Dopo settimane di silenzio e di distrazione dei grandi media, oggi la Stampa intervista Ivan Sagnet, che incontrai a Nardò, alla masseria Boncuri, sulla provinciale, all'inizio di agosto. Ha 26 anni, è camerunense, studia al Politecnico, aveva scelto la raccolta di pomodori in Salento per pagarsi l'alloggio universitario. La storia di un ragazzo, in Italia, nel 2011.

Ivan racconta così la sua esperienza e i risultati della mobilitazione:

Lo sciopero dei braccianti di Nardò ha prodotto reazioni diverse: «Mi hanno detto di lasciar perdere – spiega Sagnet – tanto il mondo è sempre andato così, non cambierà». E invece la protesta sta iniziando, lentamente, a cambiare le cose.

Ora un bus comunale porta i braccianti al lavoro, togliendo il guadagno ai caporali. Si sta cercando di rendere trasparente la lista di prenotazione attraverso il centro di collocamento. Ma soprattutto è allo studio una proposta di legge per convertire il caporalato in reato penale, mentre oggi è punito con una multa da 50 euro. «Il giorno che arresteranno un caporale – dice Ivan Sagnet – sarà il più bel giorno della mia vita. Mi aspettavo di più dal nostro sciopero».

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