Non era una svista, evidentemente, quell’«aiutiamoli a casa loro» («davvero», però, mica per finta). La politica dei muri e dei respingimenti è entrata in loro prima che se ne accorgessero. «La linea di Minniti è la più solida e seria – attacca Renzi – anche rispetto a quella di Emma Bonino, che pure è nella coalizione».

Perché il trucco è esattamente questo. Nella stessa coalizione ci sono Minniti e Bonino (e Lorenzin e Casini), con diversi programmi che nascono da storie che sotto un unico programma semplicemente non ci possono stare. E’ il trasformismo prima di essere trasformisti, dichiarato, esplicito: «sono d’accordo con Minniti, faremo quello che dice Minniti», dice – e d’altra parte cosa mai di diverso potranno fare, nell’ennesimo governo di larghe intese che stanno apparecchiando – «però c’è anche uno spruzzo di Bonino», proprio per chi non ce la fa a votare questa robaccia.

C’è il trucco, eccome se c’è il trucco. Perché con i voti di Bonino ci stanno già servendo un nuovo governo senza programmi e senza impegni, pronto a cavalcare l’onda dei sondaggi. Il sondaggio chiede meno neri? Blocchiamoli in Libia. Il sondaggio dice di non concedere lo ius soli ai neri e ai meticci? Strizziamogli l’occhio per cinque anni, che tanto, alla fine, non ci sarà tempo.

Chi vota Liberi e Uguali vota Catone e Maestri, vota Miraglia, vota persone che si sono impegnate in questi anni per una gestione umana e rigorosa dell’immigrazione, rispettosa degli italiani e della legge.

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