Archivio mensile Archivio: luglio 2006

News dal Comodino Brianza

Sembra funzionare il Comodino Brianza, che abbiamo proposto di affiancare al Tavolo Milano per quanto riguarda gli investimenti per le infrastrutture. Sabato c’è stato l’incontro tra Di Pietro e Formigoni e, a seguire, una conferenza dello stesso Di Pietro. Mi scrive Paolo Confalonieri, assessore alla mobilità del Comune di Monza, che ha partecipato all’iniziativa: «Sabato 29 luglio è stata una giornata intensa per il ministro Di Pietro. Al termine del tavolo istituzionale sulle infrastrutture svoltosi presso la Regione, cui il Comune di Monza non era presente perché non invitato [Formigoni è sempre attento alla città di Monza, ndr], il Movimento Italia dei Valori ha organizzato un incontro presso Palazzo Isimbardi a Milano nel quale il ministro ha presentato a molti amministratori lombardi quanto trattato nel tavolo istituzionale ed ha risposto a molte domande a lui rivolte. Il Sindaco di Monza ha chiesto nel suo intervento la situazione dell’interramento della SS36 nel tratto monzese. Il ministro ha risposto che quest’opera, già a lui precedentemente sollecitata in più occasioni, è alla sua massima attenzione e ne ha confermato il finanziamento e la realizzazione. Il ministro ha detto di aver espressamente ricordato quest’opera al nuovo Consiglio di Amministrazione a cui ha chiesto di ricostruire con esattezza il percorso che in diversi anni ha portato ad un nulla di fatto. Il Comune di Monza ha espresso l’esigenza che l’opera, costituita da più interventi, sia da considerare in modo unitario, per quanto riguarda il tratto monzese in tunnel, il tratto il territorio di Cinisello di raccordo con il sistema autostradale e le altre opere di superficie in territorio di Muggiò; solo in questo contesto unitario il Comune di Monza accetta di parlare di fasi di lavorazione, necessarie per la realizzazione di progetti complessi. Il ministro Di Pietro ha dato la sua diponibilità ad un incontro da tenersi a Monza in autunno per fare il punto della situazione. Sindaco e Assessore hanno anche manifestato l’esigenza di incontrare dopo le vacanze rappresentanti del nuovo CdA ANAS per ottenere informazioni di prima mano da parte ANAS».

Boschi in città

Ai sensi di una prospettiva Imby, per cui promuovere l’ambiente non è solo dire di ‘no’, ma anche sostenere qualche ‘sì’ decisivo, chiedendo che gli enti superiori sostengano interventi nei territori e nelle comunità locali, credo che Metrobosco, il progetto della Provincia di Milano di collegare con viali alberati e percorsi verdi le aree di cintura, sia un progetto molto bello. Mi fa piacere che anche il sindaco Moratti si sia detto favorevole e abbia inserito un impegno analogo nel suo programma di mandato. Crediamo però che sia venuto il momento di sostenere economicamente l’iniziativa, attraverso un finanziamento regionale, possibile attraverso la legge per la forestazione e la creazione di quelle che sono state chiamate «grandi foreste di pianura». Un articolo di quella legge prevede interventi anche nelle aree urbanizzate. Crediamo sia il caso di non lasciarsi sfuggire questa opportunità e nell’ambito della discussione su bilancio consuntivo, assestamento e Dpefr abbiamo chiesto che vi fosse un impegno chiaro da parte della Giunta regionale. Ci auguriamo che ciò accada, nei prossimi mesi, perché tutti – Comune, Provincia e Regione – diano il loro contributo a un’iniziativa bella, comprensibile e innovativa. Che oltretutto può essere estesa e assunta anche all’interno delle nostre città. A Monza, ad esempio, chiederò che sia uno dei temi dei prossimi cinque anni di governo. Segnalo, tra l’altro, che analoga iniziativa è stata assunta dall’amministrazione Faglia in occasione della modifica del progetto del Rondò dei Pini, che ora prevede la creazione di un parco (del Villoresi, appunto) in collegamento con il Parco sovracomunale del Grugnotorto, con l’acquisto di aree e la creazione di un percorso verde, collegato – attraverso viale Cesare Battisti – alla Villa e al Parco reale.

