El partido. Socialista. Catalano, perché qui il Psoe è ‘regionalizzato’ (a proposito: dove è finito il Pd federale?). Grande manifestazione pubblica di ‘lancio’ della campagna elettorale. Il titolo: La Catalunya optimista. I protagonisti: José ‘Pepe’ Montilla, presidente della Generalitat, Felipe Gonzalez, leader storico del Psoe e della Spagna, e Carme Chacón, che ha trentasette anni, e già ministro del governo Zapatero, e guiderà la lista socialista per Barcellona. Alla stessa età Felipe divenne presidente del governo: era il 1982. E il tema del ricambio generazionale, del passaggio del testimone e della continuità socialista è il filo rosso che lega i tre interventi. Montilla ordinato e puntuale nel descrivere i due modelli, quello popolare e quello socialista, contrapposti e irriducibili. Gonzalez e Chacón durissimi nei confronti della destra degli Acebes e degli Zaplana, dei Pizarro e delle Aguirre: il primo, chiedendo agli elettori di dire addio definitivamente ad Aznar e a un modo di concepire la politica basato sulla polemica, sulla «dose» da cavallo di scontro e di attacco personale (a me viene in mente qualcuno, a voi no?), sulla necessità di dare altri quattro anni alla politica del dialogo, dell’ascolto e della convivenza che Zapatero ha promosso nel suo primo mandato. «Le cose sono state fatte bene», ha detto Gonzalez, e sarebbe bello consegnare la derecha ad altri quattordici anni di opposizione, sulla base di un programma avanzato, che punta ad un modello Nokia per le politiche ambientali in Spagna: investimenti, ricerca e innovazione. Chacón ha rilanciato: dalla destra non abbiamo imparato nulla, «a la derecha no debemos nada». E’ socialista la riforma della Spagna, è socialista la possibilità di dare forza a questo paese, è socialista il buongoverno e il federalismo rispettoso delle differenze. Una grande lezione di politica, miei cari, di cui avremmo tanto bisogno anche noi.

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