Domattina sarò al congresso della Cgil. Non ho particolari rapporti con il sindacato (alle primarie non votò certo per me), né ho risparmiato critiche e obiezioni a un certo modo di concepire il lavoro, ma le polemiche antisindacali – soprattutto se generalizzate, soprattutto se provengono da uomini di governo – mi lasciano sempre perplesso.

Del resto, attaccare il sindacato è un genere letterario, e molto frequentato, trasversalmente: da Brunetta a Grillo, per intenderci.

Domani sarò a Rimini, anche perché il decreto Poletti, come ho già avuto modo di dire, mi piaceva pochissimo anche prima di essere peggiorato in Senato. E se dobbiamo fare le cose bene, va ricordato che il contratto unico deve essere unico (non l’ennesimo), che il salario minimo non deve sostituire il contratto nazionale, ma coprire piuttosto coloro che non lo hanno, e che dobbiamo tutti batterci per un lavoro di qualità, non per peggiorare ancora di più le condizioni del precariato.

Anche rispetto agli 80 euro, vorrei che ci fossero misure strutturali, che riguardassero tutti i lavoratori, salvaguardando la progressività della tassazione, senza aumentare ulteriormente il dualismo tra chi è più tutelato e chi non lo è affatto.

Tutte cose che dobbiamo affrontare, con un atteggiamento meno aggressivo e più lucido, se vogliamo davvero preoccuparci del nostro futuro e non solo del presente. Perché la questione è politica e non solo elettorale.

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