Colpisce che, nel dibattito in vista delle primarie del 14 ottobre, nessuno abbia parlato con decisione del tema dei “costi della politica”. E’ un fatto allarmante, se si pensa che La casta di Rizzo e Stella ha venduto centinaia di migliaia di copie e che tra qualche giorno verrà celebrato il V-day. In questi giorni, mentre registriamo il consueto aumento di stipendio dei parlamentari e stiamo studiando un modo con cui sganciarci dall’automatismo per cui ad ogni aumento ‘romano’ corrisponde un aumento anche per i consiglieri regionali, sarebbe piacevole e forse necessario sentire parole chiare su alcune questioni. Ne cito una per tutte: la pensione dei parlamentari e i famosi due anni e mezzo necessari per maturarla. E propongo che all’insegna di un rinnovato codice etico si organizzi il nuovo partito. Per una politica finalmente sobria, in cui non ci siano comunità montane al livello del mare, auto blu come se piovesse ed una moltiplicazione degli incarichi e delle prebende. Esistono modelli da seguire, nel mare magnum del “magna magna” della politica italiana. Penso ad esempio a Soru o ad alcuni coscienziosi amministratori locali che hanno rinunciato ai privilegi dello status. Credo che si possa e si debba fare, tutto questo, al più presto. Quale migliore occasione della costituzione di un nuovo partito?
Alla Festa dell’Unità di Monza e Brianza, a partire dal 4 settembre 2007, terrà banco una valigia, la valigia del Pd. La valigia raccoglierà le cartoline sulle quali i visitatori potranno indicare le tre cose da portare nel Pd e la cosa che vorrebbero lasciare a casa. Come per ogni viaggio che si rispetti, anche nel viaggio verso il Pd vale la pena di prestare attenzione, per evitare di accorgersi di aver dimenticato qualcosa una volta ‘arrivati’. Nel nostro caso, essendo un viaggio più o meno organizzato e soprattutto collettivo, corriamo meno rischi. Per quanto mi riguarda, nella valigia metterò: Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino; Una scomoda verità, il documentario di Al Gore sul riscaldamento globale; L’audacia della speranza di Barack Obama. Resistenza, ambiente e futuro, per non dimenticare e per dare un po’ di prospettive e soprattutto di fiducia alla politica del nuovo partito. Lascerò a casa un po’ di burocrazia, per evitare che anche il nuovo partito risenta di vecchi condizionamenti. Preparate anche voi i vostri bagagli: la valigia e la festa vi aspettano. Per ulteriori informazioni, www.salamella.it.
A pochi giorni dalle elezioni comunali e dal suo insediamento, Marco Mariani fu in questa sede ribattezzato Firmato – come il generale Cadorna – per avere non-firmato la lettera di revoca del mandato del presidente di Alsi insieme ad altri sindaci brianzoli della destra. Si chiama spoils system e viene dall’inglese "sistema del bottino": chi vince, prende tutto, a cominciare dal depuratore di San Rocco (che a sua volta tratta spoils di altro genere). Ci chiedevamo allora perché Mariani avesse non-firmato, ma oggi – alla luce dell’indagine della Procura di Monza – scopriamo che Mariani avrebbe firmato e detto di non aver firmato. La firma di Firmato Mariani sarebbe insomma proprio sua e non veritiera sarebbe piuttosto la smentita e l’informazione data dell’accaduto alla stampa e ai magistrati, nonché ufficialmente in aula, durante una seduta di Consiglio particolarmente tesa. Firmato Mariani dice di avere cose più importanti di cui occuparsi, ma non sono dello stesso avviso i consiglieri di minoranza, a cominciare da Paolo Pilotto, che avevano sollevato il problema. Com’era lo slogan? "Scegli chi sa fare". Appunto.
