Mi dicono: troppa comunicazione e pochi contenuti. E, allora, eccomi qui: la lettera ai cittadini monzesi, in cui parlo della dote che porterò con me a Roma, nel caso Walter vincesse e facessi il mio ingresso alla Camera (cose da non credere). Mi è venuto in mente il primo dei tre canti di Cacciaguida, il trisavolo di Dante che si produce in una celebrazione dei tempi che furono, e che a un certo punto dice: «il tempo e la dote non fuggien quinci e quindi la misura». Cacciaguida parla di matrimoni, del fatto che allora «non avea case di famiglia vote», anche perché «non era giunto ancor Sardanapalo [da Arcore?], a mostrar ciò che’n camera [appunto] si puote». E ho pensato che la dote fosse una bella metafora, per descrivere il senso di un impegno che l’eletto porta con sé. Leggete e osservate con me.

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