Imby project/1. Le città (e la provincia) del sole

Lancio la prima proposta del progetto Imby (come Nimby, ma senza N, ovvero «nel mio giardino»). Si tratta dell’iniziativa Città del sole, che per Campanella era un’utopia nell’isola di Taprobana, mentre per noi è un progetto concretto e semplice semplice, che si può realizzare nelle nostre città. La proposta – rivolta alla Provincia di Milano (assessorato alla Brianza) e alle amministrazioni locali della costituenda provincia di Monza e della Brianza – è quella di inserire fin dal bilancio 2007, in via di definizione in ogni Comune – un significativo investimento per la produzione di energia solare. La proposta invita ad intervenire sulle scuole elementari e medie, innanzitutto, con pannelli solari e fotovoltaici, perché le scuole diventino autosufficienti per quanto riguarda energia e calore. Il consiglio ulteriore è quello di individuare le scuole che meglio si prestano alla copertura con pannelli solari, perché la produzione di energia non solo sia sufficiente all’edificio, ma possa essere ‘ceduta’. Lo stesso può valere per le biblioteche e i centri sportivi. L’investimento, com’è noto, può essere recuperato tra i cinque e i dieci anni, andando ad arricchire il patrimonio dei Comuni, avviando una campagna di promozione dell’energia pulita direttamente “sul posto”, introducendo dinamiche interessanti nella produzione di pannelli solari, in vista di una riduzione dei costi di produzione e installazione (anche in Brianza, molte aziende sono già attive in questo campo). Un’iniziativa di questo tipo – già in parte avviata in Comuni come Monza e Seveso – può dare straordinari risultati e dare il via a quella Brianza-bio a cui guardiamo con interesse e attesa. Perché la nuova Provincia sia una Provincia nuova, appunta, e sostenibile. Alla Regione Lombardia chiederemo di sostenere questi progetti e di farsene promotrice, nell’ambito della prossima discussione per il bilancio di previsione 2007.

Stasera tutti a Triuggio

La lunga fila di Consigli – regionali e comunali – volge al termine, tra gli slanci bipartisan in Regione e l’ostruzionismo violento e antidemocratico della destra in Consiglio comunale. E così, a Triuggio, questa sera, domenica 30 luglio, ‘chiudo’ la stagione politica, con la presentazione del mio libro dedicato al primo anno in Regione (Il torto e la Regione, così si chiama). Vi aspetto, come sempre, per festeggiare un anno politico lungo e complesso e, finalmente, l’arrivo delle vacanze. Il posto è bello, subito dopo suoneranno gli amici del No hay banda trio, lì, ai margini del bosco, nell’ambito della festa dell’unità di Canonica, la migliore secondo la nostra personalissima guida Michelin.

Formigoni e l’autonomia lombarda

Sul Corriere di oggi, fin dalla prima pagina nazionale, compare un’intervista a Roberto Formigoni, che lancia l’autonomia lombarda, con una serie di considerazioni di grande interesse. Per prima cosa, è il caso di notare che quanto Formigoni propone a proposito di una rivoluzione in senso federale è già accaduto in Toscana, dove l’applicazione dell’articolo 116 della Costituzione – così come modificata dalla riforma dell’Ulivo – ha già trovato ampia e approfondita valutazione, anche dal punto di vista statutario. A proposito dello Statuto della Lombardia, Formigoni spiega il ritardo della sua modifica (un ritardo di cinque anni) con l’attesa per la devolution, spiegando poi il fallimento di quest’ultima con la necessità di tornare alla Riforma del Titolo V del 2001. Un modo curioso per raccontare la storia degli errori del centrodestra, a livello regionale e nazionale. Ma è con il commento nei confronti del sostegno dell’Ulivo al Tavolo Milano che Formigoni si spinge un passo più in là. Dice Formigoni: "Ds e Margherita hanno votato con la maggioranza, e questo è stato un gesto di coraggio particolarmente apprezzato. In Lombardia si è inaugurata una fase nuova, una fase di dialogo costruttivo". Per credere almeno a quest’ultima affermazione è il caso che il presidente si adoperi per affrontare anche le politiche regionali con lo stesso slancio. Altrimenti la fase nuova sarà solo l’ennesimo proclama di un presidente in cerca di vie d’uscita grancoalizionali.

