Vincenzo Consolo, in uno dei suoi straordinari libri, ha ripreso, nel titolo e nell’epigrafe, l’episodio dell’Odissea nel quale Ulisse, dopo la tempesta, approda naufrago nel Regno dei Feaci. Omero la racconta così: «… tra due folti cespugli si infilò, nati da un ceppo, l’uno di ulivo e l’altro di oleastro. Soffio di umidi venti non poteva con furia penetrarvi, né mai sole splendente li investiva coi suoi raggi, né la pioggia attraverso vi filtrava: tanto erano intrecciati l’uno con l’altro. Là sotto Ulisse si nascose; e subito si ammonticchiò con le sue mani un largo giaciglio: c’era un cumulo di foglie cadute…». Mi è sembrato uno spunto curioso per raccontare la giornata di oggi in cui si è celebrata la prima Festa dell’Ulivo a Monza, con il contributo dell’associazione Monza per l’Ulivo, dei Democratici di Sinistra e della Margherita. I due ceppi, quello istituzionale o quello selvatico, quello spontaneo e quello organizzato, si sono ritrovati e intrecciati, neanche si fosse trattato di una sponda mediterranea. Invece eravamo nel Parco e anche chi è più abituato alle querce – là numerose – si è ritrovato a confrontarsi con un arbusto in salute, vivo e capace di dare ospitalità e ‘riparo’ a Michele Faglia e alla sua candidatura a Sindaco per il mandato 2007-2012. E la cascina Costa alta, luogo di tante assemblee e di tanti ritiri del centrosinistra, oggi sembrava un po’ una piccola Orvieto. Se l’olivo e l’olivastro, come vuole il testo omerico, si completano e si integrano, sarà più facile tornare a vincere. Come nel 1996. Come nel 2002.

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