Mi sento di chiedervi di stare tutti a casa a Pasqua. Lo so che ci avete già pensato, ma non si sa mai.

Per la prima volta i dati – che vanno presi con i guanti e con mille cautele – migliorano. Sarebbe folle rompere in dirittura come i cavalli da corsa che si perdono a un metro dal traguardo.

Evitate di chiamare a voi parenti, soprattutto gli anziani. Fatelo per loro, fatelo per voi.

In un weekend rischiamo di giocarci tutti i sacrifici di un mese intero. Week ma soprattutto end.

Per ragioni banalmente cronologiche, i prossimi giorni sono quelli del consolidamento di una tendenza finalmente positiva, ma fragilissima.

Coincidono con la Pasqua, la Pasquetta, i fuori porta (!), l’abbacchio e tutto il repertorio. Ecco, anche no. E sia detto con il dovuto rispetto per le tradizioni familiari e religiose.

Rischiamo di buttare via un mese intero di rotture di minchia e di ansie ancestrali. State a casa. Nel vostro guscio.

In cambio, chiediamo al governo, come sorpresa, che ci dicano come pensano di attrezzare la benedetta fase due, di cui parlavamo già ieri. Per evitare che dopo una settimana d’aria ci invitino tutti a tornare chiusi in casa.

Tecnologia, pianificazione, scelte oculate e comprensibili. Una conferenza stampa su questo, please. Con date e scelte e ragioni.

Un consiglio a chi decide e legifera:

Non ordinate di mettere le mascherine se non ci sono le mascherine. Non dite che non servono le mascherine, d’altra parte, solo perché non ci sono.

Non obbligate a far tamponi se i tamponi non possono farli nemmeno i medici. D’altra parte, non dite che non servono i tamponi.

Se è davvero passato il panico dell’emergenza, non usate l’argomento dell’emergenza. Programmate, spiegate, informate. Basta balletti, scaricabarile, trucchi retorici, furbizie semantiche. Ora basta.

Bergamo è il nostro Vajont. E finalmente, dopo settimane, emergono le responsabilità. Non ce ne siamo dimenticati, non ce ne dimenticheremo.

Se devo dire cosa sento, temo che usciremo e, se non ci prepareremo, si ammalerà ancora un botto di gente e rischiamo una seconda volta, da cui temo non ci riprenderemmo. A meno che non ci siano condizioni meteorologiche o altro che cambino i dati. L’approccio – a proposito di culto e di festività religiose – è attualmente fideistico.

L’unico modo per evitarlo è che, dopo millemila decreti delibere ordinanze autocertificazioni, ci dicano cosa faranno loro. Un decreto per le istituzioni, diciamo. E per i medici e per i paramedici, esposti in modo incivile in troppe situazioni. Questo chiedono le persone.

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