Lo facciamo anche in Italia, promesso. Opinione, consensi, comunicazione. La Rete non è solo intrattenimento e servizi, ma un luogo dove la casalinga, il carpentiere e il bambino possono decidere cosa vogliono dai loro governi. Tutti, ovunque.
E che il romanzo (di Ammaniti, Einaudi), si compri. Allora non hai capito. Il tempo delle figure di merda è finito, morto, sepolto. Se n’è andato per sempre con il vecchio millennio. Le figure di merda non esistono più, come le lucciole. Nessuno le fa più, tranne te, nella tua testa. Ma non li vedi a questi? [...] Io mi sono specializzato a Lione con il professor Roland Château-Beaubois, ho la cattedra a Urbino, sono un primario. Guarda come sto ridotto. Secondo i vecchi parametri sarei una figura di merda ambulante, un essere infrequentabile, un cafone impaccato di soldi, un tossico, un personaggio spregevole che si fa ricco sulle debolezze di quattro carampane, eppure non è così. Sono amato e rispettato. Vengo invitato pure alla festa della Repubblica al Quirinale e in ogni cazzo di trasmissione medica.
Sul numero di BestMovie in edicola, un contributo del vostro affezionatissimo, dedicato a Berlino. Le ultime righe del pezzo:
Perché a Berlino non è e non sarà più un anno zero, come in quel film di Rossellini. No, gli anni passati ci sono ancora. Si sentono e si possono vedere, dall’alto del grattacielo di Kollhof o nel drammatico percorso del Museo ebraico di Libeskind, si possono osservare da un caffè a Prenzlauer Berg o passeggiando per Mitte, per dare infine uno sguardo verso Pankow e verso il passato del comunismo e la lunga teoria dei Plattenbau, quei prefabbricati che ora hanno dell’incredibile. Oppure ci si fa un kebab a Kreuzberg, perché Berlino è una metropoli della globalizzazione, dove Obama ha voluto parlare al mondo, nel luglio del 2008, perché il mondo era lì, tra i giovani che lo attendevano alla Siegessäule, la Colonna della Vittoria, mentre un angelo di Wenders osservava dall’alto. Immaginiamo sorridendo e pensando che Obama avrebbe vinto sul serio, parlando di pace e di muri da abbattere, di ponti da gettare, di una storia nuova. Che ricomincia, ripartendo proprio da quella città che qualcuno aveva salutato, dicendosene cittadino. Passato e futuro, Obama e Kennedy, guerra e pace.
Per chi ha vissuto anche solo una piccola porzione di Novecento, Berlino «è per me» come dice la spia alla fine di Le vite degli altri, quando va in libreria a comprare il romanzo che gli ha dedicato l’artista che lui spiava e che aveva salvato dalla polizia politica. Una città della memoria e insieme del futuro. Memoria e futuro: che forse, poi, a guardare bene, da lontano (e però così da vicino), sono la stessa cosa.
L’avevo promesso. Un post dedicato al «senso di Francesco per la sinistra». Lascio a lui la parola (La svolta, Marsilio, p. 23). «La questione è: se lei può fare in modo che le parole significhino le cose più disparate». Così l’Alice di Lewis Carroll. Fuori dal lessico politico-parlamentare, in verità, la parola sinistra non trova declinazioni positive. Se hai un incidente stradale, è un sinistro. Qualcuno non ti piace, perché ha uno sguardo sinistro. Quando le cose buttano male, affiora una luce sinistra. Gauche significa «goffo». Se sei left, sei stato abbandonato. Sono estratti di lessico artigianale scherzosi e sommari. Ma ci vogliono delle cause molto forti per andare contro espressioni e concetti che sono radicati, consciamente e inconsciamente, nel senso e nel linguaggio comune. Queste cause sono esistite fino ad alcuni decenni fa. Oggi non esistono più.
Ora è tutto più chiaro. P.S.: poi il libro contiene anche cose intelligenti, soprattutto sul secondo governo Prodi.
Che Rutelli avesse intenzione di lasciare il Pd. Anzi, lo sapevamo già. Anche dove sarebbe andato a parare (in un’alleanza con il Pd). Wow. P.S. l’intervista di oggi è uguale a quella di un mese fa. Pare chieda anche una mano a Fini, il suo avversario del 1993 (morale: gli anni passano, i protagonisti sono sempre gli stessi, cambiano solo gli schieramenti).
Spazio ombelicale. Aut. Min. rich. Sono mesi che tutte le sere, ad ogni iniziativa, sotto al palco, alla fine del mio intervento, qualcuno si avvicina timidamente, mi prende da parte e mi chiede, con un filo di voce, quasi per non disturbare: «Perché non ti sei candidato tu, alla segreteria nazionale del Pd?». Rispondo con gentilezza e garbo. Da qualche settimana, si parla di elezioni regionali in Lombardia, dove il Pd non ha ancora un proprio candidato (è incredibile, ma è così). I giornali parlano della mia ipotetica candidatura a presidente, la presentano come quella di un outsider, a volte, lo ha scritto Repubblica, come un’idea eretica. Rispondo con gentilezza e garbo. Poi si parla di me come segretario di questa o quella Federazione del Pd, mentre qualcun altro, velenosamente, mi augura una carriera nazionale, così mi posso levare di torno e lasciar libero il posto di consigliere in Regione Lombardia. Rispondo con gentilezza e garbo. So, da tempo, da quando stavo a Barcellona e il partito decise di candidarmi al Consiglio regionale che “più mi si candida, meno mi si candida”. E che ci sono tante cose da fare, nella vita, in politica ma anche no, che non è proprio il caso di sgomitare per i posti. Non l’ho mai fatto e sto bene così. A disposizione dei miei 25 e-lettori. Come sempre. Poi magari qualcuno ti candida come commissario Ue o per un seggio all’Onu. E qualcun altro si accorge che ventimila persone hanno scritto il tuo cognome, sulla scheda, come è accaduto quest’anno, solo che erano i voti di quattro anni prima (non se n’erano accorti, forse). E, anche questa volta, ti tocca rispondere. Con gentilezza e con garbo.
Non avevo ancora fatto questo conto, ma Andrea è sempre molto preciso. E, sulla base dei dati regione per regione, conclude così: Alle primarie invece la Regione dove Marino ottiene più consensi, in numeri assoluti, è la Lombardia, credo per la prima volta nella storia dei congressi del centrosinistra, superando di poche centinaia di voti il Lazio (56.713 a 56.038).