Scusate, ma oggi non ho potuto seguire la querelle che mi riguarda. So che il dibattito prosegue tra social e chat ma mi pare che siamo entrati in un mondo parallelo e non ho la creatività per dare il mio contributo al profluvio di scemenze che mi riportano. Né intendo rispondere agli attacchi rivolti alla mia persona. Ci sono abituato, del resto, da tempo. È puntualmente colpa di Civati, quindi senza di lui tutto dovrebbe volgere al meglio, no?

Colgo l’occasione per ribadire, a beneficio di tutti quelli che ne stanno discutendo, che non mi interessa altro se non le due questioni che dovrebbero essere lampanti – e invece dalle nostre parti non le vede nessuno.

1) l’emergenza climatica come chiave per tornare a parlare con credibilità di una società più giusta, senza sfruttamento e senza diseguaglianze. L’hanno colta tutti, fuori di qui. Da Sanders alla Ocasio, da Corbyn (che non era certo ‘così’ ambientalista) ai Verdi europei, ai giovani di mezzo mondo, soprattutto, che vedono cose che noi non vediamo. Il mio attivismo di questi ultimi mesi come editore e come cittadino è stato in questo senso, mentre tutto intorno si parla soltanto di cose che non contano niente per nessuno. Credo che questo sia il compito della generazione nostra e di quella immediatamente successiva, che sentirà ancora più forte il rischio che tutto precipiti e precipitando porti tutto con sé. Anche se noi, incuranti delle altre specie, pensiamo solo all’elefante (cit.), alla sua agenda politica piena di stronzate per far parlare di sé (e infatti tutti parlano di lui). Anche perché hanno poco da dire d’altro, appunto.

2) l’antifascismo. Che in questo periodo di relativismi pericolosi ha bisogno di essere affermato senza ambiguità, con prese di posizione nette, simboliche e radicali. Ed è questo che ho fatto come editore al Salone di Torino e che ho fatto da candidato sospendendo la mia campagna elettorale. Non ci ripenso, perché penso che è semplicemente giusto. E mi permetto di suggerire a tutti di lasciar perdere le questioni secondarie, come quelle che riguardano la mia persona, per concentrarsi sul punto politico.

Proviamo, perciò, a parlare di quello che conta veramente, la politica e l’informazione e l’opinione pubbblica ne avrebbero molto bisogno. E facciamolo con le persone sinceramente motivate, non chi passa la vita a fare calcoli che non tornano mai.

E votiamo di conseguenza. Perché questo è il motivo per andare a votare, come ripeto da giorni.

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