Ora, è abbastanza chiaro a tutti che si ritorna, a un anno e mezzo di distanza, sul luogo del delitto: l’elezione del Presidente della Repubblica.

E come già nel 2013 si rischia un ingorgo istituzionale, questa volta alla rovescia: perché è chiaro – soprattutto a Berlusconi – che dalla scelta del Presidente discendono le altre questioni: legge elettorale (e quindi elezioni anticipate), riforme costituzionali, assetto del sistema politico.

Con il patto del Nazareno che diventa un serial, si torna al prequel: all’elezione di Napolitano, rieletto per poco perché non c’erano alternative (la storia delle alternative iniziò allora).

Oggi come allora, non sarà un passaggio semplice né indolore. E chi da allora ha ironizzato sui 101 (che sono ancora lì e che da allora sono stati premiati e hanno comandato) farà meno lo spiritoso. Molto meno.

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