Archivio mensile Archivio: giugno 2009

I sedicenti giovani di Piombino

Gad Lerner dice alcune cose condivisibili (almeno, cose che io condivido). Lasciasse da parte la naturale antipatia, si potrebbe quasi collaborare…

Scatti d’orgoglio…

Carlo ha fatto un po’ di foto, Luca le ha riprese.

Quattro cose

Che pensa Chiamparino e che penso anch’io.

Quand’è che arriverà il nostro momento?

Marco mi prende in giro e mi dedica questa sequenza. La prendo sul serio, però, e so che, da un certo punto di vista, ha ragione.

Il Congresso al tavolo 8

Tramonto. Festa democratica di Vimercate. Tenda del ristorante. Tavolo 8. Delegati: Bonfiglio, Ciccio, Gianluigi, Ludovico, Miriam e il vostro affezionatissimo. Sulla carne alla griglia, i presenti si dichiarano favorevoli all’unanimità. Sulle candidature alla segreteria nazionale, il tavolo si divide perfettamente: due per Franceschini, due per Bersani, due astenuti. C’è chi parla di Franceschini come di quello aperto e “più Pd”, chi di Bersani dice che è più di sinistra ed è stato un bravo ministro. Tutti si chiedono quali siano le loro proposte e si impegnano a informarsi meglio, anche se è facile, quasi immediato il richiamo identitario (pre-politico, si potrebbe dire). Di Chiamparino ci si chiede quale proposta sarebbe, la sua, come terzo ‘incomodo’. Della Serracchiani si dice che avrebbe dovuto candidarsi, magari in un ticket (restaurant?, la battuta viene facile, data l’ambientazione). C’è disordine al tavolo 8, c’è disordine nel Pd. Al bar, mentre in balera ci danno dentro, le cose non cambiano. Un signore ex-Dc indossa un grembiule Pd e si chiede quali siano le differenze tra i due candidati e quali i punti sui quali ci si divide. Silenzio dei presenti. Forse chi diceva che si deve partire dalle idee e non dai cognomi, non aveva tutti i torti. Questa è, in ogni caso, la settimana decisiva. La sessione al tavolo 8 è aggiornata.

A grande richiesta (si fa per dire)

Dopo tredici minuti e rotti… (però guardatelo tutto, mi raccomando, fa bene, a cominciare dall’intervento di Oleg, al venticinquesimo minuto).

Tornando dal Lingotto

Io ne ho viste cose che voi democratici non potreste immaginarvi. Candidature in fiamme al largo dei bastioni di Torino, e ho visto i raggi B (!) balenare nel buio vicino alle porte del Lingotto, e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo e nel Congresso, se qualcuno non vi porrà attenzione. È tempo di morire…? No, non ancora. C’è ancora un popolo che prende l’auto, e il treno, e l’aereo e viaggia attraverso l’Italia per parlare di politica. C’è ancora chi ha in mente di cambiarla, la politica, partendo dagli strumenti più banali (e più necessari) dell’organizzazione del partito (cfr. Oleg Curci e Enzo Frammartino, ma anche Roberto Rampi, che non è riuscito a intervenire) e da uno stile che cerca di essere diverso. Ho visto candidati segretari alzarsi dalla platea, intervenire per pochi minuti, cercare di spiegarsi. Ho visto sindaci e coordinatori di circolo, militanti e elettori semplici (ma articolatissimi, nei loro pensieri, s’intende). Ho visto tanti giovani (quelli «veri» di cui parla Bersani), preoccupati e speranzosi insieme. Ho visto le conclusioni di Ivan Scalfarotto, così precise, così puntuali, le riflessioni sul programma, sul progetto, sulle cose da fare, sulla laicità, sull’ambiente, sull’economia, su quel nesso tra libertà e giustizia sociale da recuperare, come ha detto Sergio Chiamparino. Diritti civili e responsabilità politiche, in un’ottica di ricambio (politico, non generazionale, accidenti!) e di apertura che da tempo non si respirava. Un’esigenza collettiva, un sentimento popolare, legato certamente al momento. Il nostro.

Alla Festa, per parlarne

Questa sera, per parlare anche delle cose che avete trovato negli ultimi post, andrò alla Festa democratica di Vimercate. Chissà che, tra le amate salamelle e i grembiuli degli amici e dei compagni (che l’hanno scorso cercammo di raccontare), non trovi qualche indizio rispetto alla cosa giusta da fare. Chi vuole venire, la proposta politica è in discussione e il fritto misto ottimo.

La soluzione che ancora non c’è (sottolineato ancora)

A proposito del Congresso del Pd, abbiamo detto e ripetuto che intendevamo partire dalle cose e non dalle persone e che vi avremmo aggiornato strada facendo sull’evoluzione delle cose (e, conseguentemente, delle persone). Ora, ieri al Lingotto l’opinione largamente maggioritaria che è emersa è che nessuno dei due candidati in campo sia, di per sé e così come si sono presentati, la soluzione. Quasi tutti quelli che sono intervenuti (più di mille nel corso della giornata da più di cinquanta province) pensano che ci voglia qualcosa di diverso dalla cooptazione, che si debba ripartire dai territori, che si debba evitare di farsi coinvolgere dai cosiddetti apparati (che fa anche un po’ paura, come espressione), e che prima di vedere quelle che Bersani chiama piattaforme (“petrolifere?” potrebbe pensare qualcuno, memore della sua sensibilità ambientale), non si possa decidere nulla o quasi. E che però si debba evitare qualsiasi velleitarismo (anche nella forma aurea del narcisismo, che ha già mietuto parecchie vittime), confrontarsi con la realtà, conservare un po’ di modestia (il contrario della mediatizzazione a cui siamo stati sottoposti tutti, chi più, chi meno) e avanzare una proposta razionale. E, ancora, che si debba allargare lo spettro, sapere che all’interno della galassia del Pd siamo parziali e che non dobbiamo cercare conforto tra di noi, ma da parte dei cittadini italiani. Posso dire che nelle prossime ore cercherò di non derogare a queste indicazioni e a questi principi che sento miei e che voglio condividere con voi. Per ora, posso dirvi che le cose che sono state dette ieri (lo so, sono intervenuti troppi parlamentari, avete ragione e me ne scuso a nome di tutti), sono già diventate patrimonio del Pd o di quella parte del Pd che è curiosa e disponibile a mettersi in gioco. E che il nostro lavoro non si ferma qui, perché a parte la delicatissima questione della candidatura, proseguiremo all’Aquila, sabato 4 luglio, insieme a Michele Fina, che ieri ha aperto la nostra assemblea, e che il sabato successivo (l’11 luglio) chiediamo a tutti di ‘contarsi’: ovvero di prendere la tessera del Pd e di organizzare, nel proprio circolo e nella propria città, un momento di promozione dell’adesione al partito. Passaggio essenziale per estendere la base elettorale del Congresso e per dare il segnale di un partito che vuole investire prima di tutto su se stesso. Non lo ha mai fatto, se ci pensate bene. Ecco, è il momento di fare anche questo.

La cosa giusta

Mentre tornano i sondaggi online, da cui tutta questa storia è partita, stiamo valutando che cosa sia meglio fare. Appena trovo la “cosa giusta”, lo comunicherò a tutti. Promesso. Nel frattempo, trovate tanti commenti sulla rete, come quello di Chiagia. Leggeteli, ne vale la pena. E, nel dubbio, iscrivetevi al Pd. Può essere decisivo.