Me l’ero persa, ma grazie al ‘solito’ Saponaro, l’ho recuperata e la consegno a tutti i lettori. Si tratta della curiosa vicenda dei cantieri nautici abusivi del Lago Maggiore e dell’azione indomita dell’assessore regionale Cattaneo che interviene per fermare le ruspe che avrebbero dovuto demolirli. Direttamente da Curzio Maltese e dal Venerdì di Repubblica in un articolo ripreso da un blog (in italiano e in esperanto, chissà che i lombardi comprendano…).
Per me, in questo periodo di confusione straordinaria, è sempre Marta Meo a dare la linea: sua la citazione filmata di Ladri di biciclette, un film da mettere in valigia e da portare nel Partito democratico (per rimanere in tema cinematografico fa riflettere che il cognome dell’assessore ai lavavetri, Cioni, sia anche quello del Benigni protagonista di Berlinguer ti voglio bene). Mentre si allineano tutti e De Corato promette sfracelli anche a Milano (è comprensibile: De Corato viene dal Msi, non da Ladri di biciclette), mi ha fatto piacere trovare su Onemoreblog in sciopero Alì dagli Occhi Azzurri di Pier Paolo Pasolini. Forse è il caso di rileggere La profezia. Dice molte cose. Sui lavavetri. E su di noi.
Non so cosa succeda a Firenze, ma la decisione di condannare così duramente i lavavetri (si parla addirittura di tre mesi di carcere) mi sembra una norma eccessiva e preoccupante per il consenso che sta ottenendo nei sondaggi on-line (mentre scrivo, i favorevoli su Repubblica sono l’86%, sul Corriere l’89%). Come già in altre occasioni, la criminalizzazione facile e un certo gentilinismo di sinistra non fanno nient’altro che autorizzare (sdoganare, come si dice con brutto termine) gli atteggiamenti xenofobi così cari alla destra italiana. La via della repressione, soprattutto se interpretata quale ‘unica’ soluzione, non ha alcun significato, se non quello di prendersi la prima pagina. Non so se si tratti di politiche di “nuovo conio”, quella di Cioni, alcune uscite della sinistra milanese su rom e clandestini, gli elogi sperticati di Sarkozy, i superassessorati alla sicurezza e la retorica che ahinoi pare aver contagiato anche Veltroni (che chiede una norma nazionale per il problema dei lavavetri, boh), ma non mi ci riconosco. Per me la sicurezza riguarda non gli epifenomeni (e i lavavetri ne sono un esempio perfetto), ma le cause. Se esiste un racket, si blocchi quello. Se esiste la mafia (pare di sì, ce l’hanno ricordato quest’estate…) se ne parli. Se il problema dei rom ha una valenza europea e quindi una portata così ampia, ci si misuri con politiche di respiro più ampio. Se mi è concessa una metafora, a volte, lavando i vetri, lo sporco rimane lo stesso…
Si sente spesso citare la Campania per la questione dei rifiuti. E’ un vero luogo comune della destra lombarda: quando è in difficoltà, in men che non si dica replica: «Invece di polemizzare, pensate alla Campania», con conseguente chiusura del dibattito. L’invito a pensare alla Campania non è peregrino nemmeno per quanto riguarda la mobilità, dal momento che in Campania hanno un sistema di tariffazione regionale e il famoso biglietto unico che in Lombardia ci sogniamo. Mi ricorda Alessia che nel 1994 è stato costituito il Consorzio Unicocampania. Dall’ottobre del 2000 con l’introduzione della struttura tariffaria a fasce chilometriche è stata ampliata l’integrazione anche ad altri 42 Comuni della Provincia di Napoli, con bacino di utenza di 2.300.000 persone, per arrivare dall’ottobre 2001 ad includere 162 Comuni della Regione Campania oltre Napoli, con un bacino di utenza di 3.500.000 persone. Dal dicembre del 2002 al Consorzio aderiscono 13 società integrando così tutti i 551 Comuni della Regione Campania, con un bacino di utenza totale di 5.600.000 persone. Proprio il contrario di quello che accade in Lombardia. La Regione non solo non ha attivato il biglietto unico, ma non ha avviato alcuna procedura per l’integrazione tarrifaria: preferisce lo scaricabarile. Impassibile di fronte al ticket ombelicale che si è inventato il sindaco Moratti (senza ritenere di confrontarsi con nessuno degli enti locali dell’hinterland né per le modalità di gestione, né per l’utilizzo delle risorse), ha da tempo attivato la famosa cabina di regia sull’inquinamento, che funziona solo a senso unico, senza un reale coinvolgimento degli enti locali. Non ha raccolto nessuno degli appelli alla concertazione, che provenivano, tra gli altri, dalla Provincia di Milano, che ora si trova con il cerino in mano, perché Atm – controllata dal Comune di Milano – ha deciso che le tariffe aumentano solo nelle tratte extra-urbane, mentre nella città rimangono invariate. Un esempio di programmazione che rispecchia fedelmente la logica del ticket della Cerchia e l’isolamento fortemente voluto da Milano rispetto alle città della provincia. Chi ci va di mezzo, al solito, sono i pendolari, che non hanno alcuna rappresentanza nel governo della giunta Formigoni. L’invito a pensare alla Campania va rivolto a loro soprattutto.
