Nel Pd – congelati per una settimana referendum e Verdini (associati non solo elettoralmente) – si parla dell’urgenza di tenere i ranghi serrati ma al contempo si minaccia l’intervento con il lanciafiamme (immagine calderoliana, peraltro).

Nel frattempo il premier prende le distanze dalle Amministrative e le Amministrative, giorno dopo giorno, le prendono da lui, tanto che gli stessi candidati del Pd al ballottaggio fanno volentieri a meno della sua presenza.

Sala e Parisi si confrontano in un duello che scivola nella gag quando Sala rimprovera a Parisi di avere alleato Alfano, scarso come ministro dell’Interno, e Parisi fa presente che Alfano è ministro con i voti di Renzi e di Sala. La confusione è tale che si fatica a distinguere i propri alleati perché tutti sono alleati tra loro.

E dal momento che nel Pd sono tutti renziani o quasi (essendo le minoranze ridotte al lumicino) ci si chiede se a proposito di lanciafiamme non si tratti di fuoco amico.

In tutto questo c’è grande spaesamento, c’è molto «voto questo per colpire quell’altro», c’è la sensazione che i ballottaggi saranno una vera lotteria, complice anche la data scelta da Alfano («colpa sua!» direbbero all’unisono i candidati di entrambi gli schieramenti), perché votare il 19 giugno è un azzardo nell’azzardo, soprattutto in città che si svuotano, a cominciare da Milano.

Poco importa che ci sia stata una migrazione colossale di voti da uno schieramento all’altro, che destra e sinistra si siano confuse compiendo la profezia del Pdmenoelle, che si sia spesso smarrito il senso di tutto quanto. Ma cosa volete che sia: le Amministrative non sono elezioni politiche, nessuno pensa al dato politico generale. Sì, ciao. Anzi, ciaone.

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