Archivio mensile Archivio: aprile 2006

Materazzi

Non capisco. La Cgil invita Letizia Moratti a partecipare al 1° maggio e Ferrante la attacca: il 1° maggio festeggiano i lavoratori, dice, non i padroni. A me la Sinistra milanese a volte sembra come l’Inter (di Moratti: un padrone?). Da metà campo, per servire il portiere, un retropassaggio assassino. E’ quello che è successo tra Materazzi e Julio Cesar oggi a Empoli. Ed è successo ieri a Milano, tra Rosati e Ferrante. Tra l’altro, dopo i fischi per fiaschi del 25 aprile, ci dobbiamo sorbire anche la polemica per la Festa del Lavoro. Perdendo l’occasione di presentare le belle proposte che Ferrante ha fatto per Milano (modulazione dell’Ici e degli oneri di urbanizzazione su tutte). Continuiamo così, facciamoci del male.

Grazie Scalfaro

Come previsto ieri notte (vedi qualche post fa), qualche minuto fa Marini è stato eletto, con più voti del previsto (Cossiga?). Gli italiani democratici devono ringraziare Oscar Luigi Scalfaro. Perché, aggredito da statisti del calibro di Castelli con il loro italiano incerto e insultante, ha salvato con la sua serietà e il suo rigore le istituzioni e la decenza. A lui e alla sua generazione, a qualche giorno di distanza dal 25 aprile, va dedicata la costituzione del governo Prodi. E la campagna referendaria che si aprirà tra qualche settimana. Grazie Scalfaro.

Vietato passeggiare

Ieri, sciopero dei mezzi (a proposito: le organizzazioni sindacali potrebbero essere più precise nell’indicare le ragioni degli scioperi? Sarebbe bello e giusto conoscere i motivi delle proteste e farsene carico con maggiore consapevolezza). Dalla Regione vado in università a far lezione. Vittor Pisani, Repubblica, Turati, Manzoni, Hoepli, Fontana, Festa del Perdono. Uno dei percorsi più belli della città. Pioveva leggermente. La sensazione? Disagio. Perché è brutto passeggiare a Milano. Il passeggio – senza evocare il flâneur di Benjamin – è da sempre rilassante. A Barcellona, per esempio, lo è, in un’area sconfinata della città, quella gotica e quella dell’Eixample. Lo è a Parigi. Lo è a Roma. A Milano, no. Dispiace doverlo dire. Barriere architettoniche di ogni tipo. Auto ovunque (paradosso: più le strade sono strette, più le auto sono grandi). Rumore persistente. Cattivo odore. E meno male che non avevo la bici. Tra un Suv e l’altro, con la pioggia e il cielo grigio, sarebbe stata una piccola classica del Nord. Cambiamola, questa città, per favore.

Contro il declino, a partire da Milano

Se avete un’oretta di tempo in questi giorni di festa e di attesa, vi consiglio la lettura de La sindrome di Meucci di Giuliano da Empoli (Marsilio, 2006). Come già Soft economy di Cianciullo e Realacci, da Empoli si pone il problema delle vie d’uscita dalla situazione di impasse alla quale l’Italia sembra essere destinata. Un luogo comune, che nasconde le opportunità e cela, quasi consapevolmente, le soluzioni possibili. Nel libro sono richiamati alcuni atavismi di cui sbarazzarsi – a cominciare dall’assetto lobbistico e dall’economia da gilda medievale, su cui ci siamo spesso soffermati – ma anche alcune prospettive da assumere seriamente (e subito). Ne citerò due. La prima, è la riflessione sulla classe creativa, sull’intercultura e su quella che da Empoli chiama serendipity culturale: la possibilità di vivere in ambienti stimolanti, competitivi e innovativi, nei quali i gruppi si confondano perché anche nelle nostre città si abbia la sensazione di trovarsi «in luoghi dove si può trovare qualcosa cercandone un’altra». Ambienti attrattivi, in cui la qualità è diffusa, la ricchezza condivisa attraverso una politica pubblica che sappia rappresentare il meglio della società e non i suoi vizi e le sue arretratezze. Un messaggio diretto chiaramente a Milano, e vengo al secondo punto. «Milano – scrive il sociologo – è fatta di compartimenti stagni che, pur raggiungendo in alcuni casi punte di assoluta eccellenza creativa, non si parlano tra loro». E’ la capitale mondiale del design, Milano, ma «allontanatevi dalle solite quattro strade ricolme di show-room e provate a muovere un passo in una qualsiasi direzione: la cultura del design è già scomparsa. Non ce n’è traccia nelle scuole, né negli uffici pubblici, né per strada, per non parlare degli aeroporti». Esempio perfetto e del tutto vero. Da Empoli cita Sartre: la cultura non la si salva, la si fa. Come la politica. E sarebbe ora che qualcuno lo facesse, nella città condominio, brutta e involuta, dei nostri giorni.