La ‘castità’ di Formigoni, celebrata in numerose interviste, dichiarazioni e comunicati altisonanti per tutta l’estate, si è fermata a Rimini. In occasione del Meeting di Comunione e Liberazione, la partecipazione della nostra Regione per l’allestimento di uno stand e la pubblicizzazione delle proprie attività è costata la bellezza di 165.000 euro (di cui 15.000 per la pulizia dello stand e l’addobbo floreale). Vale la pena di ricordare che il finanziamento al Meeting di Rimini è ormai una tradizione anche se la cifra di quest’anno supera quella delle edizioni precedenti. Si tratta con evidenza di una forma di sponsorizzazione, che non ha eguali nella nostra Regione: per fare soltanto un esempio, il finanziamento per il Festival della Letteratura di Mantova, che pure la Regione Lombardia patrocina, è circa un decimo di quello previsto per il Meeting. Eppure Mantova è in Lombardia. Rimini non mi risulta che lo sia, ma con quella cifra potremmo iniziare a pensare di acquistare la Fiera (per ulteriori informazioni: Sprechilombardi.org).
Grazie al contributo di decine di volontari, martedì 4 settembre inizierà la Festa dell’Unità di Monza e dell’Ulivo. Sarà la prima Festa dell’Unità di Monza e della Brianza e della nuova Federazione guidata da Enrico Brambilla, nonché la prima festa in odor di Partito democratico. Sarà l’occasione per discutere delle prospettive del centrosinistra a Monza e in Brianza dopo la dura lezione dello scorso maggio. Nei prossimi giorni, sull’ormai mitico sito Salamella.it troverete tutte le informazioni sugli appuntamenti politici e sugli spettacoli. Cliccando qui potete fin d’ora scaricare il manifesto della Festa. La valigia è una metafora di un nuovo viaggio che inizia. Verso il Pd, a poco più di un mese dalle primarie del prossimo ottobre. Passate parola.
Con le vacanze, finisce anche il viaggio di Annibale raccontato da Paolo Rumiz. Un vero capovaloro, che ha accompagnato i giorni mediterranei di tanti di noi, alla ricerca di alcune radici del confronto – che è scontro ma anche scambio – tra Oriente e Occidente (e Nord e Sud), in un tema che ha portato Rumiz, di anno in anno, in bicicletta verso Istanbul, in barca a vela verso Lepanto, sugli Appennini in Topolino e in tante altre peregrinazioni alla ricerca del senso in larga parte perduto di una cultura vasta e profonda. Tra le pagine dei giornali, piene di Corona e di Briatore, un momento per riflettere e per gustare l’arte del racconto (un aspetto che appartiene alla nostra civiltà fin da Omero – Ulisse era grande narratore – che si è definitivamente perduto nella rapidità e irriflessività delle ‘brevi’ e delle ‘news’). Per chi se lo fosse perso, consiglio una deviazione sul sito di Repubblica. Vale il viaggio.