Archivio mensile Archivio: marzo 2007

Illusioni

Mi è capitato in mano, dopo qualche anno, Il mito di Elena di Maurizio Bettini e Carlo Brillante. Le versioni del mito sono numerose e ricche di spunti sensazionali, così com’era eccezionale la sua protagonista. Questione di bellezza o, preciserebbe Goethe, di grazia. C’è però in Stesicoro la versione più affascinante. Che Elena a Troia non ci andò. Sul serio. Cioè, che ci andò un suo fantasma, una sua immagine e che lei non raggiunse mai la città di Priamo. Questione di illusione, di vedere quello che si vuol vedere, di rappresentare se stessi e la propria verità. Soprattutto quando è in gioco la bellezza e l’amore per lei. Soprattutto quando questa bellezza è collegata strettamente al tema della guerra. Amore e guerra: un titolo anche per Elena. O per le due o più Elene con cui ci troviamo ad avere a che fare.

A Monza, si predica bene…

… e si marrazzola anche meglio. La battuta di Storace nei confronti del Marrazzo ora presidente del Lazio, può essere rovesciata, pensando al nostro Marrazzo, quell’Antonio che da cinque anni è assessore alle opere pubbliche del Comune di Monza. 241 cantieri aperti per 340 milioni di euro investiti (contro i 157 cantieri per 182 milioni della giunta di centrodestra). 500.000 metri quadri di strade riasfaltate, ovvero 50 km su 250 (Colombo si era fermato a meno di un terzo). Un terzo dei marciapiedi rifatti, 13 km di nuove piste ciclabili e 496 nuovi scivoli sui marciapiedi: l’abbattimento cioè di buona parte di quelle famose “barriere architettoniche” che creano grandi disagi. E, ancora, 22 milioni di euro per adeguamenti al patrimonio delle case popolari, 15 milioni per adeguamenti e nuove realizzazioni per le scuole cittadine. Monza con Marrazzo e con Faglia, guarda avanti, spendendo bene i soldi dei cittadini: vogliamo andare avanti così.

L’Ulivo, finalmente

Mentre questo blog ha raggiunto le 40000 visite (sono piccole soddisfazioni), annuncio coram populo che a Monza la lista dell’Ulivo sarà sulla scheda per sostenere Michele Faglia. Ieri sera un brindisi presso la sede del comitato elettorale di Faglia, con Marco Riboldi e gli amici dell’associazione cittadini per l’Ulivo, ha celebrato la nascita di questa forza, che si candida a governare nuovamente la città. E ieri sera mi sono tornati alla mente alcuni episodi del recente passato: quando con Marco cercammo di formare il primo circolo territoriale misto Ds-Margherita, più o meno un anno fa; quando feci di tutto perché l’Ulivo si presentasse anche al Senato, consentendoci, forse, una maggior fortuna elettorale; quando chiesi che si desse voce ai territori, rispetto al nascituro partito democratico, prima che diventasse una questione da segreterie nazionali. Tutte proposte che vennero recepite molto male dai dirigenti del mio partito, anche da quelli che ora sostengono entusiasticamente la nascita della nuova formazione politica. Anche queste, come il numero dei visitatori del blog, sono piccole soddisfazioni. L’Ulivo, finalmente.

Ridateci Prosperini: la mozione del Consiglio regionale sulle “coppie dello stesso sesso”

«La Costituzione italiana definisce illegittima e ingiustificata qualsiasi forma di discriminazione sessuale, ma questo non deve significare che possano aprirsi spiragli per l’automatico riconoscimento giuridico delle coppie appartenenti allo stesso sesso». Rilegettelo due o tre volte: è un passo della mozione votata oggi dal Consiglio regionale della Lombardia, con il voto contrario dell’Unione. Una mozione presentata dal gruppo di An, con un forte appello alle forze dell’arco costituzionale (un curioso richiamo, da parte degli ex-missini) in difesa della cultura occidentale, as usual, e delle sue radici cristiane. «Non è implicito che l’Italia si uniformi alle decisioni di altre Nazioni dell’Unione europea», cioè alle scelte civili e democratiche di quasi tutti i Paesi della Ue, che tra matrimoni gay, Pacs e formule contigue si sono già attrezzati, da tempo, per riconoscere questi diritti. Il tutto arricchito da una citazione di Benedetto XVI ogni due righe e presentato in aula come se si trattasse della rassegna stampa dell’Osservatore romano (Dio, patria e famiglia: guarda un po’, il primo amore non si scorda mai). Qualcosa di impensabile a Berlino, Parigi o Barcellona, ma che a Milano è parsa del tutto naturale a tutti i rappresentanti del centrodestra. La chicca è tutta nel dispositivo: il Consiglio invita la Giunta «a valutare quali strumenti giuridici esistano per non obbligare i Comuni della Lombardia a dotarsi dei Registri delle coppie dello stesso sesso». Questa è omofobia ed è una curiosa interpretazione dei diritti: che in Lombardia dovrebbero essere diversi da quelli delle altre Regioni. Una volta, negli Stati liberali, i diritti erano erga omnes. In Lombardia, anche, ci par di capire, purché gli omnes non siano omosessuali. Ridateci Prosperini.

