A parte che trovo surreali i commenti di chi dice che dove si vince è merito del nuovo mentre dove si perde è colpa dei vecchi (come se nella nuova maggioranza non si siano manifestati fino a ieri vecchi, vecchissimi, nel congresso e nelle primarie locali), continuo a leggere sui giornali che sarebbe Vannino Chiti a bloccare le riforme.

Neanche si trattasse di un sabotatore, di un guerrigliero delle Ande, di una spia venuta dal freddo.

Ora, il ragionamento è molto semplice: se il governo conserva l’accordo inossidabile con Berlusconi, come tutti continuano a ripetere, la posizione di Chiti e dei 20 senatori del Pd che hanno firmato la sua e nostra proposta è totalmente ininfluente dal punto di vista dei numeri. Pone un problema politico sulla elettività dei senatori (al di là del modello di Senato, una versione maccheronica dell’assetto istituzione francese, che rappresenterebbe l’ennesima posizione della maggioranza e del governo, a quanto si capisce) e ci manca che i senatori non possano discutere nemmeno della riforma costituzionale.

Se invece l’accordo con Berlusconi non c’è, e addirittura Berlusconi è d’accordo su questo punto con Chiti, come sembrano esserlo quasi tutti gli altri, mi dispiace: ma le riforme costituzionali si fanno con le minoranze rappresentate in Parlamento, come spesso dal governo si continua a ripetere. Ciò che si propone da parte nostra è di parlare con tutte le minoranze. Di votare un Senato che non dia la fiducia, che non discuta le leggi di bilancio, che svolga un ruolo di garanzia e di advice and consent sulle scelte del governo in alcuni campi e che sia molto ridotto nei numeri (noi proponiamo di ridurre in modo significativo anche i deputati). Unica differenza: i senatori sarebbero eletti dai cittadini e non dai politici e dalle correnti di questo o quel partito. E sarebbero retribuiti per quello che fanno. Meno, come dovrebbero esserlo anche i deputati, domattina, se il Pd rinunciasse a quella quota che chiede loro ogni mese.

Non è difficile, non è un complotto, è una posizione politica: se c’è Berlusconi, Chiti e Civati non fermano proprio niente; se non c’è Berlusconi, allora sì che si ferma tutto. Per via di un accordo che non c’è e di un sacco di aria fritta (vale anche per la legge elettorale, che il Pd ha infatti votato, anche se è un obbrobrio).

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