La sfiducia che ha provocato questa ennesima «operazione geniale» – che non a caso si chiama «fiducia» per antifrasi – avrà conseguenze ancora più gravi nel rapporto tra i cittadini e la politica e le sue istituzioni di quanto non abbia già sotto il profilo delle conseguenze tecniche di cui abbiamo diffusamente parlato.

Non sarà solo il sistema elettorale, saranno la filosofia e la pratica politica di cui questo maledetto Rosatellum è un «precipitato» (in tutti i sensi) a condizionare i prossimi mesi e temo i prossimi anni della politica italiana.

Sulla materia più sensibile: quella della legge elettorale, un incubo iniziato nel 2006 che sembra non finire, con la prima legge «porcata», come ricordava ieri, in piazza, Andrea Pertici.

Mi scrive Daniela: «Purtroppo in tutto quello che sta succedendo la gente si allontanerà sempre più dal voto e sarà sempre più difficile convincerla». Gli sfiduciati continuano ad allontanarsi e «si rifiuteranno».

E il rifiuto favorisce chi è più spregiudicato verso le istituzioni. L’astensione, parallelamente, chi si muove solo su logiche di potere. Con il duplice risultato di aumentare il risentimento e di ridurre la politica a una corsa brutale, senza esclusioni di colpi, più di quanto già non sia.

I responsabili di tutto questo, a cominciare dal vero franco tiratore, l’ex-giovane premier, saranno responsabili di un peggioramento consistente. Che renderà peggiori tutti quanti e che renderà più difficile fare politica in modo costruttivo, in un rapporto – appunto – fiduciario che è stato compromesso da scelte sbagliate. Che proseguono.

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