Cittadini di Monza

Luca Imeri, responsabile del programma del Comitato per Michele Faglia sindaco, mi ha inviato un bel resoconto della giornata di sabato, che vi propongo così com’è. Perché è così che, sabato, è andata, con il primo esperimento di democrazia partecipativa e assolutamente diretta promosso nella nostra città (e, forse, non solo).

Venti persone, scelte da un computer tra gli 8000 monzesi che lo scorso anno avevano votato alle primarie. Casalinghe, insegnanti, professionisti, che il Sindaco ha invitato ad un incontro con lui a la Giunta, per un bilancio dei primi 5 anni di amministrazione e per sentire cosa secondo loro è importante sia al centro del programma delle cose da fare per il prossimo quinquennio. Non una cronaca la mia, solo alcune impressioni. La prima: ma che bella gente! Attenta, informata, appassionata, equilibrata, esigente, generosa, aperta. Gente che ti fa pensare: accidenti, se è per questa gente che ho penato e faticato in consiglio comunale (per approvare un bilancio che permette di fare le cose importanti che in questi anni hanno cambiato la città o per approvare un provvedimento urbanistico che salva le aree verdi), ne sono felice. Perché se lo merita. Perché è gente così che fa bello il mondo in cui vivo. Ma ancor di più: perché, egoisticamente, questa gente sono io!
Un’altra impressione: che senso di sintonia! Un terreno solido di valori condivisi. La stessa lingua, lo stesso sentire, che risuona in uno spazio comune e così si arricchisce. E quale maturità. Proposte non solo belle, ma serie: “I bambini iniziano a pagare l’uso dell’autobus quando superano il metro di altezza. Oggi i bambini crescono un sacco! Perché per educare i bambini all’uso del mezzo pubblico, non ne rendiamo gratutito l’uso sino ai dieci anni?” O ancora: “Gli affitti sono sempre più alti. Comprare casa sempre più difficile. Perché il comune, in convezione con una o più banche, non offre una fideiussione che garantisca comunque il rimborso di una certa quota del capitale, così da poter ottenere tassi agevolati o durate più lunghe del mutuo?”
Una città ben più avanti di come la stampa locale "tradizionale" vuole dipingerla. Persone che non meritano la beceraggine culturale e la sciatteria amministrativa (ove non peggio) del centro-destra monzese. Alla fine un applauso, di tutti a tutti. Un applauso perchè la gioia, palpabile, aveva bisogno di un’espressione. La gioia dell’incontro. Qual’è stata l’alchimia di fattori che sabato ha permesso un incontro così felice e fruttuoso? Che strani ed imprevedibili noi esseri umani. Un’esperienza bella e straordinaria. Forse la prima in Italia, di questo tipo. Dove si erano mai visti, in una grande città del nostro paese, Sindaco, vice- Sindaco e quasi tutta la Giunta, in dialogo (e prima di tutto in ascolto) con un gruppo di cittadini "qualsiasi", sconosciuti sino a quel momento? Un incontro senza reti, non "pilotato", in questo senso non preparato. Un’esperienza che ci insegna anche qualcosa per il futuro, ad esempio che la prossima volta sarà importante cercare di avere non dieci, ma cento persone. Ma in gruppi piccoli, quindici-venti persone al massimo. Perchè questa è la dimensione della concentrazione nell’ascolto. La persona al centro.