Però

Certo. E’ stata una giornata incredibile. E sono tante le cose incredibili che sono accadute. E’ stato attaccato un presidente novantenne in un clima da suburra (soprattutto dalla Lega che ha votato per Andreotti, per anni considerato il capo assoluto del sistema politico di Roma ladrona). Alcune geniali figure del centrosinistra hanno scritto Francesco anziché Franco. Però c’è un però grande come una casa. Domani si voterà per Franco Marini. Alla terza o quarta votazione avremo il presidente del Senato. Se la Cdl vorrà continuare la gazzarra potrà farlo. Ma non ha i voti. Andreotti è fermo a 155 e impossibilitato a raggiungere Marini. Questo è il dato più importante. Non facciamoci intimidire. Bene ha fatto Scalfaro a tenere il punto sulla convocazione di domattina e a respingere attacchi vergognosi alla sua persona. E a tutto il Paese.

Maurizio

Le liste per le elezioni comunali di Milano sono pronte. Com’è noto, DS e Margherita hanno deciso di presentarsi con il simbolo dell’Ulivo. Pare che decisivo – per fare cambiare idea alla segreteria provinciale dei DS, inizialmente orientata a presentarsi con il simbolo di partito – sia stato il risultato elettorale. Meglio così. Nelle liste dell’Ulivo ci sono tante persone per cui vale la pena. A cominciare dalla capolista, Marilena Adamo, e dal segretario cittadino dei DS, Pierfrancesco Majorino, che ha esordito con un bel manifesto e porterà idee nuove a Palazzo Marino. Entrambi sono certi di essere eletti, perché occupano posizioni privilegiate e godono di un sostegno molto forte dalle sezioni dei DS e dalla Federazione. Se si scorre la lista in ordine alfabetico, si trova un altro candidato sul quale vi prego di soffermarvi. Si tratta di Maurizio Cavazzan. E’ stato consigliere e capogruppo in zona 9, è giovane e bravo, ha espresso in questi anni idee e iniziative nelle quali mi riconosco pienamente. Per quanto mi riguarda, farò tutto il possibile per aiutarlo. Fatelo anche voi. Il suo sito, per incominciare, è www.mauriziocavazzan.it.

La sottile linea rossa

Stupendo un po’ tutti, ma in senso positivo, il Sindaco Michele Faglia ha lanciato la proposta che la linea rossa della metropolitana non solo prosegua, come previsto, fino alla Bettola (tra Monza e Cinisello Balsamo, all’altezza dell’A4) superando il tradizionale capolinea di Sesto San Giovanni – FS 1° maggio. Ma che la linea 1 arrivi fino all’area della Fossati Lamperti, cioè a poche centinaia di metri dalla stazione centrale della città di Monza. E’ una notizia importante, che va incontro alle esigenze dei pendolari e al ritardo storico che accompagna la città di Monza dal punto di vista dei collegamenti con Milano. La leggenda vuole che fossero i commercianti a non volere il collegamento. Credo che ora abbiamo cambiato idea. Se la notizia fosse confermata e si dimostrasse percorribile questa strada, sarebbe una delle cose più importanti da fare nei prossimi anni. Per migliorare, in modo significativo, la vita a tanti studenti e a tanti lavoratori.

Offlaga: quod non fecerunt Formigoni, fecerunt Berlusconi

La centrale termoelettrica di Offlaga – nome dal vago sapore scozzese di una località del bresciano – non deve essere fatta. Lo dicono i Comuni e i cittadini, che si sono espressi attraverso un referendum consultivo. La Regione Lombardia, un’istituzione democratica, da tempo cerca di andare avanti lo stesso, ma ha sempre trovato resistenze insormontabili. A dare il via libera, con un gesto di grande amore per il territorio chi è stato? Ma, ovviamente, il governo Berlusconi. Poco prima di preparare gli scatoloni, la presidenza del Consiglio ha dato il nulla osta. Bello, no? Quello che Formigoni non ha fatto, lo ha fatto Berlusconi. Un tandem perfetto. Il consigliere di Brescia dei DS, il grandissimo Arturo Squassina, va giù duro: “Sconcerta e stupisce la decisione del Governo Berlusconi. I Ds hanno espresso e confermano la ferma opposizione al progetto, facendo propria la netta contrarietà dei cittadini e dei sindaci della zona. Avevamo presentato il primo di dicembre dell’anno scorso in consiglio regionale una mozione in tal senso firmata da tutta l’opposizione, affossata dal voto contrario del centrodestra nonostante i consiglieri regionali bresciani della CdL si fossero dichiarati contrari alla centrale durante la campagna elettorale, e nonostante il parere contrario della Provincia, guidata dal centrodestra. Rimane favorevole dunque solo la Regione Lombardia, che l’estate scorsa nella riunione di giunta aveva individuato in Offlaga un luogo prioritario per la realizzazione di una centrale. Il Governo, con una decisione politica inequivocabile, decide di dare alla Regione l’ultima parola”. Anche Offlaga non è nel Poitou-Charentes (vedi al post precedente).