Lettera aperta a Prodi e Formigoni

Signori Presidenti del Consiglio dei Ministri e della Regione Lombardia,

vi scrivo per caldeggiare una soluzione per un problema della città di Monza e della costituenda Provincia di Monza e della Brianza, che è anche un problema lombardo quant’altri mai. Anzi, potremmo dire che la vicenda dell’interramento della Valassina nel tratto monzese rappresenta il simbolo dei problemi e delle aspettative della nostra regione, per quanto riguarda la produttività, la competitività del sistema, la mobilità, l’ambiente e la salute dei cittadini. E il tempo, quello che i brianzoli e i lecchesi sprecano in coda, ogni mattina e ogni sera e che è venuto il momento che venga loro restituito. La Valassina a Monza si chiama come la nostra regione: è il viale Lombardia dei semafori che interrompono la viabilità Nord-Sud, con 110.000 veicoli/giorno (che, altra curiosa coincidenza, corrispondono quasi alla popolazione della città di Monza). Un’opera necessaria e urgente, che deve essere realizzata prima della stessa Pedemontana, per il semplice motivo che quest’ultima porterà altro traffico alla Valassina. Un’opera per la quale esiste già un finanziamento cospicuo e per la quale chiediamo un impegno bipartisan e una responsabilità condivisa e chiara. I cittadini attendono da troppi anni e sembrano aver perso la fiducia. Con un impegno condiviso e il coinvolgimento degli enti locali, possiamo offrire delle istituzioni e della politica un’immagine più forte e concludente.
In fede e con speranza,
giuseppe civati

La versione di Gerardo

Sono personalmente favorevole all’indulto e ho sottoscritto un appello dei consiglieri regionali della Lombardia. Mi chiedo però se la versione dell’indulto attualmente in discussione in Parlamento sia la sua versione migliore e più indicata. Con una dura intervista, stamane, Gerardo D’Ambrosio propone la riduzione da 3 a 1 anno dello sconto della pena, che consentirebbe di arrivare alla scarcerazione di più di diecimila detenuti, senza creare situazioni abnormi e problemi di ordine pubblico, come quelli a cui si rischia di andare incontro con la proposta bipartisan che ha fatto gridare allo scandalo Di Pietro e mezzo elettorato di centrosinistra. Una proposta così non può essere certamente rifiutata da Forza Italia, a meno di non voler confermare i retropensieri (Previti, per intenderci) che tanti hanno evocato in questi giorni.

Pendolari tropicalizzati

Da tempo mi occupo di inquinamento. E posso dirvi che uno dei modi per combatterlo – attraverso la riduzione del traffico veicolare e ben prima di qualsiasi ticket di ingresso – è quello di condizionare l’aria dei mezzi di trasporto pubblico locale. Quando una metropolitana raggiunge i 34 gradi centigradi e non scende mai sotto i 30 da giugno a settembre – come documenta oggi l’edizione milanese di Repubblica – hai voglia a spiegare ai cittadini che è il caso che rinuncino all’auto (supercondizionata) per optare per i mezzi pubblici. Verrebbe da chiedere ad Atm, che ogni anno promette il condizionamento dei mezzi, quando questo accadrà veramente. E le politiche anti-smog avranno un alleato in più. Che attualmente gioca contro, insieme all’immancabile Trenitalia, tropicalizzando i pendolari, che scelgono la macchina anziché la doccia. Quasi quasi mi metto a raccogliere le firme.

