Horror vacui?

De Mauro ci informa che l’horror vacui può essere così definito: «con riferimento alla fisica aristotelica e leibniziana, concetto secondo cui in natura non esistono spazi vuoti». Da sempre, sono aristotelico e leibniziano, almeno per quanto riguarda la concezione del vuoto da un punto di vista esistenziale. Però ho imparato, con l’età e con la cosiddetta esperienza, che il vuoto è necessario. Che è importante la presa di distanza, la capacità di estraniarsi per un attimo dal flusso delle cose e della coscienza. Forse è per questo – sempre per la serie «Aprile, il più crudele dei mesi» – che ho molto apprezzato l’ultimo Battiato-Sgalambro. L’album s’intitola Il vuoto. Da non perdere il significativo Niente è come sembra (che nel messaggio ricorda il Nothing is real dei Beatles) e il Tiepido aprile che fa pensare ad una primavera dolorosamente autunnale. I giorni della monotonia, poi, sono fin troppo personali per essere anche ‘raccontabili': mi basti dire che rappresentano con puntualità quello che mi è toccato vivere negli ultimi tempi. Era l’inizio della primavera, del resto, con quell’imperfetto che allontana irreversibilmente quell’inizio. Aspettando l’estate, è il caso di non pensarci più di tanto. Nel frattempo, il tempo passa. Con Battiato e Sgalambro. E un po’ di Tchaikovsky e di Tolstoi. Perché ne Il vuoto, si trovano anche loro.

Il venditore e il compratore

Ad aprile (il più crudele dei mesi) capita anche di ricevere una segnalazione come questa. Credo che non sia necessario alcun commento…
«Ma più corretto è un venditore, più il compratore è perverso. I venditori cercano di esaudire un desiderio che non conoscono ancora, il compratore invece pospone sempre il suo desiderio alla soddisfazione primaria di poter rifiutare quello che gli viene proposto; così il suo desiderio inconfessato è esaltato dal rifiuto e egli dimentica il suo desiderio nel piacere di umiliare il venditore. Ma io non appartengo a quel tipo di commercianti che mettono sottosopra tutto il negozio per soddisfare il gusto del cliente per la provocazione. Non sono qui per dar piacere io, ma per riempire l’abisso del desiderio, per promuovere il desiderio, per costringere il desiderio ad avere un nome, per trascinarlo fino a terra, dargli forma e peso, con l’inevitabile brutalità che c’è nel dare forma al desiderio. E siccome il suo lo vedo apparire agli angoli della bocca, come saliva che le labbra ringhiottono, aspetterò che le coli lungo il mento e che lei lo sputi prima di tenderle il fazzoletto, perché so già che, se glielo offrissi troppo presto, lei lo rifiuterebbe e questo è un dolore che non ho intenzione di sopportare». Bernard-Marie Koltès, Nella solitudine dei campi di cotone, Ubulibri.

4 Karina

Che ne pensi di un romantico a Milano? cantano i Baustelle. E, in effetti, si temeva non ne esistessero più. Invece, intorno al Pirellone, negli ultimi giorni, sono comparsi dei cartelli dedicati a una tal Karina da parte di un certo Luigi che si appella alla popolazione nel disperato tentativo di rivederla, questa Karina (evidentemente anche carina), ventunenne studentessa, conosciuta una sera e sparita per sempre (ma Luigi si augura di no). I cartelli sono tanti, ma forse Luigi non ce la farà. Nel dubbio condanniamo il gesto di un cinico – a Milano categoria ben rappresentata – che ha voluto apporre una scritta impietosa all’indirizzo del romantico Luigi: "piantala pirla". Sono cose che non si fanno.

Il campo

Ad un primo sguardo non ci volevo credere. Invece l’hanno fatto. Anche per le Comunali. Foto di Mariani, candidato sindaco leghista scelto da Forza Italia. Slogan: «una scelta di campo». Un classico del berlusconismo, direte voi. Invece, a Monza, sappiamo cosa si intende quando si parla di ‘campo’. E’ il campo più bello e più grande. Ed è un altro classico del berlusconismo. E’ la Cascinazza, l’area più famosa della Lombardia. Eccola, la scelta di campo. Di Berlusconi. E di Mariani.

La passione di Livia

Grande serata al Binario 7 con il ministro Turco. Sala piena e ‘calda’, interventi precisi e puntuali degli operatori intervenuti, un Faglia al solito brillante e Livia, appassionata e coraggiosa come sempre. Per difendere un diritto alla salute inteso in senso pieno, quale vero e proprio diritto di cittadinanza universale “non negoziabile”. Come sempre, quando si tratta di campagne elettorali monzesi, è stata soprattutto l’atmosfera, positiva e di speranza, a descrivere al meglio l’iniziativa di questa sera. Con un piccolo lapsus sul nome del sindaco che ricordava quello ormai famoso di Fassino. Era il 5 maggio del 2002. E Faglia divenne, per una mattina, Foglia. Portò bene. Allora, come oggi.

Ulivò?

La France présidente (uno degli slogan più belli di sempre) arriva seconda, dopo una campagna elettorale di molto pasticciata e a tratti proprio confusa, dietro l’orrido Sarkozy, il politico più antipatico del mondo. Royal ora potrebbe anche vincere: Sarkozy ha già fatto il pieno a destra, “democratizzando” (qualcosa di simile al nostro ‘sdoganare’) i voti di Le Pen, che esce parecchio ridimensionato rispetto all’ultima tornata; Bayrou, il candidato centrista, dice di non voler sostenere Sarkozy e sarà interessante capire se si riuscirà a imporre, anche sulla scena francese, uno schema ulivista, con i voti di Bayrou attratti dalla candidata socialista che da tempo si rivolge all’elettorato moderato con toni suadenti. Chissà che non ci sia un Ulivo anche al di là delle Alpi. Ulivò, per vincere. Proprio come chez nous.