Prove tecniche di futuro

Mentre la Regione Lombardia è imballata, perché il presidente deve ancora decidere che cosa fare, se rimanere o se andare in Senato e costringere la regione a elezioni anticipate, un bell’esempio, perfettamente contrario, ci arriva dal Poitou-Charentes, di cui è presidente Ségolène Royal. Sia dal sito della regione francese, che dal personale blog della Royal, si sperimenta una politica partecipativa che rovescia i processi decisionali così come siamo abituati a concepirli. Si parte dai cittadini e dai territori. Ad esempio, se Inzago fosse nel Poitou-Charentes non ci arriverebbe l’ennesima discarica, se Caponago fosse amministrato dalla Royal i cittadini potrebbero dire no alla mega-cava che la Regione vuole aprirvi, se i pendolari lombardi avessero a disposizione un sito così spiegherebbero che la prima delle grandi opere sono i treni del mattino e quelli della sera. "Désirs d’avenir" è l’insegna dello spazio web della donna politica francese. Nel caso le andasse male per la corsa all’Eliseo, qui in Lombardia c’è molto da fare. E molto desiderio di futuro da sostenere…

Niente di nuovo sotto il sole delle Alpi

È dello scorso 5 aprile la delibera di Giunta che stanzia la prima tranche di finanziamenti alle iniziative di promozione culturale (legge 9/93) organizzate dagli operatori e dagli enti locali della Lombardia: un milione e 688mila euro le risorse complessivamente impegnate per i 127 progetti che hanno passato la selezione. Scorrendo la graduatoria e gli importi assegnati, si trova conferma di una interpretazione della legge 9 più volte denunciata come discrezionale dai consiglieri di opposizione, che l’assessore leghista Albertoni porta avanti ormai da un quinquennio: a poco sono valse le schermaglie interne al centrodestra per arginare la deriva localistico-identitaria perseguita dal Carroccio e malvista da diversi esponenti di An e di Forza Italia. Alla rievocazione del “giuramento della Concordia” di Pontida andranno dunque 12mila euro; altrettanti alla rassegna folkloristica “La Dona del Zuc” di Vezza D’Oglio e alla sagra del vino in Valcamonica “Al Scior del Torcol”; 13mila se li aggiudicano gli insubri per il 4° Festival Celtico dell’Insubria e del Ticino (www.trigallia.com), 15 mila ciascuno alla Associazione Liberi Escursionisti Padani (www.alpe.org), costola alpina del partito di Bossi con sede nella stessa via Bellerio; al comune di San Genesio e Uniti (Lega) per la rassegna Battaglia di Pavia (www.barcho.it); e al comune di Adro (Lega) per l’iniziativa “Con il riso e con il canto dilettando correggo costumi”; 20mila rispettivamente al Palio del Baradello di Como; alla settima edizione di Samonios, il Capodanno Celtico al Castello Sforzesco di Milano (www.capodannoceltico.com); e all’associazione Gens d’Ys (www.gensdys.it), l’accademia di danza irlandese di Busto Arsizio. Passano anche i 10mila euro per la VII edizione di Celtic Days della Confraternita del Leone (www.confraternitaleone.com) e i 9mila all’Antica Credenza di Sant’Ambrogio (www.anticacredenzasantambrogiomilano.org). Un sostanzioso contributo di 50mila euro va al Dominato Leonense (www.dominatoleonense.it), emanazione della Cassa Padana. 40mila euro, infine, sono stati assegnati alla Provincia di Varese per “Festival Note Radici” il concorso di brani musicali scritti in uno dei dialetti lombardi presenti nella Regione Lombardia, nelle province piemontesi del Verbano Cusio Ossola e di Novara e nei dialetti dei Cantoni Svizzeri del Ticino e delle valli italiane dei Grigioni (www.legaticinesi.ch/noteradici). Quel che lascia più perplessi è la contestuale assegnazione di contributi di ugual misura ad iniziative quali La Giornata Fai di Primavera (20mila euro), al Festival internazionale della letteratura di Mantova (15mila) o al Film Festival Internazionale di Milano (15mila). Eventi di portata internazionale messi sullo stesso piano di iniziative di puro sapore localistico proposte da gruppi spesso legati ufficialmente al Carroccio. La Lombardia non può permettersi di sprecare risorse preziose in una cultura delle contrade e dei campanili che non è, e non è mai stata, il segno distintivo dell’identità di una terra storicamente aperta agli scambi, al commercio e alla contaminazione. Soprattutto oggi che migrazioni e globalizzazione dovrebbero essere affrontati con strumenti critici sofisticati, ben diversi dal panorama da strapaese offertoci dalla giunta Formigoni.