Le lucciole (sostitutive delle lanterne) anche su Pdlombardia.it.
Del Milan e del suo presidente si sapeva già, ma la notizia è di quelle irrinunciabili.
Monza città tradita? Verrebbe da riprendere lo slogan della milionaria campagna della destra e riproporla tout court all’attenzione dei cittadini monzesi. Come era prevedibile, il traffico è se è possibile peggiorato; il depuratore puzza come e più di prima; in piazza Trento non torneranno gli ambulanti, che tanto avevano protestato contro Faglia e ora si ritrovano sistemati da una nuova fontana di Mariani; il centro commerciale del Rondò, anche se l’assessore si affanna a smentire, pare tornare alle dimensioni previste inizialmente; il parco è umiliato da una convenzione monstre sull’autodromo; gli attuali amministratori, che da oppositori si lamentavano per la bandiera della pace, promuovono un’iniziativa per sostenere la moratoria dell’aborto, con la partecipazione di Ferrara e i 500 euro di Carugo (a prendere la distanza la giovane Sassoli, brava); ci si aspetta una serie di varianti al Pgt straordinarie con metri cubi a profusione sulle aree verdi; si prevede (senza nemmeno rendersene conto) la costruzione di una moschea nei pressi di via Amati, proprio quella moschea che la destra si era ‘inventata’ di sana pianta in campagna elettorale. Un belvedere, questa Monza.
La collega Ardemia Oriani dice cose utili, rispetto al famoso modello della sanità lombarda: «I dati sulla sanità lombarda emersi dalla lettura del dossier realizzato dalla sezione di controllo della Corte dei Conti e resi noti oggi dalla stampa sono importanti per valutare a dieci anni di distanza il funzionamento della tanto discussa legge 31. Dai primi dati pubblicati si evidenzia uno dei problemi principali del sistema regionale, che come Pd denunciamo da tempo, ovvero il ricorso al privato per evitare le liste d’attesa. Questo problema, che si acuisce negli ultimi mesi di ogni anno, con visite che slittano fino a febbraio o marzo dell’anno dopo, induce le persone preoccupate per le loro condizioni di salute o bisognose di interventi più rapidi a ricorrere al privato. L’altro problema, meno evidente ma più preoccupante, è la rinuncia alle prestazioni da parte delle persone e delle famiglie a basso reddito. Ciò accade in particolare per la popolazione anziana bisognosa di riabilitazione o lungo degenza».
Che volevo pronunciare il luogo comune dei luoghi comuni: «a noi la Coppa Italia non interessa».
Ha vinto il premio Ubu. Sono cose che fanno piacere.
La traduzione del motto di Obama è perfetta per descrivere anche la nostra vicenda elettorale. Sì, si può. Però dobbiamo risolvere la questione delle questioni. Da soli, insieme a tutta l’Unione, à la carte? Credo che quello che si deve fare sia insieme più semplice e più complesso. Iniziamo ad escludere che si vada da soli-soli. Non sarebbe verosimile. E non sarebbe intelligente non stabilire, ad esempio con Di Pietro, un’alleanza politica (io l’avrei voluto, come qualcuno ricorderà, nel Pd). Quel genio della politica che risponde al nome di Marta Meo, oggi scrive precisando al solito il mio pensiero: "Il PD ha bisogno di costruire la propria vision del paese in autonomia e senza vincoli di coalizione sostengono loro che vedono impraticabile l’ipotesi di tornare a presentarsi ai cittadini con un programma di 281 pagine o giù di li". Sono d’accordo. Il Pd prima costruisce il proprio profilo, delinea il proprio programma e solo allora costruisce le alleanze per il governo del Paese. Escludendo chi si autoesclude (a cominciare da Diliberto che, per non smentirsi, ha una posizione incredibile anche sul governo Marini) e ragionando con chi vuole costruire un progetto nuovo per l’Italia. Senza farsi guidare dai sondaggi – la vogliono piantare con le simulazioni? – e facendo piuttosto affidamento al buon senso, alla carica politica che si può esprimere contro la quinta candidatura Berlusconi (no, non si può) e alla possibilità di costruire un partito di governo, in un’alleanza più coerente e capace di interpretare i bisogni del Paese. Proviamoci. Così, si può.
Sono già intervenuto sull’argomento e ci torno nuovamente perché lo ritengo decisivo. Nel caso che non si riesca a formare il governo per le riforme guidato da Franco Marini (ma anche se ce la dovessimo fare), è il caso di attrezzarsi per la campagna elettorale. Prima che sia troppo tardi. E prima che ci dicano che è troppo tardi per fare una proposta all’altezza della competizione elettorale che abbiamo di fronte. Ci vogliono i caucus per scegliere i candidati e ci vogliono liste che siano capaci di interpretare quella carica di rinnovamento e di riforma del sistema politico che tutti ora si aspettano dal Partito democratico. Futuro contro passato, dice Obama. A noi basterebbe qualche timido accenno. E allora perché non pensare a liste ‘compilation’ rappresentative di tante sensibilità diverse. Liste nelle quali si investa davvero, con i candidati che rappresentino tutti i territori e quelli in bilico – che sono eletti solo se si vince o si fa un ottimo risultato – di grande qualità e di alto profilo, nonché rappresentativi quella "nuova stagione" che Veltroni ha promesso agli italiani. Abbiamo detto che vogliamo giocarcela, in autonomia e fino in fondo. Le liste sono il primo passo. Non inciampiamo.
Giorgio Napolitano affida a Franco Marini il mandato esplorativo per costituire un governo per le riforme, a termine, con i giorni (e i voti) contati. E’ un po’ come nell’ultimo libro di Fabio Volo (absit iniuria verbis): i single del Pd si ritrovano in una relazione che nasce con un termine ben preciso, per decisione condivisa da entrambi i contraenti: così se la vivono più libera, senza troppe angosce per il futuro e su quello che succederà. Il libro di Volo finisce bene (e come potrebbe essere altrimenti?). Il volo di Marini non lo sappiamo, ma ci auguriamo vivamente che con la primavera ‘scoppi’ anche una stagione di riforme (nel frattempo ci prepariamo ad andare a votare…).