Ridateci Prosperini: la mozione del Consiglio regionale sulle “coppie dello stesso sesso”

«La Costituzione italiana definisce illegittima e ingiustificata qualsiasi forma di discriminazione sessuale, ma questo non deve significare che possano aprirsi spiragli per l’automatico riconoscimento giuridico delle coppie appartenenti allo stesso sesso». Rilegettelo due o tre volte: è un passo della mozione votata oggi dal Consiglio regionale della Lombardia, con il voto contrario dell’Unione. Una mozione presentata dal gruppo di An, con un forte appello alle forze dell’arco costituzionale (un curioso richiamo, da parte degli ex-missini) in difesa della cultura occidentale, as usual, e delle sue radici cristiane. «Non è implicito che l’Italia si uniformi alle decisioni di altre Nazioni dell’Unione europea», cioè alle scelte civili e democratiche di quasi tutti i Paesi della Ue, che tra matrimoni gay, Pacs e formule contigue si sono già attrezzati, da tempo, per riconoscere questi diritti. Il tutto arricchito da una citazione di Benedetto XVI ogni due righe e presentato in aula come se si trattasse della rassegna stampa dell’Osservatore romano (Dio, patria e famiglia: guarda un po’, il primo amore non si scorda mai). Qualcosa di impensabile a Berlino, Parigi o Barcellona, ma che a Milano è parsa del tutto naturale a tutti i rappresentanti del centrodestra. La chicca è tutta nel dispositivo: il Consiglio invita la Giunta «a valutare quali strumenti giuridici esistano per non obbligare i Comuni della Lombardia a dotarsi dei Registri delle coppie dello stesso sesso». Questa è omofobia ed è una curiosa interpretazione dei diritti: che in Lombardia dovrebbero essere diversi da quelli delle altre Regioni. Una volta, negli Stati liberali, i diritti erano erga omnes. In Lombardia, anche, ci par di capire, purché gli omnes non siano omosessuali. Ridateci Prosperini.

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