«Trasformisti?», chiedo a Carmelo, amico e compagno politico delle Madonie, a proposito di elezioni regionali. «Ce n’è di trasformisti da una lista all’altra?», e lui, quasi in automatico, risponde: «Tutti!».

E non sono finiti, sono appena iniziati, perché dopo le elezioni pezzi dello schieramento dell’uno confluiranno in quello dell’altro, nella patria del centro che si muove, tra Alfano alleato del Pd (come a Roma, da un lustro) e gli alfaniani che si sono ricollocati nel centrodestra.

Trasformismi delle persone, delle sigle e delle parole: è appena terminata una legislatura in cui c’è stato un cambio di assessore al mese, durante la quale sono confluiti nella maggioranza esponenti che provenivano da ogni confine politico, portandosi dietro lunghe catene di appoggi, di preferenze, di sostegni.

Nel suo sequel sulla Sicilia diventata «strabuttanissima», Buttafuoco scrive che Cristo si è fermato a Eboli, ma Giuda no, Giuda è sceso fino a Palermo, dove il tradimento è quasi una sorta di iniziazione, una prova di maturità politica.

E così Crocetta, presidente uscente, abbondantemente scaricato dal partito democratico, che gli ha preferito un candidato che non sembra sfondare affatto, si ritrova senza lista in due province e fa capire che esiste un voto utile, sì, ma favore della destra.

Del resto, questa volta, la borsa del ceto politico più mobile del mondo ha chiuso a favore della destra: Cuffaro sostiene Musumeci. Lombardo sostiene Musumeci. Micciché sostiene Musumeci. Sgarbi sostiene Musumeci.

In questo scenario c’è chi si è sottratto a un gioco molto pericoloso e ha scelto di sostenere Claudio Fava alla presidenza, con una proposta limpidamente di sinistra, capace di unire i partiti e i movimenti che giustamente si sottraggono allo schema di un centrosinistra che non c’è più, per decisione assunta a Palermo ma soprattutto a Roma. I sondaggi lo vedono vicino al candidato del Pd, a riprova del fatto che non si deve mai dare nulla per scontato.

Ciò che accadrà in Sicilia avrà più di un riflesso sulla politica nazionale, in una sorta di riformulazione delle larghe intese, in cui a guidare sarà il centrodestra e a seguire sarà l’area centrista e con tutta probabilità anche il Pd. E sarà una prova generale di una lista che prova a offrire rappresentanza e a tenere posizioni che non siano compromissorie (e quindi compromesse) prima ancora di incominciare.

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