Caso Prosperini: i sindaci scrivono a Formigoni

Alcuni sindaci lombardi hanno scritto a Formigoni una lettera ‘aperta’ per chiedere le dimissioni dell’assessore Prosperini, in attesa della replica di questa mattina in Consiglio regionale. Ne riporto i passaggi più salienti. "Siamo abituati – scrivono – a gestire la dialettica nei nostri Consigli e sappiamo che spesso il confronto può essere molto duro, ma con dei limiti : quello del  buon gusto e quello della Legge sono due di questi limiti. Il limite del buon gusto è opinabile, e l’ Assessore Prosperini ha spesso fatto affermazioni circoscrivibili ad un livello di buon gusto corrispondente a zero, ma pur sempre dentro questo ambito. Il limite della legalità non è opinabile ed in questo caso è certamente valicato, con un invito esplicito alla violenza fisica, alla prevaricazione. Simili dichiarazioni, a cui sono succedute insufficienti e deboli scuse, pongono il dott. Prosperini al di fuori del dibattito politico e di un contesto istituzionale nel quale vogliamo continuare a riconoscerci. L’ Assessorato in questione, le politiche giovanili, aggiunge gravità a quanto avvenuto : chiunque di noi sa cosa significhi lavorare sui territori, nei nostri Comuni, con i ragazzi, con i giovani, per far crescere modelli educativi fondati sulla tolleranza, sul rispetto delle idee altrui, sul rifiuto della violenza. Ciò che è avvenuto è grave, e segna in modo irrevocabile una crisi di fiducia, non politica ma istituzionale. Come Sindaci dei nostri Comuni, garanti della dialettica democratica e dei diritti di tutti i cittadini, Le chiediamo di revocare ogni carica assessorile o istituzionale al Dott. Gianni Prosperini".

Superate questa linea

Sono giorni di scioperi e presidi per tenere aperti i phone center e di polemiche sui luoghi di culto. Questa sera si terrà a Milano l’inverosimile manifestazione per la sicurezza di Letizia Moratti. Può essere utile, allora, scorrere le pagine della raccolta di saggi e articoli di Salman Rushdie, Superate questa linea, finalmente pubblicato in italiano da Mondadori (il saggio e la raccolta omonima sono del 2002). Per alcuni la linea è un muro, per altri un confine, per altri ancora – più modesti – la dimensione della toilette dei phone center. Sono sempre più convinto che la vera frontiera è quella della paura e del pregiudizio, che qualcuno dovrebbe cercare di superare. Si chiede Rushdie nelle righe finali del suo lavoro: "Quale sarà lo spirito di questa nuova frontiera? Daremo al nemico la soddisfazione di vederci trasformati in qualcosa di simile al suo riflesso intollerante, carico d’odio, oppure, in veste di guardiani del mondo moderno, di custodi della libertà, e come abitanti privilegiati delle terre dell’abbondanza, continueremo ad alimentare la libertà e a far diminuire l’ingiustizia? Diventeremo le armature che la paura ci costringe a indossare, o continueremo a essere noi stessi? La frontiera plasma il nostro carattere e mette alla prova il nostro coraggio. Io mi auguro che supereremo l’esame".

Le Scuderie di Arcore

Sono da tempo puntualmente informato rispetto alle curiose idee della giunta di centrodestra di Arcore rispetto alla destinazione delle Scuderie della Villa Borromeo e non posso non preoccuparmi. L’amministrazione attuale ha abbandonato il progetto della giunta Nava, che aveva ricevuto l’approvazione e il sostegno della Regione. Un finanziamento che la Giunta Formigoni aveva destinato proprio al progetto che non piace più ai nuovi amministratori arcoresi (si tratta di 1 milione e 859mila euro). Il motivo è che ora si vorrebbero insediare nelle Scuderie diverse funzioni, tra le quali un corso universitario o una scuola di alta formazione oppure, ancora, un non meglio precisato "centro di ricerca regionale". Unico aspetto condivisibile è il fatto che – a sentire l’assessore competente – la destinazione rimarrebbe nell’ambito culturale, come inizialmente previsto. Dopo le sparate di Berlusconi (vicino di casa, un tempo interessato all’acquisto della Villa) che aveva proposto funzioni ricreative (tra le quali, una pizzeria, evidentemente per "puntare alto") e gli slanci alberghieri dell’assessore regionale Zanello, vorremmo che si tornasse a perseguire una soluzione di alto profilo e nello stesso tempo concreta e fattibile, così com’era il progetto da cui tutta questa storia è partita. Un progetto strettamente collegato al finanziamento regionale: Arteingioco si chiamava, e aveva un chiaro significato formativo e sociale, che sarebbe un peccato perdere.

E’ primavera

Tra un manifesto e una discarica, una campagna elettorale e un piano cave, anche i consiglieri regionali hanno un cuore (non si ricordano più dove l’hanno messo, ma ce l’hanno, ne sono certo). Una mia amica mi ha fatto un regalo, segnalandomi questo video. E’ dedicato a tutti, soprattutto a chi pensa di non averne bisogno.

Nelle vene quell’acqua d’argento

Avevo entusiasticamente recensito (in un post di un anno fa) il Dario Franceschini di Nelle vene quell’acqua d’argento. Sapere che Gallimard lo pubblicherà in francese è per me motivo di gioia. Perché se lo meritano: il libro e, anche, l’autore. Dario, complimenti!