Tramonto. Festa democratica di Vimercate. Tenda del ristorante. Tavolo 8. Delegati: Bonfiglio, Ciccio, Gianluigi, Ludovico, Miriam e il vostro affezionatissimo. Sulla carne alla griglia, i presenti si dichiarano favorevoli all’unanimità. Sulle candidature alla segreteria nazionale, il tavolo si divide perfettamente: due per Franceschini, due per Bersani, due astenuti. C’è chi parla di Franceschini come di quello aperto e “più Pd”, chi di Bersani dice che è più di sinistra ed è stato un bravo ministro. Tutti si chiedono quali siano le loro proposte e si impegnano a informarsi meglio, anche se è facile, quasi immediato il richiamo identitario (pre-politico, si potrebbe dire). Di Chiamparino ci si chiede quale proposta sarebbe, la sua, come terzo ‘incomodo’. Della Serracchiani si dice che avrebbe dovuto candidarsi, magari in un ticket (restaurant?, la battuta viene facile, data l’ambientazione). C’è disordine al tavolo 8, c’è disordine nel Pd. Al bar, mentre in balera ci danno dentro, le cose non cambiano. Un signore ex-Dc indossa un grembiule Pd e si chiede quali siano le differenze tra i due candidati e quali i punti sui quali ci si divide. Silenzio dei presenti. Forse chi diceva che si deve partire dalle idee e non dai cognomi, non aveva tutti i torti. Questa è, in ogni caso, la settimana decisiva. La sessione al tavolo 8 è aggiornata.

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