So bene che qualcuno ad Assisi preferisce Al-Sisi ma ai commenti sarcastici sulla marcia della pace di ieri rispondo con qualche domanda che secondo me è il caso di farsi, prima di scrivere le solite cretinate. Intendo: che è bene si facciano anche i più cinici e aggressivi.

La marcia di ieri, partecipatissima, poneva alcune questioni circa il disarmo, il modello di sviluppo, l’accesso alle risorse, la costruzione di relazioni internazionali non violente, lo sfruttamento del mondo e delle persone che lo popolano.

Parlava cioè di quella cosa di cui vi riempite le giornate e i social: l’immigrazione. Causata proprio dai cambiamenti climatici, dalle guerre, dalla sottrazione di terre e materie ai paesi più sfortunati, dallo sfruttamento spinto fino allo schiavismo: uno schiavismo che non è nuovo, è quello di sempre. Questioni che non si pongono gli africani, ma che abbiamo posto e poniamo proprio noi, che poi ci scaldiamo tanto.

La Perugia-Assisi chiede a questa generazione di evitare che la prossima prosegua nei conflitti che già ci sono e che possono esplodere dal punto di vista militare, per contendersi la terra, l’acqua e anche l’aria, quella temperata, dove le popolazioni prosperano così come i loro affari.

Ci dicono «buonisti!»: è questione di non essere scemi, più che altro. Perché senza affrontare e tentare di risolvere i punti di cui sopra, possiamo anche aprire le porte del Colosseo per il quotidiano scontro tra tifoserie, in cui ci si augura di tutto – fino alla morte – degli “invasori”.

Gli invasori, cari miei, siamo noi: siamo noi che abbiamo dato la forma a questo mondo, siamo noi che abbiamo caldeggiato le disuguaglianze, siamo noi che non li aiutiamo, a casa loro, li armiamo, li sfruttiamo, li sfrattiamo.

Non è un appello morale, il mio, il nostro. È una considerazione politica. Minima.

Si dirà: sono problemi troppo grandi. È vero: infatti ci vorrebbe una politica che tenga fede ai valori che dice di voler rappresentare e che abbia un piano, grande come il mondo, attraverso istituzioni e agenzie che a questi obiettivi lavorino con costanza e coerenza, in uno spirito di collaborazione tra i vari soggetti, i vari popoli e i vari paesi. Tutto il contrario di ciò che vediamo nei modelli oggi molto in auge.

La distanza tra Perugia e Assisi è di 25 chilometri. Quella marcia, però, consente di accorciarne di più lunghe e di avvicinarci ai problemi che sappiamo soltanto commentare. Con sarcasmo e rabbia, determinati soprattutto dal fatto che non abbiamo niente da dire, in proposito.

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