Terza puntata della discussione in commissione Cultura sul crocifisso obbligatorio in Regione Lombardia, progetto di legge della Lega Nord. Ne avevamo parlato qui e qui, esprimendo tutta la nostra contrarietà.

L'ufficio legislativo del Consiglio richiama la commissione alla laicità dello Stato, esprimendo una «possibile criticità» nei confronti di «una legge regionale che potrebbe andare incontro a una violazione del supremo principio della laicità dello Stato», appunto.

Il consigliere Fabio Pizzul ricorda che la regolamentazione dei rapporti tra l'istituzione statale e le confessioni religiose sono di esclusiva competenza dello Stato (articolo 117 della Costituzione). Quindi si va in contraddizione, a meno di non considerare il crocifisso esclusivamente un elemento di arredo o una suppellettile.

La Lega insiste nel voler approvare il testo di legge.

In generale, la contraddizione è in termini: il crocifisso è un simbolo religioso che ha valenze culturali, ma che non può prescindere dal suo chiaro riferimento religioso. A una confessione e a una chiesa. Non solo è impossibile negare questa sua qualità, ma è del tutto probabile che non sia nemmeno riguardoso farlo.

Al di là del difetto di costituzionalità, la mia personale contrarietà ha un senso politico, culturale e, se si vuole, e converso, anche religioso.

Nella nuova formulazione, tra l'altro, oltre al crocifisso, si cita anche l'eventualità dell'esposizione di altra «icona cattolica» (cattolica, non cristiana, con particolare riferimento alla Chiesa di Roma): un fatto che complica ulteriormente le cose.

Il Pdl tenta una mediazione, attraverso l'eliminazione dell'«obbligo di esposizione» e dell'espressione «in ogni immobile», stralciando anche la determinazione dei luoghi precisi nei quali esporre il crocifisso.

Si perde così il tratto legislativo del progetto di legge presentato.

Si va al voto: Lega e Pdl favorevoli, Pd contrario, assenti gli altri gruppi di minoranza (Idv e Sel). Risultato: crocifisso regionale approvato.

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