Si parte e si va a Torino per i moti. Sul serio. E poi ad Alessandria, sulle tracce di Santorre di Santa Rosa. Il viaggio di Ippolito inizia presto, in ore antelucane, perché s'ha da fare la rivoluzione. E oggi su l'Unità troverete il prologo del viaggio, che finisce così:
E il territorio. Non sono i gazebo, a fare la differenza. È il messaggio, è la condivisione con le persone che lavorano, da sorprendere nel corso della loro giornata e non ai convegni. E viene in mente Obama, quando ricordava che tutto per lui era nato non a Washington, ma nei cortili di Des Moines, nei tinelli di Concord, sotto i portici di Charleston. Sostituite quelle località con Pontida e Teano, Quattro Castella e Gravina, per dire, e avrete la soluzione. Viene in mente quella canzone, in cui De Gregori invita a «aprire la finestra» e a guardar fuori, e a vedere le persone che «non contano, e invece contano» e, soprattutto, «si stanno contando già». E aspettano un segno, un vecchio segno: «quando cambia il tempo» e «quando s’alza il vento», questo segno «arriverà».
Lo diceva qualcuno: il futuro bisogna ricordarselo. E bisogna fare uno sforzo. Anzi, no. A volte è sufficiente appassionarsi all’idea. Un bel modo per incominciare.

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