinione pubblica che si è frammentato e però arricchito come da anni non accadeva.

Abbiamo finalmente assistito alla liberazione del web, prima considerato terreno elitario di confronto per pochi ‘eletti’ (quasi nessuno) e un numero ininfluente di elettori. Meglio tardissimo che mai, da Sucate in poi pare che tutti si siano accorti delle straordinarie potenzialità della rete. E allora tutti si sono precipitati su Twitter, ultima spiaggia di una politica alla ricerca della credibilità perduta. Che fa un po’ sorridere, ma è comunque meglio della sonora indifferenza che ha accompagnato per anni il fantomatico «popolo della rete».

Ci siamo confrontati con i fenomeni della cosiddetta «antipolitica» (termine scivoloso che funge spesso da alibi per far finta di niente) e dell’«indignazione» per comprendere le ragioni di un disagio sempre più profondo.

A Bologna abbiamo rappresentato plasticamente tutte queste sfide, invitando “mondo della politica” e “mondo e basta” a confrontarsi da un palco, finalmente associati in «accoppiamenti giudiziosi» che servissero ad alimentare un dibattito sempre più urgente.

Abbiamo posto alcuni temi che sono diventati sempre più di moda, a cominciare dalla questione della disuguaglianza e dalla lotta alla corruzione, per arrivare alla riforma della politica e alla partecipazione. Lo scorso anno, di questi tempi, gli istituti della partecipazione politica erano sotto attacco: ridimensionare le primarie e diffidare dei referendum erano gli slogan più gettonati. Le cose cambiano, e ora è venuto il momento di approfondire quell’idea di partecipazione che sola può salvare la politica italiana, dopo anni di populismo a una sola direzione che ha di fatto allontanato gli elettori nel momento stesso in cui li blandiva con argomenti alla loro portata. Il colmo dei colmi.

Ora punteremo sull’innovazione, sulla trasparenza e sulla trasformazione radicale del sistema politico rispetto alle consuetudini del recente passato. Lo faremo con una particolare attenzione nei confronti dei contenuti (e della scelta degli argomenti, come sempre), ma anche considerando come fondamentale il tema della selezione della nuova classe dirigente, dell’uso della parola pubblica e, insomma, del suo stile e della sua misura.

Nel momento del compromesso più alto, quello di un governo del Presidente, sono vietati i compromessi al ribasso, le gestioni clientelari e i pasticci da vecchia politica.

Sono vietate le autoassoluzioni di una classe dirigente che cerca di rilanciarsi attraverso Monti, senza rendersi conto che – alla fine del ‘processo’ – sarà ancora più anacronistica e insostenibile di prima (che già non si scherzava).

Sono vietati i provincialismi di chi crede che tutto si risolva sotto il proprio campanile, in difesa di chissà quale identità, dimenticandosi del mondo intorno a noi e vivendo l’Europa come una comunità estranea ai suoi stessi appartenenti.

Sono vietate le opacità e il non detto metodologico che accompagna troppo spesso (e da troppo tempo) la politica italiana.

Se il 2011 è stato un anno di grandi cambiamenti, il 2012 sarà l’anno decisivo. E sappiamo che il nostro tempo è questo. E poi passerà, come passa per tutti, anche se quasi tutti non riescono a farsene una ragione.

Il traguardo elettorale è qui, a un passo, ed è il caso di prepararsi a fare del nostro meglio. Per non dover dire, ancora una volta: «non eravamo pronti». Che come slogan mette un po’ di tristezza, non trovate?

Bergamo, gli affitti e gli immigrati affidabili

Tempi di crisi: aumenta il ricorso all’affitto, calano i prezzi e gli immigrati si rivelano anche più affidabili degli italiani. I dati si riferiscono alla città di Bergamo. Per dire dei luoghi comuni, nella Regione straniera.