Ci siamo appassionati alle vicende pugliesi. Dicevamo: secondo noi, che siamo lontani e non ci capiamo granché, sarebbe il caso di fare le primarie, così almeno si dirime la questione tra Vendola e Emiliano. Molti dicevano che non fosse il caso. E, invece, dopo alcune notevoli figuracce, si faranno le primarie. Nel frattempo, a qualche regione di distanza, in Umbria, la presidente uscente Rita Lorenzetti si candida per il terzo mandato (il limite dei due mandati vale sempre fino a prova contraria, cioè mai). Sembrava che fosse automatico: unica candidatura e tutti d’accordo. Ma, sorpresa, si candida Mauro Agostini. Voi penserete: naturale, ora faranno le primarie tra i due, e magari ci sarà pure qualcun altro che si candiderà. E, invece, c’è ancora qualcuno che spiega che non è il caso. E come mai? Lo scoprirete solo leggendo qui: «per il veto che impone lo Statuto a ricoprire per più di 2 volte la stessa carica amministrativa. Ostacolo che potrebbe esser superato solo con un voto pari ad almeno 2/3 dell’assemblea: voti però che i bersaniani – la corrente a cui fa capo la presidente della Regione – non hanno. Al 49% potrebbero aggiungere (ma solo sulla carta) quel 10% che fa capo ai fedelissimi di Marino. Ma il 59% sarebbe comunque ben distante da quel 66% richiesto per superare il ‘muro’». Do la soluzione, che mi pare ovvia: perché Lorenzetti non chiede la deroga allo Statuto per le primarie, quella stessa che chiedeva per candidarsi direttamente? O, come si suol dire, è chiedere troppo?

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