Corradino Mineo si scusa per l’uscita infelice di ieri sera. Facessero tutti così, saremmo già molto più avanti:

Per prima cosa le mie scuse. Ieri sera, stanco e provato, ho detto cose che non avrei dovuto. Durante la presentazione di un libro di Civati, ho paragonato Renzi a un bambino autistico, nei confronti del quale si prova affetto e voglia di protezione ma che ti sorprende per la straordinaria capacità di risolvere un’equazione (in questo caso politica) molto complessa. Ho aggiunto di capire bene come la Boschi possa sentirsi più sicura e capace del premier, essendo, come e più di lui, giovane intelligente e studiosa. E tuttavia ciò non significa che abbia (e secondo me non le ha) le stesse, straordinarie capacità politiche.

Avrei dovuto tacere. Primo, perché citare a sproposito una malattia può risultare un insulto per coloro che con quella malattia convivono. Secondo, perché è sempre sbagliato mischiare politica e aspetti che investono la sfera privata. Infine, perché certe parole, separate dal contesto, diventano clave. Non avevo intenzioni aggressive né irrispettose, ma il risultato può essere stato, anzi è stato, offensivo. E per questo sento il bisogno, e ho il dovere, di chiedere scusa.

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