Dibattito alla Festa dell’Unità tra Faglia e Mariani sull’urbanistica, il Pgt e la madre di tutte le battaglie, la Cascinazza. Sentimenti contrastanti hanno animato i presenti: da una parte, una valutazione positiva dell’impegno di Mariani che si dice deciso a concludere l’iter di approvazione del Pgt votato da Faglia e dalla sua maggioranza nella notte tra il 9 e 10 marzo scorso; dall’altra, più di una preoccupazione che Mariani non sia così libero come si presenta, condizionato com’è dalla sua maggioranza e dai suoi promotori, i fratelli Paolo e Silvio. Se ha convinto la promessa di Mariani di votare contro alcune osservazioni dei cittadini (quelle più sostanziose, che stravolgerebbero il piano), ha lasciato perplessi il passaggio che l’attuale sindaco ha voluto dedicare alle aree verdi e alle possibilità che a sentir lui si potrebbero aprire, dopo l’approvazione del piano, con l’introduzione di più di una variante (Mariani ha citato aree agricole che nell’impianto del piano Viganò non erano e non sono affatto “in gioco”). Insomma, Mariani ha voluto rinverdire – è proprio il caso di dirlo – il suo impegno a tutela dell’ambiente, ma non è riuscito a fugare i dubbi, maturati negli anni precedenti, che sia in grado di convincere la sua maggioranza a seguirlo e di rispondere ai desiderata dei fratelli di cui sopra senza che la città subisca pesanti conseguenze. E’ confermato il quadro descritto qualche giorno fa, in cui le ombre sono ben più delle luci. E alla Festa questa era la sensazione che finiva con l’imporsi, insieme ad una forte nostalgia per quell’altro sindaco, che avremmo voluto vedere ancora in piazza Trento a guidare l’amministrazione. In un quadro di regole chiaro, sostenuto da una politica autonoma e trasparente, che Mariani non è in grado di assicurare. Probabilmente nemmeno a se stesso.

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