Stamattina ho ricevuto due telefonate in cui persone molto serie e poco legate alla politique politicienne mi hanno chiesto di candidarmi a sindaco di Milano. Sorpreso, ho declinato gentilmente l’invito, per due motivi: al di là del fatto che a Milano ci vuole uno ‘bravo’ davvero (e non mi sento di esserlo), non ho certo la constituency necessaria e sufficiente; al di là della simpatia di alcuni (che ringrazio davvero), la mia candidatura sarebbe vissuta malissimo nel Pd, quasi come una provocazione. Il terzo motivo, lo spiego tra un attimo.
Molti altri, in questi giorni, si sono autocandidati. Alcuni, provengono dalla politica e sono colleghi bravi e preparati. Altri dalla società civile (come se, politica e società fossero due cose diverse, e questo è già preoccupante per il nostro dibattito). Si parla, molto (e bene), di Umberto Ambrosoli (qui è intervistato da Grillo, per intenderci), dei fratelli Boeri (Stefano e Tito) e di altri. Casini e la famosa Udc, nel frattempo, propongono di candidare Gabriele Albertini, ma per il centrosinistra: la politica dei due forni incrociati, un nuovo genere letterario, che Casini ha già dimostrato di frequentare nell’ultima campagna elettorale con i risultati che sappiamo.
Mi chiedo e vi chiedo, però, e questo è il terzo motivo delle mie perplessità, quale sia il progetto di città che abbiamo in mente, su quali ‘cose’ punteremo la nostra azione politica nei prossimi mesi, quale Milano immaginiamo per i prossimi anni, a chi vorremo parlare, quali energie vorremo attivare e ‘recuperare’. Mi pare urgente chiarirlo. Personalmente, vorrei una proposta politica coraggiosa, che dica delle cose chiare (finalmente), a cominciare dall’urbanistica, che non può essere guidata esclusivamente dagli interessi dei costruttori e delle finanziarie, dall’inclusione sociale, di cui non possono occuparsi solo i vigili e i decorati (nei paesi civili governano i civili, appunto, e non i militari), da un’idea alta del diritto (a cominciare da chi è ‘diverso’), dalla questione dell’uguaglianza delle opportunità, che renda Milano più giusta e più vivibile: più Milano, insomma. Una Milano governata da un’idea della politica diversa da quella degli ultimi tempi, a cui faceva riferimento Pierfrancesco Majorino, ieri, al Bellezza: fuori dalle nomine, sobria nei comportamenti, leggibile e trasparente nell’indicare i processi decisionali e le responsabilità (lontana dalle consulenze d’oro, dai trombati d’argento e dalle facce di bronzo). Ecco, dovremmo provare a dire che cosa vogliamo. E indicare, al più presto, una data per le primarie, così evitiamo che i nomi che si rincorrono siano soli fuochi di paglia: per fare in modo che diventino, se si può, fuochi d’artificio.

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