Più case, meno discriminazioni

Ve la ricordate la vergognosa legge che permetteva solo ai cittadini residenti da più di cinque anni in Lombardia di concorrere per una casa popolare? Il Tar boccia e rinvia alla Corte costituzionale.
Riporto con soddisfazione il comunicato della segretaria regionale della Cgil, Susanna Camusso.

Il Tar della Lombardia ha accolto le ragioni di due donne, una italiana (ma non lombarda) ed una eritrea, che erano state escluse dalle graduatorie per le case popolari a seguito della Legge n. 7 dell’8 febbraio 2005 che introduce un doppio vincolo: almeno 5 anni di residenza o lavoro in Lombardia e il peso della residenza nel punteggio. La Legge dichiarata illegittima è stata fatta nel 2005 in fretta e furia, a poche settimane dal voto per aggirare una precedente sentenza del Tar (n. 4 del 4 ottobre 2004). La nuova legge, nonostante le proteste dei sindacati, delle imprese, dei soggetti economici, della Chiesa, peggiorava ulteriormente le possibilità per quei cittadini di ottenere una casa. La sentenza è importante per tre ragioni:
1. Ristabilisce le condizioni, previste dall’accordo originario tra sindacati, imprese e Regione, di uguaglianza e parità di tutti i cittadini che lavorano in Lombardia, per il diritto alla casa. Quindi le due ricorrenti rientrano nella graduatoria del Comune di Busnago per le case popolari; 2. Rinvia alla Corte Costituzionale il suo giudizio di illegittimità della Regione Lombardia a legiferare su materie di competenza nazionale, in ragione dei vincoli di potestà legislativa, principi di uguaglianza e livelli essenziali di diritti inviolabili, come peraltro già sanzionato (Sentenza n. 432/2005 sui trasporti) contro la Regione Lombardia; 3. Rinvia alla Corte Costituzionale anche il giudizio di violazione di numerosi articoli della Costituzione, così come richiesto dai sindacati, con un giudizio negativo in più e censura la scelta di ignorare la precedente sentenza con una legge illegittima e sbagliata.
In Lombardia è necessario un radicale cambiamento delle politiche sulla casa, per recuperare legittimità e legalità e rispondere concretamente alle domande di case in affitto dei tanti lavoratori che la cercano, evitando di contrapporre i lombardi ai meridionali e agli stranieri. E’ incredibile doverlo scrivere e doverlo sostenere nella terza ‘camera’ del Paese, ma in Lombardia, nel 2006, capita anche questo.

La forma dell’acqua in Lombardia

L’approvazione delle modifiche alla Legge 26 in materia di servizi di pubblica utilità – che ho seguito personalmente, in collaborazione con il mitico consigliere Squassina – costituisce un momento importante del lavoro del Consiglio regionale. La legge, approvata ieri, distingue tra proprietà delle reti e gestione del servizio, consentendo di conservare la titolarità pubblica delle prime e di individuare la soluzione migliore per la seconda. Per iniziativa dell’opposizione, nel corso del dibattito, è stata inserita la clausola sociale che tutela i lavoratori delle aziende del settore, l’impegno di sostenere interventi nei Paesi in via di sviluppo, la possibilità che gli ATO di Milano trovino finalmente un profilo comune, come da anni richiesto dal centrosinistra e ora dalla Provincia di Milano. I DS si sono astenuti perché è stata dichiarata l’obbligatorietà della messa in gara della gestione del servizio, senza considerare quanto previsto dal Testo unico e quanto in materia sta per essere predisposto dal Governo nazionale. Hanno anche segnalato come in alcuni casi, nel prendere atto della realtà lombarda, la legge abbia voluto aderire eccessivamente alla situazione attuale senza la capacità di programmare scelte più coraggiose. Il dialogo in commissione e la possibilità di approfondire ancora il tema in futuro, ma soprattutto l’importanza del provvedimento, sono gli elementi che ci hanno portato a non ostacolare l’approvazione della Progetto di legge 120, anche alla luce di un grande sforzo da parte nostra e dei colleghi dell’Unione nel migliorare il testo iniziale proposto dalla Giunta regionale.