[Post in aggiornamento: tengo aperto il canale civati gmail com, però devo andare a lavorare, perché ho una montagna di libri da stirare, mi scuserete]

«E il mio maestro mi insegnò come è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire».

Usai questo titolo tanti anni fa, quando Berlusconi sfiorò il 50% e tutto sembrava irreversibile, in questo paese. Poi le cose andarono diversamente.

Sono settimane che ripeto che non abbiamo pensato all’elefante, lo abbiamo adottato. Per mesi c’è stato chi stava con Salvini e chi di Salvini esclusivamente parlava. E ne registrava un calo e un nervosismo che sinceramente non vedevo affatto.

Quando Renzi prese il 40% un importante maratoneta televisivo mi chiamò nel pomeriggio, chiedendomi di fare qualcosa, perché erano tutti convinti che il premier avesse esagerato e che avrebbero vinto i 5 stelle. E invece le cose nelle urne si erano ribaltate e Renzi fu celebrato. E da lì iniziò a esagerare, peraltro.

Lo spostamento a destra del Paese è iniziato da tempo e non ha trovato un’alternativa, un’altra storia, un altro orizzonte.

Ha solo trovato una spalla, degli utili idioti che il Paese glielo hanno consegnato, che sono gli assurdi 5 stelle. Contro i quali il Pd si è soprattutto scagliato, mentre tutto scivolava a destra, anche nella precedente legislatura (sì, lo so che anche i 5 stelle sono andati a destra e ci stanno ormai stabilmente, del resto prima a destra c’era andato il Pd, e il risultato che se tutti vanno a destra, poi il Paese va a destra).

In ogni caso, con la riduzione alla propria metà dei 5 stelle, si può tornare a qualcosa di più simile a un bipolarismo, che era invece saltato negli anni scorsi.

Solo che è un bipolarismo sbilanciato, prima culturalmente che politicamente.

E, insisto, per rovesciarlo, non basta «dargli addosso a quello là», bisogna presentare un piano diverso, una strategia di lungo periodo, una serie di questioni e di argomenti che possano spostare sensibilmente il sentimento e la visione degli elettori. Possibilmente diversi da quelli usati finora.

Noi ci abbiamo provato con il tema dei temi, che non si è filato nessuno del circuito politico-mediatico. Eppure è la chiave, e rimane tale, per i prossimi anni. È il clima, che annichilerà tutto, se non vi porremo rimedio.

Ho capito che c’era qualcosa di strano quando ho visto Alessandro Gassmann esultare per il risultato dei Verdi tedeschi come se avesse vinto la Champions. Caro Alessandro, la prossima volta sostieni dichiaratamente gli ecologisti italiani, come accade in tutti i paesi del mondo. Lo dico con sincera stima e anche un po’ di affetto.

Non è un caso che l’unica cosa che si muove nel campo progressista, oltre al Pd formato extralarge (verso il centro, come sempre), l’unica forza che prende più del previsto, benché devastata dal voto utile, da un sistema elettorale che prevede una soglia demenziale per un Parlamento fatto così, e dalla par condicio che taglia fuori il nuovo, è proprio Europa Verde.

Perché come scrivevo giorni fa, il punto non è identitario, ma progettuale. E se fossimo partiti l’anno scorso, quando Ska Keller venne a Reggio Emilia ospite di Possibile, con le giovani favolose là sul palco, avremmo avuto modo e tempo di farlo meglio e sarebbe stata un’altra storia. Ma si è preferito da parte di alcuni optare per un tentativo impossibile di federare, impastare sigle, mischiare programmi, che poi non è nemmeno riuscito. E che non sarebbe andato da nessuna parte, come quegli strani e fintissimi approcci congressuali, lanciati e poi ritirati, dopo l’esperienza delirante di LeU.

Sarà Beatrice Brignone a dire di Possibile. Per quanto mi riguarda, mi ero candidato senza alcuna ambizione personale, a metà della lista, rinunciando a qualsiasi visibilità in favore di altri. L’ho fatto per promuovere un gruppo dirigente quasi tutto femminile, che è stato all’altezza della situazione, come dimostrano anche le preferenze raccolte, le iniziative svolte, il lavoro di queste settimane. E ho anche sospeso la mia campagna elettorale, per le note vicende, che a guardarle oggi, alla luce del risultato appaiono ancora più grottesche.

Senza soldi, senza tabelloni grandi come tutta Termini, senza tv (quest’anno ci sono andato una volta sola), senza endorsement, senza che i giornali ne parlassero se non per dire che eravamo allo zero virgola. E dallo zero virgola eravamo partiti (l’anno scorso i Verdi erano con altri partiti, alleati del Pd, e non raggiunsero l’uno per cento) e siamo arrivati al 2,3%. Che non è un record, ma è un punto da cui partire. Per percentuali simili qualcuno a sinistra farebbe il carosello con le auto. Noi pensiamo che non basti, soprattutto perché i cambiamenti climatici richiedono un cambiamento della stessa potenza. E bisogna continuare a costruire. Senza fermarsi mai.

Ieri mi hanno scritto un migliaio di persone, alcune «ci avrebbero votato ma», altre – moltissime – lo hanno fatto perché hanno capito che si trattava di un investimento per il futuro e hanno votato esattamente come noi ci siamo candidate e candidati. È lì che dobbiamo guardare, e formare, e far crescere competenza e consapevolezza, in ambito politico e culturale. E i protagonisti non potranno essere che i giovanissimi che in questi mesi si sono mobilitati. Schifati dalla politica che c’è, chissà come mai, e preoccupati di salvare il mondo.

Ci vorrà tempo e di tempo il mondo ne ha poco. Ma questo è esattamente il motivo per continuare: oggi ne parleremo a Verona, parlando proprio del movimento del venerdì. E domani ancora e ancora.

Mi aspettavo questi risultati, forse con un calo meno sensibile di Di Maio e dei suoi, che sono riusciti a fare un capolavoro in negativo. Ora non abbiamo meno motivi per continuare, ne abbiamo di più.

Ultimo dato: non so quante preferenze ho raccolto personalmente, so solo che sono tante per un candidato sospeso, senza volantini e senza che gli alleati comprendessero che forse avrei potuto dare una mano, se solo mi avessero ascoltato. Non so quante preferenze abbia preso il pacchetto Fronte Verde, che i capi dei Verdi italiani hanno difeso con tutte le loro forze. Anche di questo parleremo. Ma il problema, come capite, è collettivo, non personale. E non c’è motivo di deprimersi, se non per il dato generale, ampiamente previsto e prevedibile. E come dice Bernie, pensando al suo Salvini, «non è il momento di deprimersi, è il momento di farsi avanti e lottare. Unitevi a noi».

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