Se 8500 vi sembran poche

Sono 8500 le biciclette censite da Monzainbici in occasione del IV censimento promosso in collaborazione con l’Istituto Mapelli e Legambiente, con il patrocinio dell’assessorato alla Mobilità del Comune di Monza. L’incremento rispetto al 2006 è del 31%: un dato straordinario che conferma la bontà delle politiche per la promozione della bicicletta e della mobilità ‘dolce’ nella nostra città. Mentre Mariani promette che abolirà piste e dossi per moderare il traffico, si è affermata con Faglia una consapevolezza sconosciuta finora alla nostra città: la bicicletta è un’alternativa. E lo è, già, per 8500 monzesi.

ll mare aperto di Barack Obama

Scrive Veltroni nell’introduzione a Barack Obama, L’audacia della speranza, Rizzoli, nella prima introduzione che è anche un’autobiografia (Veltroni, insomma, parla di Obama, ma pensa a se stesso): «è in questo lungo e profondo solco che si muove Barack Obama, che non perde nulla della storia alla quale appartiene e al tempo stesso ha la particolare capacità di non restare fermo agli schemi classici, di portare il suo sguardo anche a chi pensa diversamente da lui, a chi viene da un’altra cultura e ha posizioni differenti dalle sue. [...] Sono convinto che soprattutto oggi la politica debba essere veloce e aperta com’è la società, e debba coltivare l’ambizione di conquistare non le “casematte” degli interessi particolari [...], ma il “mare aperto” di un’opinione pubblica nella quale convivono condizioni sociali diverse nel corso di una stessa vita, nella quale abitano più dubbi che certezze, più disponibilità che identità blindate». L’audacia della speranza di Obama, allora, fa segno a quel riformismo che è anche radicalità (e però «realismo delle soluzioni») che Veltroni ha illustrato a Firenze. Della biografia politica (di Obama, non di Veltroni) colpisce la schiettezza nel descrivere il proprio percorso, nell’affrontare le difficoltà e le sfide della politica, in un racconto che pare sincero e nobile mentre descrive l’esperienza di un politico che ambisce a diventare presidente degli Stati Uniti. Il «prezzo da pagare» di «una cronica irrequietezza», l’incapacità di apprezzare fortune e successi, la sorpresa per le sconfitte: chi li ha provati, si ritroverà nel libro di Obama. E ne apprezzerà la forza delle argomentazioni e la misura nel presentare se stessi e il proprio progetto di cambiamento. Di un sogno, quello americano, che deve essere nuovamente interpretato per essere fecondo per il mondo in cui viviamo.

Cacciaguida e il Partito democratico

«Fiorenza dentro dalla cerchia antica, ond’ella toglie ancora e terza e nona, si stava in pace, sobria e pudica». Cacciaguida descrive a Dante la città dei tempi che furono, la Firenze felice e la sua moralità. E la nostalgia per qualcosa che non c’è più. Erano questi i versi che riecheggiavano al PalaMandela all’inizio del Congresso di Firenze. Come se qualcosa si fosse rotto e perso per sempre. Ma poi è arrivato Veltroni (e con lui il dantesco: «infin che’l Veltro verrà») con il miglior intervento che abbia mai fatto, a spiegare il tema fondamentale, ovvero “che cos’è la Sinistra” e a quali valori e riferimenti si deve appellare. Un discorso alto e però anche approfondito, nel valutare le questioni della collocazione internazionale del Pd, il tema della laicità e la sfida del futuro. Riformismo e radicalità, passione per il cambiamento, capacità di aprirsi e di includere nel progetto politico altre scuole, altre tradizioni. E un D’Alema preciso e puntuale come sempre (e più del solito caldo e appassionato) ha richiamato Mussi ad un episodio della loro giovinezza e allontanato le preoccupazioni di Angius (anche perché «né pentere e volere insieme puossi, per la contradizion che nol consente»), per aprire un crescendo che è stato celebrato da Anna Finocchiaro, con un intervento bello e dolce e intelligente. Come lei. Che ha voluto incentrare il suo discorso sulla vita democratica del futuro partito, sulla trasparenza della nuova legge elettorale, sulla questione, insomma, della democrazia. Un tema che anch’io credo essere decisivo, esattamente come il momento storico che è stato celebrato a Firenze. La consapevolezza, anche guardando al parallelo romano della Margherita, è che il percorso inizia ora. E le intelligenze e gli entusiasmi dovranno misurarsi con una sfida difficile e grande, che possa cambiare la politica italiana. E a tornar «a riveder le stelle».

Nel mondo grande e terribile: Gramsci 2007

Marta Galli e Roberto Rampi (ormai trasformatosi in Grampsci) presentano il progetto Gramsci 2007, un’occasione importante per celebrare il settantesimo anniversario della morte del padre della Sinistra italiana. Nel frattempo, Einaudi pubblica un’antologia curata da Giuseppe Vacca e preziosa per ricostruire il percorso politico e intellettuale di Gramsci, dal 1914 al 1935 (Nel mondo grande e terribile). Cliccate e leggete con me.