L’intervista uscita oggi sul Manifesto, a cura di Daniela Preziosi.

CIVATI (PD): «LORO FANNO IL PATTO DEL NAZARENO? NOI QUELLO DEGLI APOSTOLI, IL PROGRAMMA C’È GIÀ»

Pippo Civati, cosa suc­ce­derà sul jobs act?

Siamo ancora in alto mare. La situa­zione è un non senso: si parla di un emen­da­mento del governo che però non è stato ancora pre­sen­tato, si parla di una media­zione che però già chia­ra­mente pastic­ciata. In realtà nel Pd è chiaro che c’è un males­sere che atta­versa le coscienze, più che le cor­renti. Al senato la vota­zione non è scon­tata. Dipende da cosa arri­verà al voto finale.

Nella mino­ranza ’rifor­mi­sta’ ex ber­sa­niana però in molti apprez­zano le aper­ture di Renzi sull’art.18 e sul rein­te­gro per i licen­zia­menti disciplinari.

Nella cor­rente ber­sa­niana apprez­zano? Mi pare che Ber­sani non sia così sereno e sod­di­sfatto, tant’è che ha votato no in dire­zione. E voglio dire una cosa: se Renzi dovesse met­tere la fidu­cia sulla legge delega sarebbe una scon­fitta per lui. Vor­rebbe dire che non ha con­vinto nes­suno dei con­trari. Io vor­rei par­lare di poli­tica, più che di numeri. E la fidu­cia sarebbe una prova di fra­gi­lità, non di forza.

A pro­po­sito di numeri. È di ieri Repub­blica ha rac­con­tato il crollo del numero dei tes­se­rati Pd.

Mi sor­prendo che ci si sor­prenda. Ste­fano Fas­sina parla di un par­tito tra­sfor­mato in comi­tato elet­to­rale. Io non mi voglio spin­gere fin qui. Ma da tempo dico che, senza che ci sia una discus­sione espli­cita, il par­tito si sta tra­sfor­mando. Mi sor­prendo che per­sino i cul­tori della mate­ria, e cioè del par­tito e della sua sacra­lità, non con­si­de­rino que­sto dato come rile­vante. Vedo il pre­si­dente dell’assemblea Orfini dire che è un dato ’fisio­lo­gico’. Non mi sem­bra che il calo della par­te­ci­pa­zione e delle tes­sere così forte possa essere rubri­cato alla fisiologia.

Per­ché que­sto calo, secondo lei?

Per­ché il par­tito a voca­zione mag­gio­ri­ta­ria è stato tra­dotto così: non importa quello che suc­cede in basso, importa solo quello che suc­cede in alto. Vale anche a Roma, per cui figu­ria­moci nelle regioni.

Lunedì scorso, entrando nella dire­zione Pd, lei ha detto: potrebbe essere il mio ultimo inter­vento. Si sta pre­pa­rando a uscire dal Pd?

Mi hanno chie­sto se inter­ve­nivo, ho detto poteva essere il mio ultimo inter­vento. Per­ché la ten­sione e anche il tono espul­sivo di alcune dichia­ra­zioni dei ren­ziani face­vano pen­sare a una rot­tura non sana­bile. Poi è stata un po’ ammor­bi­dita da que­sta cosid­detta media­zione pre­sen­tata da Renzi. Per me resta un pastic­cio. C’è un clima pesante, anche inu­til­mente pesante nel Pd.

Ha l’impressione che qual­cuno la voglia spin­gere fuori?

Ho l’impressione che qual­cuno cer­chi di ripo­si­zio­nare il Pd da un’altra parte. Quando a Renzi scappa di dire ’quella è una bat­ta­glia della sini­stra’ fa un lap­sus, tra­di­sce la sua posi­zione verso certe aree cul­tu­rali. In dire­zione c’è stata una discus­sione sulla nostra cul­tura poli­tica, più che sull’articolo 18.

Lei è il sospet­tato numero uno di scissionismo.

No, non io. Ce ne sono anche altri. Molti guar­dano con curio­sità a quello che sta facendo e dicendo D’Alema, che non è esat­ta­mente d’accordo con me. E comun­que non sono io a volere la scis­sione, ma il com­por­ta­mento di Renzi che rischia di allon­ta­nare pezzi di par­tito, come dimo­strano anche i dati del tes­se­ra­mento. Io non lavoro a divi­dere il Pd ma è un fatto che Renzi guarda altrove e non nel nostro campo. Il mio oriz­zonte resta il cen­tro­si­ni­stra. Que­sto governo sce­glie di fare sue le pro­po­ste della destra.

Ven­dola pro­pone una «coa­li­zione dei diritti e del lavoro». E lei oggi sarà sul palco con lui, e con altri.

È un’idea che abbiamo lan­ciato a Livorno, quest’estate, non a caso con Ven­dola. In quel caso c’era anche Gianni Cuperlo. Se Renzi ha fatto il patto del Naza­reno, vuol dire che noi faremo il patto degli Apo­stoli. E lo fac­ciamo sul pro­gramma su cui siamo stati eletti in par­la­mento: pen­sate che strani che siamo.

Vuole fare il La Fon­taine ita­liano, che nel 2005 lasciò l’Spd per fon­dare la Linke tedesca?

Mi viene in mente una bat­tuta di Beni­gni, ’mi pia­ce­rebbe essere l’Anna Magnani sviz­zera’. Io voglio una sini­stra repub­bli­cana, non è una cosa par­ti­co­lar­mente radi­cale. Una sini­stra che abbia a cuore l’alternanza e un rap­porto diretto con i pro­pri con­cit­ta­dini, non in senso popu­li­stico ma in senso poli­tico. Io vor­rei un Pd e un cen­tro­si­ni­stra diverso, non vor­rei una forza di oppo­si­zione tout court. E vedo che Ven­dola l’ha capito bene.

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