La battuta è di Giacomo Di Girolamo da Marsala, che è uno che sulla rete ci sta davvero. E lo dice in tono ironico, ma anche no.

Dopo la rivalutazione dei movimenti, delle piazze e della mobilitazione spontanea, dal basso, ci mancava solo la valorizzazione del web, che ieri è puntualmente arrivata, nella conferenza stampa del segretario del Pd.

Sono lontani i tempi del No-B Day, della diffidenza per le manifestazioni convocate su Facebook, dell'ambaradàn da contrapporre alla bocciofila, delle incertezze 2.0.

A Bari, recentemente, ho assistito a un comizio di un giovane dirigente del Pd, particolarmente infervorato, che dal microfono spiegava (con tono comiziante) che è il momento di abbandonare Facebook per tornare al famoso 'territorio'.

Affermazioni e cose dell'altro mondo, come cerco di spiegare, sommessamente, da anni: considerazioni che mi sorprendono ancora di più se provengono dal mondo dei giovani in politica.

E, invece, nel giro di qualche settimana, è cambiato tutto:

«C'è un protagonismo della rete in questo risultato di cui dobbiamo tenere conto – ha spiegato Bersani – noi abbiamo sempre creduto nel tam tam sulla rete e il risultato di oggi dimostra che certamente anche quello ha influito».

Ora, «noi che abbiamo sempre creduto nel tam tam», dobbiamo però saper costruire qualcosa di più, in termini di organizzazione sulla rete. Perché rete e gazebo si tengono. Perché l'organizzazione può essere social. Perché la politica stessa può essere più orizzontale, condivisa, meno gerarchica e più relazionale. Insomma, più democratica.

Forse questa primavera ha cambiato le cose, se anche la politica si percepisce, da qualche giorno, in modo diverso.

Avanti così, e senza troppo juicio, perché abbiamo da recuperare qualche anno.

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